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I pasticci sui Controesodati…

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che ci ha inviato prima dell’estate Francesco Rossi, coordinatore del gruppo Controesodo: un atto d’accusa nei confronti delle misure sovrapposte e spesso pasticciate nella loro sovrapposizione, per riattrarre i talenti in Italia.

Buoni insomma i propositi e le intenzioni iniziali… dispersivi e a volte confusionari i risultati.

La lettera di Francesco:

“Ciao Sergio,

come sai bene, avendo dato voce e raccontato in Radio e sul blog molte di queste storie, esiste un gruppo di lavoratori altamente qualificati di circa diecimila persone che, nel corso degli ultimi anni, sono rientrati in Italia dall’estero e che si definiscono “impatriati”. Molti di questi lavoratori sono rientrati anche grazie all’incentivo fiscale previsto dalla Legge 238/2010, un dispositivo innovativo per l’Italia che consisteva in una diminuzione del reddito imponibile ai fine IRPEF pari al 70% per gli uomini e 80% per le donne, a condizione che i lavoratori mantenessero la residenza in Italia per cinque anni. Una legge preziosa, pensata per contrastare il fenomeno della perdita di capitale umano che continua a pesare sul Paese, e che negli anni recenti, secondo i dati Istat[1], è andato aumentando in modo preoccupante.

Insieme ad altri volontari, coordiniamo da circa due anni questo gruppo di lavoratori rientrati, che si è dato il nome di Gruppo Controesodo, con l’obiettivo di fare sentire la nostra voce nei confronti delle istituzioni[2]: perché, come spesso accade nel Paese, a dispetto di una volontà di fondo positiva e di una sensibilità di una parte del mondo politico sul nostro tema, all’atto pratico una serie di “pasticci” legislativi hanno seriamente minato l’efficacia delle misure per attrarre e mantenere i nostri talenti, e senza la nostra azione di forte protesta molte di queste persone, che hanno fatto un atto di fiducia profonda verso il paese trasferendo lavoro, affetti o intere famiglie, sarebbero state ripetutamente penalizzate.

Allo stato attuale delle cose, la situazione è questa. I tanti controesodati che hanno fatto una scelta di profonda fiducia verso il Paese, impegnandosi a rimanere per altri anni in Italia, sono fortemente penalizzati; stanno in questi giorni pagando un oneroso conguaglio fiscale pari anche a 4 mesi di stipendio. Questo dopo la beffa evitata nel 2015 (abrogazione incentivi a ciel sereno), la seconda beffa del 2016 (cambio delle aliquote subito dopo la scelta), e tanti mesi di incertezza che continua a perdurare.
Ci chiediamo, che senso ha maltrattare questi talenti, che si dovrebbe invece incentivare a rimanere?

Come siamo arrivati a questa situazione? Provo a riassumere tutte le vicende, anche perchè Controesodo è un gruppo vivo, e quotidianamente funziona come contenitore di richieste, chiarimenti sia da parte delle persone già in Italia, sia per chi sta valutando di rientrare e vuole orientarsi in una normativa che ha assunto ormai una complessità notevole.

Si parte da un fulmine a ciel sereno, l’abrogazione della legge 238/10: questa legge (cd. “Controesodo”) viene improvvisamente abrogata a Settembre 2015, pochi mesi dopo essere stata estesa di due anni, con l’intento di “sostituirla” con un’altra, il decreto legislativo n 147/2015, senza avere valutato l’assurdità di abrogare una legge appena prorogata, su cui molte persone avevano pianificato il rientro in Italia o fatto valutazioni di vita e lavoro importanti.

Come ricorderai, grazie agli sforzi del nostro gruppo, a cui hai dato sul sito e in radio visibilità, si riuscì a trovare una soluzione che evitava una tale beffa e ingiustizia: nella legge di stabilità 2016 fu data ai controesodati la possibilità di scegliere se rimanere nel regime agevolato ex legge 238 – che però non è più accessibile da fine 2015 e si esaurisce nel 2017 – o di optare per il nuovo regime. La legge 238 andava quindi a morire, sostituita da un nuovo regime che sembrava poco incisivo e che mancava di molti chiarimenti e dettagli applicativi, che sono peraltro mancati fino ad un recente (Maggio 2017) provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Quasi nessuno dei giovani rientrati (noi abbiamo scovato in tutta la nostra community 2 soli casi) scelse di passare al nuovo regime. Non è difficile capire il perché: il nuovo regime aveva incentivi quasi tre volte inferiori, specie per le donne (30% vs 80%), i tempi per effettuare una scelta furono di soli 30 giorni, anche a causa di un regolamento ministeriale arrivato in ritardo, e dopo la vicenda appena trascorsa, la fiducia in un quadro normativo stabile era ai minimi, regnava la prudenza.

Passano pochi mesi, ed ecco una seconda “beffa”. Appena chiusa la breve finestra di opzione, gli incentivi previsti per il nuovo regime vengono notevolmente potenziati nella legge di stabilità 2017, rendendo il nuovo regime potenzialmente più conveniente per molti lavoratori. Di nuovo una beffa amara e incomprensibile, perché il disegno di legge che potenzia gli incentivi, poi approvato in seno alla legge di stabilità, è stato scritto proprio nell’estate 2016, appena chiusa la finestra di opzione (31.06.16), quasi a volersi assicurare che i beneficiari della l.238 non potessero accedervi. Fra l’altro, con una svista difficile da capire, la situazione che si viene a creare è paradossale: mentre i lavoratori dipendenti non possono più rivedere la loro scelta, i lavoratori autonomi, che la devono esercitare in dichiarazione dei redditi, possono ancora farlo, creando una disparità di trattamento evidente e ingiustificabile.

Il nostro gruppo si attiva nuovamente nell’autunno del 2016, ma nonostante molti sforzi non troviamo terreno per farci ascoltare in tempo per l’approvazione della legge di stabilità 2017, che recepisce queste novità. Sono state settimane difficili, dominate come si ricorderà dalla polemica su alcune dichiarazioni governative poco eleganti sui giovani emigrati che sarebbe preferibile “non avere tra i piedi”; il nostro gruppo evita ogni polemica e anzi porta avanti l’istanza opposta, che non solo è doveroso estendere a tutti i controesodati la possibilità di usufruire del regime fiscale più vantaggioso, ma che è una buona idea per il paese perché così facendo si trattengono in Italia più a lungo professionalità e talenti.
Non ci diamo per vinti, su quella che secondo noi è una mancanza di considerazione nei confronti dei lavoratori rientrati, e faticosamente, vincendo molte resistenze, riusciamo ad ottenere che la finestra di opzione sia riaperta, con un provvedimento inserito all’interno del decreto milleproroghe, convertito in legge a febbraio 2017.

Quest’ultimo è stato però per noi un successo solo a metà, in quanto nelle modifiche al testo del decreto che si succedono nelle ultime ore, si commette l’ennesima ingiustizia nei confronti dei lavoratori rientrati, lasciando nelle mani dell’Agenzia delle Entrate la determinazione delle modalità di “traghettamento” da un regime all’altro.

L’Agenzia delle Entrate il 31 Marzo 2017 ha obbligato infatti il lavoratore che decide di avvalersi del passaggio da un regime all’altro, alla restituzione al fisco della differenza fra il beneficio goduto ai sensi della Legge 238/2010 e quello previsto dal d.Lgs.147 relativamente all’anno fiscale 2016. Questo onerosissimo conguaglio colpisce in maniera pesante sopprattutto le donne, per cui la legge 238 prevedeva un incentivo maggiore rispetto agli uomini. Si tratta, per dare un’idea, di restituire un ammontare che può essere equivalente a diversi mesi di salario. Il Gruppo Controesodo aveva segnalato al Governo e all’Agenzia delle Entrate questa discriminazione per tempo, purtroppo invano.

Una situazione pesante e paradossale. Ci siamo ancora una volta attivati per cercare una soluzione. Nelle settimane successive il Parlamento ha esaminato la c.d. manovrina di Aprile (DL 24 Aprile 2017); il nostro gruppo è tornato a far sentire la propria voce nei confronti del Governo per chiedere di rimediare all’ingiustizia del conguaglio, visto che molti impatriati hanno esercitato l’opzione di passare al nuovo regime del d.lgs. 147/2015. Il Gruppo aveva caldeggiato due emendamenti, senza impatto sul gettito, che se fossero stati approvati avrebbero risolto il problema, in tempo utile per le dichiarazioni dei redditi relative al 2016. L’analisi dei due emendamenti si è svolta in Commissione Bilancio alla Camera, e le nostre istanze non sono state accolte. Questo sarebbe un fatto di per se nel corso possibile delle cose…ma le modalità di quanto accaduto hanno un lato poco piacevole che provo a spiegare. Due gli emendamenti in questione, che si ponevano un obiettivo simile; il primo eliminava il conguaglio, ed è stato bocciato per un parere errato (!!!) dell’Agenzia delle Entrate, rettificato troppo tardi, a emendamento nel frattempo ritirato ed escluso dal testo approvato. Il secondo emendamento guardava al futuro e potenziava gli incentivi, ed è stato apparentemente approvato…ma con un testo sostituito interamente per motivi che non conosciamo! Il nuovo testo, emerso solo a giochi fatti, tratta un tema diverso da quello originale, e invece di agevolare i Controesodati li va a penalizzare, imponendo un periodo di permanenza in Italia più lungo, pena restituzione degli incentivi e sanzioni. Le ragioni della sostituzione non le conosciamo, non conosciamo chi ha sostituito il testo, e fatichiamo a capire perché un emendamento formulato per agevolare venga riformulato per punire.

Come gruppo Controesodo, siamo sempre stati propositivi e costruttivi, lontani dalle polemiche, e lo rimaniamo anche adesso. 
Non possiamo nascondere però forte delusione, che riflette quella che sta arrivando dall’intera community. I lavoratori impatriati rappresentano il meglio dell’Italia giovane che ha maturato un’esperienza all’estero e che riporta in patria conoscenze da mettere al servizio del paese. Maltrattare questi talenti non ha alcun senso visto che rappresentano un volano per la nostra economia.
Ancora una volta, speriamo che ci possa essere occasione per trovare una soluzione nel prossimo futuro, e continuiamo a lavorare per convincere le istituzioni ad ascoltarci”.

FRANCESCO ROSSI

Gruppo Controesodo

[1] http://www.fanpage.it/dal-2008-oltre-500mila-italiani-sono-fuggiti-all-estero-in-cerca-di-lavoro/

[2] Non facciamo solo questo: tramite una mailing list dedicata, teniamo aggiornata la community sulle novità e sui cambiamenti della normativa, e rispondiamo a numerose richieste che arrivano giornalmente su temi legati alle agevolazioni fiscali per chi rientra.

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