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Giovani Talenti – Lettera dalla Svezia

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL CONTRIBUTO DI SILVIA MAINARDI, 31ENNE MEDICO EMIGRATA COL MARITO IN SVEZIA. DELLA STORIA DI SILVIA CI SIAMO OCCUPATI NELLA SECONDA PUNTATA DI “GIOVANI TALENTI”, IL 30 GENNAIO 2010.

DI SILVIA SEGNALIAMO IL BLOG “ONEWAYTOSWEDEN“, UNO DEI PUNTI DI RIFERIMENTO PER I FUTURI ESPATRIANDI IN SVEZIA.

“C’è chi in Svezia ci è capitato per caso, quando la meta iniziale era in effetti un’altra. C’è chi la Svezia l’ha scelta dopo anni di riflessioni e viaggi in questo magnifico Paese. C’è chi come noi, e anche altri, che semplicemente l’ha scelta perché in un particolare frangente offriva opportunità e qualità di vita non confrontabili a quelle lasciate in Italia.
 
Siamo nati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, non siamo sprovveduti e senza istruzione come i nostri bisnonni che ad inizio secolo andarono in America, e nemmeno come i nostri zii che negli anni Sessanta emigrarono in Australia. E non siamo nemmeno premi Nobel, non tutti siamo cervelli in fuga. Non andiamo all’estero per “fare fortuna” intesa come guadagni spropositati, ma cerchiamo semplicemente il giusto guadagno per un giusto lavoro. Siamo semplicemente persone normali, che vogliono mettere a frutto quello per cui hanno studiato, poter fare progetti per il futuro e magari una famiglia, avere il giusto riconoscimento. E non vogliamo essere costretti a vivere sempre alla giornata, a chinare la testa ai prepotenti, a non credere più nella giustizia e nella presenza delle istituzioni, a vivere in un Paese dove, come qualcuno ha detto, “ogni cosa o è commedia o è tragedia”.
 
Non siamo “figli di”, e per quello non abbiamo avuto il posto pronto in qualche istituzione di prestigio. Non abbiamo appoggi politici, e nemmeno ci teniamo ad averli, perché crediamo che sia più dignitoso farsi strada con le proprie forze e capacità: e che vinca il migliore. 
 
Come ogni scelta, anche questa ci è costata: abbiamo lasciato soprattutto genitori, fratelli e sorelle, parenti, amici… e anche se con le low-cost tornare è facile e veloce, non è mai come abitare nel tuo vecchio paese, dove tutti parlano la tua lingua (con tutte le sfumature possibili, e pure il tuo dialetto) e per strada incontri magari i vecchi compagni di scuola.
 
Ma soppesando sulla bilancia il tutto, il vantaggio resta sempre qui, almeno dal nostro punto di vista. La Svezia ha certo i suoi difetti e i suoi problemi, ma noi nuovi emigranti ci viviamo bene. E casa, in fondo, è dove ci si sente bene.
 
Non saremo mai svedesi, è vero. Ma in fondo, vogliamo veramente diventarlo ? Non possiamo e nemmeno vogliamo cancellare la nostra origine, ma utilizzarla come “valore aggiunto” nel nostro nuovo Paese, dove non ci sentiamo solo ospiti ma dove rispettiamo gli autoctoni e la loro cultura, e lavoriamo per (si spera) un miglioramento collettivo. Vogliamo prendere il meglio delle due culture, e lasciare stare il peggio sia dell’una che dell’altra. E poco importa sentirsi “osvensk”, se si è apprezzati e valutati il giusto, se ci si crea una rete di buone amicizie (italiane, e non), se si hanno la giusta tranquillità e il giusto equilibrio tra lavoro, tempo libero, famiglia, benessere del corpo e della mente. 
 
Vogliamo, insomma, una vita “lagom” senza che ciò significhi però “appiattimento”: e per questo forse non è un caso che siamo finiti, più o meno consapevolmente, in Svezia”.
SILVIA MAINARDI

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