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Addio, Italia! – Lettera dall’Irlanda

Non ha bisogno di lunghe introduzioni questa lettera-racconto di Paolo, che ci scrive dall’Irlanda. La sua storia si commenta benissimo da sola. Lo dico e lo ripeto: è allarme rosso, per un Paese che rischia l’autodistruzione, se continuerà a frustrare così i suoi giovani. Perché appena varcano le frontiere trovano quanto cercavano qui? Perché?

“Mi chiamo Paolo, ho 41 anni… ma forse mi salva una certa mentalità giovane, che mi fa sentire ancora un trentenne allo sbaraglio. Sono emigrato a 34 anni. Scelta che si è rivelata giusta, almeno fino ad ora.

Un’età che comunque reputo troppo avanzata per levare le ancore… ma meglio tardi che mai, secondo il mio modesto parere.

Meglio tardi che mai, perché ritengo che lasciare l’Italia, per chi ha buon senso e poche opportunità di riuscire nel mondo del lavoro -ma non solo- è quasi un obbligo, se non si vuole rimanere frustrati e infelici.

Io mi rivolgo ai ragazzi più giovani o anche chi, alla mia età, si trova davanti a un bivio.

Racconto brevemente la mia storia

Dopo cinque anni di studio con passione, mi laureo in Scienze Politiche presso l’Università di Milano con tesi in Storia del diritto Italiano. La tesi dura un anno e produce un lavoro di 440 pagine spulciando negli archivi parlamentari del Regno d’Italia di 150 anni fa.

I primi “istanti”nel mondo del lavoro italico sono stati traumatici: tutte le speranze colte durante gli studi, le ambizioni e la voglia di fare (ne ho sempre avuta parecchia), vengono disilluse durante i primi passi. Contratti precari, poche garanzie: infine, nel 2001 la società che mi aveva assunto nel settore editoriale on-line, parte di un grande gruppo, mi lascia a “piedi”. Niente rinnovo del contratto a me e ad altri giovani del mio reparto (taglio di costi, il motivo): iniziano anni di sofferenze dove ho provato di tutto, mobbing, stipendi da fame (settore archivistico bibliotecario), contratti “co.co.co.” (peraltro senza avere avuto quel minimo di contributi pagati), comportamenti vessatori e maltrattamenti vari. 

Nel 2004 mi arriva da Dublino l’offerta dalla Hertz, multinazionale americana che noleggia automobili per lavorare nel settore vendite.

Parto e ottengo un lavoro fisso: il primo, e contratto serio. Non ci penso due volte

Purtroppo nel 2006 per motivi personali (forse anche dettati da scelte sbagliate) rientrai, e iniziò il calvario. In Italia, anche peggio degli anni precedenti, riesco a ottenere contratti lunghi massimo 3 mesi, stipendi inadeguati: torno a casa a vivere con la mia famiglia (mia madre vedova) a quasi 40 anni. Un disastro. Ripiombo nell’anonimato e nella depressione. Ottengo di buono solo il fatto di stare vicino ai miei cari, pur sapendo che non sarebbe bastato.

Addirittura mi capita di lavorare , nell’arco di 3 anni e mezzo, per un paio di aziende che non mi pagavano regolarmente lo stipendio

L’ultima, un’azienda del settore media televisivo, che praticamente stava andando sull’ orlo del fallimento.

Ero webmaster a contratto. Premetto che nel frattempo avevo spostato l’ago della bilancia, per quanto riguarda le mie scelte professionali, sul settore internet, web e informatico.

Tutto sommato, una scelta giusta, visto che nell’Information technology qualcosa di buono si riesce ancora a trovare, se hai le competenze giuste.

Ma per ottenere contratti seri, ho dovuto pensare seriamente, in questi 3 anni e mezzo a Milano (2006-2010), di ripartire, di lasciare ancora il “Bel Paese”. Era una scelta personale direi… ma quasi d’obbligo vista la mia situazione di 40 enne disoccupato (ovviamente dopo avermi pagato lo stipendio senza regolarità per un solo contratto di tre mesi, e sottopagato, a marzo 2010 non mi è stato rinnovato, e sono rimasto senza lavoro).

Nel giugno 2010 sono ripartito destinazione ancora Irlanda (sono molti i “comebackers”, qua) con l’obiettivo di ricercare un’occupazione: ho iniziato iscrivendomi a Dublino a un corso di fotoreportage, dato che la fotografia è sempre stata la mia passione. Ho svolto qualche lavoro nel settore, ma poi per vivere (la fotografia almeno inizialmente non mi garantiva una possibilità di entrata fissa) ho utilizzato l’arma che avevo nel cassetto: le conoscenze informatiche.

Ora lavoro per una multinazionale USA. L’Irlanda mi ha dato l’opportunità di tornare lavoratore permanente un’altra volta, dopo che nel 2006 avevo lasciato l’isoletta nel Nord. Ora ho un lavoro fisso e posso pagare un affitto: in Italia potrei pensare di farlo solo nei sogni.

Continuo a coltivare la mia passione della fotografia, guardo dritto e vivo.

Si, perché l’importante è vivere. Ovunque tu sia. Il luogo – secondo il mio modesto parere di 41 enne – non conta.

Se non per la scelta seguente “Dove vado in vacanza”?: io dico spesso “In Italia, perché no?”.;)

Ho voglia di esplorare il mondo, di viaggiare e forse anche di pensare a guardarmi altrove. L’Irlanda per me è un bel trampolino di lancio. Non se cosa farò in futuro, ma posso solo ringraziare questo posto che mi ha dato per due volte l’opportunità di vivere.

Continuo per questa strada con la consapevolezza di avere ormai detto addio – vista la situazione personale – al mio Paese”.

PAOLO

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