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Il giornalista? Più facile farlo in Francia…

Sognate di fare il giornalista? Guardate all’estero, allora. Scoprirete come, con una buona padronanza della lingua locale, esistano -paradossalmente- maggiori opportunità di impiego oltreconfine, che non nella stagnante Penisola.

Non ci credete? Allora leggete con attenzione l’autopresentazione di Andrea Paracchini, 32enne reporter, protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”:

“Ma cosa torni a fare? Stattene in Francia! Parigi è una città cosi’ bella, ci potessi vivere io!”. Mi chiamo Andrea Paracchini, ho 32 anni e da sette vivo a Parigi. Faccio il giornalista, e le frasi che ho citato sono quelle che mi sento ripetere da anni, ogni volta che -in Italia- faccio sapere a direttori, redattori capo e colleghi la mia volontà di tornare in patria… un giorno.

Sono arrivato a Parigi con una borsa Leonardo dopo la laurea specialistica. Nel 2008 ho rinunciato a un posto alla scuola di giornalismo di Milano, per accettare il mio primo contratto in una redazione di un’agenzia francese: da allora non ho più smesso di lavorare per media francesi, in francese.

Un’agenzia, poi un magazine e un paio d’anni difficili da freelance. I miei articoli su sviluppo sostenibile ed economia sociale sono apparsi su testate scritte e online note anche in Italia, come Libération e Rue89. A inizio 2014 ho passato una selezione per entrare alla redazione del trimestrale Altermondes con contratto a tempo indeterminato (il terzo che firmo in Francia).

Qui mi è stata affidata la concezione del nuovo sito web, online da settembre, e la sua alimentazione con contenuti multimediali. Una grossa responsabilità, ma anche un’ottima opportunità, l’ennesima che mi viene offerta in Francia.

In Italia invece nulla, nonostante nel 2013 abbia passato “giù” oltre sei mesi, facendo di tutto per guadagnare visibilità e occasioni : dai Festival di Giornalismo, alle presentazioni di un ebook che ho scritto in italiano, passando per la partecipazione al numero zero di un magazine digitale che non ha mai visto la luce.

E poi i tesserini da professionista : ne ho più che tessere del supermercato. Capiamoci: la Francia non è il paese del Bengodi, tanto meno per i giornalisti. Eppure, verrebbe da credere: gli editori francesi sono tutti filantropi, per assumere un italiano, quando hanno a disposizione centinaia di aspiranti giornalisti made in France? O forse gli standard di qualità del giornalismo d’Oltralpe sono più bassi di quelli nostrani? Personalmente, continuo a sperare di poter un giorno esercitare il mestiere che amo – nella mia lingua”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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