Radio24 | Il Sole 24 ORE

Archeologa d’Oltremanica

Oggi a “Giovani Talenti” la storia di Patrizia Pierazzo, 33enne archeologa veneta al lavoro presso il “Museum of London”. Storia bellissima e a lieto fine la sua: Patrizia ora svolge il lavoro dei suoi sogni in Gran Bretagna. Mentre tanti altri suoi colleghi hanno dovuto abbandonarli, quegli stessi sogni, in Italia. Che paradosso… per il Paese-scrigno dei maggiori tesori archeologici! Patrizia ci ha inviato un contributo, che pubblichiamo integralmente.

Complici i media che in Italia -ogni giorno- bombardano con notizie dal Regno Unito, Londra e’ diventata negli ultimi tempi la meta preferita dei giovani italiani. Ce ne sono tantissimi: arrivano, restano in media un paio d’anni, si divertono, fanno esperienze di vita e poi tornano in Italia.

La mia storia e’ diversa: io a Londra ci sono arrivata a 28 anni, stremata da una ricerca di lavoro faticosa e inutile, perche fare l’archeologo in Italia e’ un’impresa impossibile. Nessun valore a laurea, esperienza di lavoro sul campo, tesi di ricerca  impegnativa. L’unica cosa che mi faceva lavorare era la conoscenza delle lingue e la mia naturale propensione a lavorare con il pubblico. Tanti anni di studio buttati via (temevo…).

Cosi sono partita, in tasca un posto da volontario Assistente Curatore presso il Museum of London, ottenuto dopo mesi di contatti e un colloquio, e pochi risparmi sufficienti per vivere a Londra per 3 mesi.

Ora eccomi qui, dopo quasi 5 anni, a fare un lavoro che mi appassiona ogni giorno e che purtroppo l’Italia, nella sua complessità, mi ha negato.

Trasferirsi costa fatica, soprattuto in un paese culturalmente cosi diverso, tuttavia correre rischi spesso appaga le ambizioni e favorisce enormemente la crescita umana e culturale.

La situazione dell’archeologia in Italia in questo momento mi preoccupa, e vedo poche possibilità di ritorno per me, soprattutto dopo l’esperienza di Londra, in cui lo scavo archeologico e lo studio storico degli edifici fanno parte dei lavori essenziali in un cantiere edilizio, publico e privato. Qui e’ tutto molto organizzato e non esistono i cantieri bloccati per anni che, comprensibilmente, spaventano i costruttori in Italia. C’e’ un budget, un tempo limite e si lavora finche i mezzi meccanici demoliscono o costruiscono l’edificio in questione. Non e’ facile… tuttavia il sistema funziona e il settore archeologico si autofinanzia e sopravvive bene. Nel mio lavoro ho il lusso di avere un contratto a tempo indeterminato con contributi vari (come la pensione). Inoltre, ho la possibilta di migliorare attraverso corsi (pagati dal datore di lavoro) e di proporre e veder approvati  progetti di ricerca personali. Fantascenza per l’Italia. Un peccato, considerando che la nostra formazione universitaria e’ (o almeno lo era, con il vecchio ordinamento) il fiore all’occhiello d’Europa.  

Purtroppo l’archeologia italiana dovra fare passi da gigante per essere equiparabile a quella inglese, dal punto di vista tecnico e soprattutto legislativo.

Io però ancora sogno, qualche volta, un ritorno in grande stile a Venezia, con un posto di lavoro nel settore archeologico.

PATRIZIA PIERAZZO

Condividi questo post

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.