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Giovani Talenti – Lettera dalla Spagna

RIPRENDE -DOPO LA PAUSA ESTIVA- IL BLOG DI “GIOVANI TALENTI”! PER COMINCIARE PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI BENEDETTO, UN NOSTRO GIOVANE ASCOLTATORE DALLA SPAGNA. LEGGETELA CON ATTENZIONE!

Gentile redazione di Radio 24,

anche io sono uno dei tanti appartenenti alla nuova generazione di emigranti, anche se rifiuto di definirmi un “talento”, perchè penso di non esserlo.

Mi sono laureato nel 2004 in ingengeria aerospaziale presso l’università di Pisa con un modesto 100. Fortunatamente iniziai a lavorare in Italia fin da subito, con addirittura un contratto a tempo indeterminato. Le condizioni economiche e la mancanza di prospettive future purtroppo mi convinsero a cercare lavoro all’estero. Insomma… un paio di curriculum inviati, e seguenti colloqui; tempo un mese ho avuto un contratto a tempo indeterminato in Germania, con uno stipendio nettamente superiore, passando dalla sopravvivenza quotidiana a un tenore di vita -a mio giudizio- molto buono.

Sono partito nel gennaio 2006, e nel mio successivo girovagare ho cambiato lavoro un paio di volte , sono stato anche in Olanda, e alla fine ora mi trovo in Spagna dove lavoro per Airbus (per intenderci il concorrente della Boeing).

Vorrei sfatare alcuni miti: assolutamente non e facile emergere all’estero se si è Italiani, perchè comunque ci portiamo dietro troppi cliché. Inoltre, per le esperienze vissute, posso dire che anche gli altri Paesi hanno i loro problemi (leggi: contratti a progetto, licenziamenti facili…).

La differenza fondamentale è che fuori siamo considerati per quello che siamo: una risorsa. Una risorsa formata addirittura non a spese loro, pronta da sfruttare immediatamente.

Una nazione industriale come la Germania ha sete di ingegneri, e la loro produzione annuale non riesce a coprirla; questo mi dà lo spunto per un ulteriore riflessione: ogni nazione ha il tipo di immigranti di cui ha fondamentalmente bisogno; la Germania importa ingegneri perché e il secondo esportatore al mondo, la Gran Bretagna importa economisti perche e il cuore della finanza… noi cosa importiamo? Se diciamo che gli immigrati che vengono da noi sono tutti criminali, dovremmo essere capaci di ammettere che la nostra piu grande azienda e la criminalità.

Il problema e che noi Italiani ci culliamo in questa sorta di rassegnazione catartica che sempre cancellare tutti i nostri difetti; ci basta dire che -si, è vero- abbiamo problemi, questo e quello però alla fine che vuoi fare l’Italia e comunque il più bel Paese del mondo, dove si cucina meglio , dove c’e il campionato più bello….

Dovremmo cominciare a pensare che non e così: che fuori dalle Alpi ci sono nazioni comunque stupende con i loro pregi e difetti, e che noi non siamo il centro del mondo. Allora potrebbe nascere quello spirito di competività, di cui tanto necessitiamo.

Come emigrante ne ho conosciuti molti altri di terre diverse: francesi, svedesi… la differenza tra me e loro è che per loro era una esperienza di vita ,che avrebbe arrichito il loro curriculum, e che si sarebbe conclusa prima o poi con il ritorno in patria; per me no! Io so che non tornerò; so che i miei anni all’estero e la conoscenza dell lingue acquisita non mi porterà nessun vantaggio… anzi, in un tessuto industriale piatto come il nostro non sono richiesti, perché sinonimo di sovraqualificazione.

Di soluzioni non ne ho: penso che dovremmo innanzitutto ridare un senso civico alla popolazione, che è la base di tutto; dopodiché intervenire su quelli che sono i malcostumi italiani. La finanza italiana deve essere rimesse in riga, altrimenti non avremo piu quegli imprenditori alla Olivetti che creavano vera ricchezza nel Paese. Dopodiché dobbiamo attirare aziende estere e capitali in Italia. Questo per 2 motivi.

Primo: abbiamo bisogno di gente che non sia immischiata con la politica italiana , dei “vergini”, insomma; secondo: porterebbero quel respiro europeo di cui abbiamo bisogno. Come farlo? Come fece la Spagna: tassa fissa del 25% alle imprese straniere che investivano da loro. Cosi si spiega la crescita di città come Barcellona o Malaga. Far sparire questi contratti ridicoli co.co.co, a progetto  e via dicendo che sono una vera e propria piaga sociale. Formare le persone; tutti dovrebbero parlare inglese in Italia, se vogliamo sfruttare veramente il turismo.

Io come emigrante non chiedo molto per tornare; uno stipendio adeguato e prospettive di lavoro interessanti, e uno Stato che chieda e offra i servizi di cui un cittadino ha bisogno. Niente più! Ma in un comparto industriale come il nostro, fatto di PMI dove si pensa solo a sbarcare il lunario, sfruttando il personale, e dove si dà la colpa sempre ai cinesi per nascondere la propria inettitudine, purtroppo non lo vedo possibile.

BENEDETTO

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