Radio24 | Il Sole 24 ORE

Compositore Musicale e “Cittadino del Mondo”

Oggi a “Giovani Talenti” la storia di Oscar Bianchi 35enne compositore italiano, al lavoro tra Europa e Stati Uniti. Oscar si è diplomato al Conservatorio di Milano, ma ha poi dovuto lasciare l’Italia per poter avere delle prospettive professionali interessanti. Ora è un compositore affermato nel suo settore, molto attivo sulla scena internazionale. Ospiti con lui in trasmissione il compositore Giorgio Battistelli e il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni. 

Queste alcune delle sue considerazioni di Oscar Bianchi sul panorama musicale -ma non solo- in Italia.

Nella musica italiana oggi non esiste mercato: quello che c’era l’ha distrutto la politica. Rimangono solo piccole e rare oasi. La conseguenza è una serie di poli accademici dove regna la frustrazione: al Conservatorio ho sì incontrato professionisti interessanti, ma la maggior parte degli insegnanti erano in realtà inutili, persone completamente sconosciute all’interno del panorama musicale contemporaneo. Non avevano alcun tipo di collegamento con la scena musicale reale. Sono poi queste stesse persone (che nessuna accademia o università americana si sognerebbe mai di assumere) a scaricare la loro frustrazione e la loro aggressività repressa contro i giovani più promettenti.

A mio parere il sistema educativo di un Paese è fondamentale per capire il Paese stesso. Quello italiano è perverso, il classico cane che si morde la coda: mancando una fertilità artistica, le istituzioni culturali ed educative si impoveriscono e si inacidiscono. Di conseguenza il risultato è spesso mediocre. E’ il grande paradosso della nostra nazione: un tempo culla delle arti, tuttora un museo a cielo aperto, ma culturalmente morto. Pensa che ogni volta devo spiegarlo, questo enorme paradosso, ai miei interlocutori stranieri. L’ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo spese il proprio mandato chiedendo di “fare sistema”: il problema però è che siamo un Paese di individualisti, dove mancano progetti, manca una visione, manca una vera e trasparente meritocrazia.

Il risultato è che in Italia comandano tre tipologie di persone. I “vecchi”, con i loro piccoli orticelli da difendere, i politici o chi è da loro appoggiato, e chi ha i contatti giusti. Il sistema è talmente marcio che tutto funziona con lo scambio di favori, il “do ut des”. Nessuno investe più su di te solamente perché ti stima o crede in ciò che sei. Il nostro è un sistema interamente basato sullo scambio di potere. Un sistema dal quale i giovani sono tagliati fuori, perché non hanno nulla da offrire al di fuori del proprio talento.

Premesso questo, non sono così pessimista sul futuro dell’Italia. Personalmente continuo a leggere e a tenermi aggiornato sull’attualità dal nostro Paese. Il problema però è che osservo sempre più un sistema – soprattutto politico – pieno dei soliti “vecchi” stranoti, che hanno ormai 70 anni. In Italia l’assurdo è che non sono i tuoi “concorrenti generazionali” a tagliarti le gambe, ma quelli avanti di una o due generazioni rispetto a te. Il sistema finisce sempre con l’avvantaggiare le persone che hanno più conoscenze, più contatti. Nelle altre nazioni è altrettanto importante avere le conoscenze e i contatti giusti, ma alla fine vince la qualità. Quando avremo il coraggio di creare pure in Italia un sistema basato sull’eccellenza, e non sugli “amici”?

Il nostro è un Paese splendido, pieno di risorse e potenziale, ma in declino sotto moltissimi aspetti. Il dramma è che l’Italia pullula di talenti naturali. Talenti che però uccide! Non tutti possono permettersi di vivere di sola musica, per cui sono poi costretti ad abbandonare”.