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IL MINISTRO PROFUMO A ‘GIOVANI TALENTI’: “PROBLEMA NON E’ FUGA CERVELLI, MA DIFFICOLTA’ DI RIENTRO O ATTRAZIONE”

“Non sono così affezionato al termine “brain drain”, sono più preoccupato dallo squilibrio tra le persone che lasciano il Paese e le persone che rientrano. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo interviene così alla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24, la prima interamente dedicata alla nuova emigrazione professionale degli under 40 italiani.

Al microfono del conduttore Sergio Nava, il Ministro Profumo aggiunge a Radio 24: “Sono molto favorevole alla mobilità dei ricercatori. La mia esperienza personale va in quella direzione. E ne sono stato arricchito. Il fatto che i nostri migliori ricercatori facciano un’esperienza all’estero rappresenta un segnale estremamente positivo per la qualità della formazione nel nostro Paese e per la ricerca”. Poi il Ministro riconosce che il problema riguarda il rientro in Italia: “difficile per tre elementi. I salari inferiori, un eccesso di parcellizzazione dei nostri laboratori di ricerca, infine le nostre comunità scientifiche, di buona od ottima qualità, ma senza una sufficiente rete di lavoro con le comunità di altri Paesi“. Per questo “dobbiamo creare le condizioni perché i nostri ricercatori o altri possano venire in Italia: questo mix di sangue crea le condizioni migliori per la crescita del Paese”. Di qui la ricetta del Ministro che detta a Radio 24: “un ruolo più attivo nella ricerca europea, in termini di partecipazione, acquisizione di risorse, e di collaborazione con gli altri Paesi”. Nell’intervista con il conduttore sergio Nava, il Ministro Profumo tocca anche il problema del basso tasso di occupazione dei laureati italiani, in rapporto alle altre grandi economie europee: “il nostro è un Paese fondamentalmente conservatore – continua a Giovani talenti su Radio 24 – la struttura del sistema socio-economico, con circa il 90% di Pmi, crea una situazione di protezione del ‘piccolo’ rispetto all’inserimento di professionalità elevate. Questa è una limitazione. Una policy più attenta di distribuzione tra formazione di tipo liceale o tecnica può essere una carta da giocare”. Infine un accenno alle pratiche nepotistiche che ancora sopravvivono negli atenei italiani, spingendo numerosi giovani ricercatori alla fuga: “io credo che se diventeremo un Paese più europeo, più capace di confrontarsi nella quotidianità con gli altri, anche queste situazioni di malfunzionamento, probabilmente, diminuiranno o si azzereranno. Il Paese deve aprirsi, confrontarsi con gli altri, accettare le regole degli altri. E’ questa la strada da seguire”, ha concluso Profumo, che auspica un Paese “normale e moderno“.

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