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Irene Tinagli e i “Talenti (da svendere”) all’estero

Ultima puntata della serie invernale di “Giovani Talenti”, che da sabato prossimo (e fino all’11 settembre) passerà il testimone alla versione estiva, “Giovani Talenti – Estate“. Oggi ospitiamo Irene Tinagli, 36enne ricercatrice all’Università “Carlos III” di Madrid. Irene è un nome noto all’opinione pubblica italiana, grazie anche al suo libro “Talento da svendere”.

Da domani apriamo la caccia a nuove storie per la serie autunnale di “Giovani Talenti”: sei giovane e “under 40”? Laureato/a e/o con master? Sei emigrato/a dopo svariati tentativi di affermarti professionalmente in Italia, andati a vuoto? Sei espatriato/a grazie a un contratto ottenuto per merito e selezione, che ti ha permesso -pur ventenne o trentenne- di raggiungere posizioni professionali inimmaginabili per te in Italia? Nonostante ciò, non riesci a trovare posizioni equiparabili nel Belpaese, nell’ottica di un ritorno? Scrivici, a giovanitalenti@radio24.it Racconteremo la tua storia in una delle prossime puntate! 

Irene Tinagli ha voluto condividere la sua storia con gli ascoltatori di “Giovani Talenti”. Di seguito il suo racconto:

“Sono nata e cresciuta a Empoli, piccola cittadina nel bel mezzo della Toscana. Me ne sono andata a 18 anni, per andare a studiare a Milano. La vera molla che mi ha spinto  a fare il test di ammissione in Bocconi e’ stata piu’ la voglia di uscire dalla provincia che l’interesse per l’economia.  Poi pero’ ho scoperto i risvolti sociali dell’economia, l’impatto sulla vita reale di tutti i giorni, sull’innovazione, sul futuro, e mi sono appassionata.

Dopo la laurea ho fatto un breve periodo di lavoro all’ONU a New York e poi sono tornata alla Bocconi come ricercatrice. Sono rimasta li’ circa due anni, ma ero sempre meno contenta di quello che facevo. Non stavo imparando, avevo voglia di crescere ancora intellettualmente, fare ricerca, ma li’ non ero riuscita a trovare questa opportunita’.  Il dottorato, almeno a quei tempi,  era piu’ una questione di liste di attesa e logiche interne ai vari dipartimenti, che un vero percorso formativo basato su programmi di ricerca originali, esami, meriti e sacrifici.

E cosi’ iniziai a fare domande per borse di studio all’estero. Vinsi una borsa di studio del Dipartimento di Stato americano, la Fulbright, e l’ammissione ad alcuni programmi molto buoni. Scelsi l’Universita’ Carnegie Mellon di Pittsburgh, l’universita’ di Herbert Simon, dove avevano studiato anche Modigliani, Williamson, e altri nomi eccellenti dell’economia. A Carnegie Mellon ho fatto prima un Master of Science, due anni, e poi un PhD, altri cinque. Diciamo che mi sono tolta la voglia di specializzazione! E’ stato tostissimo. Ma e’ stata anche un’esperienza umana ed intellettuale straordinaria, che mi ha cambiato completamente, sia come ricercatrice che come persona.

Sono rientrata in Europa da pochi mesi, vivo a Madrid, dove lavoro come ricercatrice all’Universita’ Carlos III, Dipartimento Economia delle Imprese. Non ho una cattedra, non ho un “posto fisso”. Ho un contratto a tempo determinato, come e’ giusto che sia a questo stadio. Faccio ricerca, insegno, faccio quello che mi e’ sempre piaciuto fare. Ho fatto tutto con le mie forze e so di avere ancora molta strada da fare e molto da dimostrare, ma non mi spaventa. E’ giusto cosi’.

Certo, faccio anche qualche altra cosa. Mi piace scrivere, oltre al libro che ho scritto con Einaudi, collaboro “La Stampa” come editorialista. E ho collaborato, come consulente, con organizzazioni internazionali come l’ONU e la Commissione Euoropea. Ma nell’ultimo anno ho diminuito molto queste attivita’ per dedicarmi di piu’ ai miei impegni universitari, e, in parte, anche ad alcuni impegni “civili”. Ho curato la campagna sulla Mobilita’ Sociale promossa dall’associazione Italia Futura e tutta la ricerca ad essa collegata. E’ stato un modo per provare a dare un piccolo contributo al dibattito pubblico italiano, sempre piu’ asfittico e lontano dai problemi reali della gente. Non mi interessa la politica, ma il mio Paese si’. E se posso usare qualcosa del mio lavoro e delle cose che ho imparato in questi anni per provare a dare un contributo di idee e di analisi, lo faccio con passione”.

IRENE TINAGLI

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