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Ricerca e Fuga dei Cervelli

RICEVO E PUBBLICO LA LETTERA A “GIOVANI TALENTI” DI LUIGI GUZZO, ASTRONOMO ASSOCIATO ALL’INAF-OSSERVATORIO DI BRERA

Caro Dr. Nava,

e’ interessante notare come la recentissima manovra finanziaria abbia un atteggiamento a dir poco contraddittorio riguardo alla “Fuga dei  Talenti”, specchio chiarissimo di quanta poca comprensione ci sia  nella classe politica sulle ragioni concrete e molto pratiche che  portano i nostri giovani a lasciare l’Italia. Da un lato, all’articolo 44 si promulgano delle agevolazioni fiscali per agevolare il “rientro dei cervelli” dalle Universita’ e Enti di Ricerca stranieri, detassando il 90% del loro reddito per tre anni fiscali.  Si potrebbe obiettare subito che per poter far rientrare qualcuno, e godere cosi’ delle agevolazioni, si dovrebbe innanzitutto poter bandire dei concorsi, cosa estremamente problematica al momento. Ma anche tralasciando questo, la stessa manovra opera tagli finanziari generalizzati che non si preoccupano di entrare nel merito di quali “enti pubblici” siano virtuosi e produttivi e quali invece siano una zavorra da tagliare.  Tutto va inesorabilmente a finire nel gran calderone, definito “pubblico impiego”. E li’ dentro ci stanno proprio quelle voci dove, a maggior ragione in tempo di crisi, andrebbero concentrati gli investimenti: scuola, universita’, ricerca.

Per considerare un possibile ritorno in patria, ai nostri giovani talenti emigrati interessa molto poco di avere un abbuono dell’IRPEF su due o tre anni di lavoro, come la legge prospetta, se poi qui non trovano un “sistema” in cui sia possibile lavorare con prospettiva di lungo periodo. Un sistema in cui, se sei bravo, sai di avere la possibilita’ di acquisire fondi per sviluppare le tue idee, formando un tuo gruppo di ricerca focalizzato e dinamico, e potendo contare su fonti di finanziamento certe per un sufficiente numero di anni. In altre parole, un giovane ricercatore cerca innanzitutto un ambiente attivo, che offra sostegno nelle strutture e risorse per crescere.  Lo stipendio viene dopo. 

Posso fare un esempio pratico che mi riguarda direttamente: da due anni coordino un team europeo di 30 persone su un progetto di ricerca in cosmologia, che utilizza il Very Large Telescope, il telescopio piu’ grande del mondo, in Cile.  Lo scopo e’ capire l’origine della famosa “energia oscura” che sembra dominare il cosmo. Nel 2009, dopo una gara valutata con il sistema della Peer Review (un cosiddetto bando PRIN), ho ricevuto un  finanziamento biennale specifico dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) per sostenere le spese del progetto, in particolare per pagare per due anni tre contratti “post-doc” a giovani ricercatori nei tre “nodi” italiani che ne fanno parte.  In questi progetti il contributo dei giovani ricercatori e’ cruciale per il ritorno scientifico. Alla luce dell’ultima manovra, mi sto chiedendo se saremo in grado di poter ancora assegnare contratti di questo tipo nei prossimi 4 anni, durante i quali il progetto arrivera’ ad essere completato.

Con i tagli previsti, INAF -che gia’ soffre di un budget sotto-finanziato- sara’ impossibilitato a bandire un altro programma PRIN, e quindi non e’ chiaro come faremo. Da qui nasce anche in me lo scoraggiamento e la voglia di scappare. Anche se ho 48 anni, di fronte a queste incertezze sono costretto a considerare la possibilita’ di tornare all’estero, proprio per poter trovare quella tranquillita’ operativa che mi permetta di non vivere costantemente sulla lama di un rasoio.  Anche perche’ sento la responsabilita’ di quei giovani che -con me- stanno lavorando, e ai quali non posso offrire prospettive concrete che vadano oltre l’anno.

In questo senso, vedere cosa stanno facendo altri Paesi europei di fronte alla crisi non puo’ che invitare ad andarsene (si veda ad es. la pagina web del Ministero dell’Educazione e Ricerca della Germania – in inglese) dedicata al budget 2010 per la ricerca: https://www.bmbf.de/en/96.php , dove si legge emblematicamente nella prima frase: “The 2010 federal budget provides for a €750 million increase in funding for education and research…”

 
Cordiali saluti,
Luigi Guzzo
LA “TORTA” DEI FINANZIAMENTI TEDESCHI ALLA RICERCA – 10.9 MILIARDI DI EURO:

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