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La “fuga delle braccia”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del nostro ascoltatore Mario, che apre un fronte di discussione interessante: quello di chi -giovane- emigra per lavoro, anche senza titoli altisonanti in tasca. Concordo assolutamente sul fatto che non sia un fronte da trascurare… tutt’altro. Faremo il possibile per esaudire in futuro la richiesta di Mario, le cui riflessioni nella seconda parte della lettera sono amare.

***AVVISO IMPORTANTE AGLI ASCOLTATORI: sabato 24 giugno e sabato 1° luglio riproporremo alcune delle migliori puntate di “Giovani Talenti” andate in onda nel corso dell’ultima stagione, mentre a luglio ed agosto saremo in vacanza. Ci risentiamo sabato 9 settembre, BUONE VACANZE!!!***

La lettera di Mario:

“Buongiorno,

mi chiamo Mario, ho 32 anni e sono un cittadino italiano residente in Francia ormai da 10 anni. 

Da due anni ascolto tramite la rete la vostra trasmissione, e mi è venuta voglia di portare alla luce un fenomeno, storicamente ben noto, ed oggi sempre più crescente – quello sì della fuga di cittadini italiani all’estero, ma di cittadini che semplicemente offrono le loro braccia ed il loro “sudore” per avere diritto ad una vita più dignitosa, dignità che spesso non si riesce a trovare in un mercato del lavoro italiano che ormai stagna da troppo tempo. 

So che la vostra trasmissione è incentrata sui giovani “cervelloni” laureati e molto preparati, ma vorrei che dedicaste una puntata alla “semplice fuga delle braccia”, a tutta quella classe operaia, nella quale ho ritrovato il piacere di trovarmi, che molla l’Italia per andare “semplicemente”in fabbriche o in cantieri europei, come hanno fatto i nostri nonni e parenti emigrati in Belgio, Francia, Germania, Svizzera … ed hanno partecipato alla creazione di ricchezza e benessere in questi Paesi che gli hanno accolti. 

Io porto la mia esperienza perché credo che molti giovani siano sempre più invogliati ad emigrare, perché qui non riescono letteralmente a guadagnarsi il pane, ma spesso esitano a farlo per mancanza di fiducia o perché non conoscono l’Europa. 

Parlo per la Francia, nella quale mi trovo benissimo da due lustri, uno passato come militare nella legione Straniera, e l’altro tra una fabbrica e l’altra, e mi sento di dire che -con un minimo di comprensione della lingua- un qualsiasi giovane di buona volontà, con un semplice diploma in tasca può trovare il suo posto in una società aperta, accogliente ed un mercato del lavoro flessibile, con retribuzioni di tutto rispetto, dignitose, un’assistenza buona e umana, cose che l’Italia non vuole dare ai suoi giovani.

Vi ringrazio molto per l’attenzione e colgo l’occasione per inviare cordiali saluti a tutta la vostra redazione”,

MARIO

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