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Anche i giovani calciatori fuggono all’estero…

Che dire?… Se cominciamo a sprecare giovani talenti anche nel calcio, finora l’ultimo baluardo rimasto della meritocrazia italiana, beh, vuol dire che siamo proprio alla frutta.

Il buon Fabrizio Capobianco, uno dei migliori guru italiani in Silicon Valley (tra l’altro ospite qualche anno fa a “Giovani Talenti”), mi fa sempre l’esempio del calcio, come modello di meritocrazia in Italia. Dice: “se solo l’Italia applicasse in politica, nelle imprese, all’università la meritocrazia che applica nel calcio… sarebbe un Paese completamente diverso. In campo mica mandi il figlio del presidente… o il nipote dell’allenatore. Se sono delle capre, stanno in panca! L’Italia un modello di meritocrazia ce l’ha!

Caro Fabrizio, leggendo la lettera del nostro ascoltatore Federico, giovane promessa del football inglese, ho scoperto che è caduto pure l’ultimo baluardo… Non ci crederai, ma è proprio così:

“Mi chiamo Federico, sono nato nel 1997 e abito a Varese.

Sono un calciatore… cioè , vorrei diventare un calciatore. In realtà sono da tre anni un giocatore professionista, nel senso che se sei un po’ bravino in Italia, e le squadre di serie A-B e Lega Pro ti tesserano, facendoti diventare un professionista.

E così e’ stato per me: la mia società, militante in Seconda Divisione, mi ha cercato e tesserato nel 2010. La prima stagione ho giocato 18 partite segnando 13 gol, la seconda (2011/2012) ho trovato un mister che non mi dava spazio perché mi riteneva piccolo, e mi mandava tutte le domeniche in tribuna.

Io sapevo che non poteva essere così: ho chiesto di passare la seconda parte di stagione a Trezzo d’Adda. Qui ho giocato tutte le partite del girone di ritorno, segnando 15 gol. Il mio vecchio Mister mi venne a cercare nello spogliatoio, e mi disse che mi aspettava al ritiro di agosto perché aveva sbagliato con me.

E così fu. Ma le cose non cambiarono, dopo cinque gol nelle prime tre amichevoli, venni relegato alla tribuna nelle prime otto giornate di campionato (tre mesi), ma soprattutto -quando chiedevo al mister la motivazione- mi rispondeva sistematicamente che doveva far giocare altri.

L’idea di smettere con lo sport e con il calcio non dovrebbe mai sfiorare un ragazzo di 14 anni, ma sinceramente devo dire che quel sistema strano (ramificato in Italia oltre ogni limite) a me quella idea me la fece venire.

E qui entra in gioco Fabio , il mio procuratore , che mi propose un trial in Inghilterra: una specie di provino, che le squadre d’Oltremanica fanno più volte all’anno per cercare talenti su cui puntare.

Mi parla dell’Everton e del Wigan, squadre di Premier League. Ora io mi dicevo: ma se vai in tribuna in una squadra di quarta divisione in Italia… come può essere possibile che qualcuno nel tempio del calcio ti apprezzi? Ci andai lo stesso, quasi trascinato da Fabio e dai miei. Era l’inverno 2012.

Faceva freddo, pioveva a dirotto: misi in valigia nemmeno tutto, dimenticai i parastinchi e una borsa per portare al campo le cose. Pazzesco! Ma fu un attimo: il lunedì mattina alla Wigan Academy, un pallone, il campo sintetico e ritrovai gli stimoli perduti. La sera stessa ricevetti un invito all’Everton a Liverpool (se lo racconto adesso ancora non ci credo), e il martedì mi presentai all’ingresso del centro sportivo, dove uomini in divisa ti aprono le porte.

“A noi vai bene”, dissero a Fabio – “come… vado bene? Siete sicuri?” In 48 ore tutto era cambiato, qualcuno ri-credeva in me, o forse qualcuno poco furbo era rimasto in Italia, dove giocano figli illustri e figli di sponsor e dove i dirigenti si scannano per 2000€ di controvalore totale per un 14enne…

A marzo sono tornato in Inghilterra: oggi ti scrivo da Stoke on Trent, dove mi alleno con la squadra U17 dello Stoke City, e posso raccontare che tutte le volte che ho pianto la domenica quando restavo in tribuna o mi dicevano che dovevano giocare altri, o quando buttavo la borsa con rabbia nel bagagliaio dell’auto dei miei in un fine partita dove mi avevano fatto scaldare per 40 minuti senza farmi entrare… ecco, tutte quelle volte ho resistito per la passione, e vorrei che anche tutti i troppi ragazzi che oggi stanno passando le mie stesse disavventure NON mollino mai, mai!”

FEDERICO

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Ultimi commenti

  • Sergio 7 settembre 2016 / ore 21:59

    Buonasera vorrei sapere come si fa per fare un provino per un ragazzo del 2000 che purtroppo in Italia non riesce andare avanti perché non a conoscenze

  • Vincenzo 23 ottobre 2015 / ore 12:54

    Ciao!
    Come bisogna fare per poter accede accede a questi provini all’estero?

  • Nico 8 giugno 2015 / ore 20:09

    Salve mi chiamo Nico ed ho 24 anni e faccio il portiere. Ho giocato per 6 anni nelle giovanili del Napoli insieme a ragazzi come Sepe e Insigne che oggi giocano in serie A. Ho giocato poi per alcuni anni tra serie D eccellenza e seconda divisione ma nel 2012 ho lasciato per varie motivazioni, una delle quali mi ha lasciato dell’amaro in bocca…costretto alla panchina perché la squadra che possedeva il cartellino del portiere “titolare” aveva finanziato la squadra dove giocavamo. Io cercai a più riprese di avere un appoggio almeno morale, ma niente…alla fine decisi di lasciare! Mi sono allenato sempre costantemente in questi anni dopo il lavoro e poco tempo fa ho deciso di trasferirmi in Olanda. Vorrei sapere se qui ci sono possibilità e/o se almeno potete aiutarmi a trovare una giusta strada! Grazie in anticipo

  • francesco stellato 26 aprile 2015 / ore 18:11

    condivido pienamente poichè anche mio figlio è stato ed è tutt’ora trattato allo stesso modo di federico in settori giovanili di squadre professinistiche dove ha militato(manca il gancio!!!!).