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Stagista in Fuga?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA AL BLOG “GIOVANI TALENTI” DI FEDERICA, GIOVANE CHE STA PENSANDO SERIAMENTE DI LASCIARE L’ITALIA. LEGGETELA CON ATTENZIONE.

“Sono una dei tanti giovani under 40 alla ricerca invana in Italia di occasioni lavorative retribuite (almeno il giusto per pagarsi un affitto e una pizza il sabato sera) e che permettano di crescere professionalmente oltre che personalmente. Sono una giovane “Made in Italy”, intelligente -nella media- alla ricerca di un lavoro. Ma mi accontento anche di uno stage se finalizzato ad un possibile inserimento in ambito lavorativo. Sono una giovane che “all’apparir del vero” pensa solo che l’Italia sia un Paese per vecchi.

Ho 26 anni e sono laureata, “masterizzata” e pure con parecchie esperienze lavorative (stage, collaborazioni, tirocini universitari) alle spalle. Ho conseguito la laurea triennale in Lettere nel 2005, non appena rientrata dal programma Socrates/Erasmus. Lo stesso anno ho deciso di provare la carta della comunicazione e mi sono iscritta ad un corso di laurea specialistica in comunicazione nella capitale. Durante gli studi ho avuto la fortuna di essere stata selezionata da un’agenzia di stampa radiofonica per uno stage non retribuito, e di partecipare a diversi project work aziendali. Attraverso queste esperienze ho avuto la possibilità di entrare a contatto con il mondo del lavoro, ma -soprattutto- di capire che il percorso che avevo intrapreso è la mia ambizione per il futuro. Mi sono laureata alla specialistica nel 2008 con un ottimo voto ed è -allora- iniziata la mia ricerca del lavoro con la “L” maiuscola.

Diversi colloqui per posizioni di tirocinio/stage non finalizzato all’assunzione, moltissimi iter selettivi in cui era richiesta al neolaureato esperienza almeno biennale o delle competenze eccessive rispetto al contratto offerto, ancora più numerosi i colloqui in cui preferivano i “masterizzati” o residenti direttamente in città, e in cui non era previsto alcun rimborso spese. Troppi colloqui, troppe aspettative deluse, una collaborazione a titolo gratuito, un master in Management culturale costosissimo in una nota università meneghina, pagato con il prezzo dei sacrifici fatti da mamma e papà, e poi? Uno stage non retribuito presso una nota impresa culturale, una collaborazione gratuita per ottenere visibilità su una rivista, un altro stage sempre gratuito in un ente culturale. Oggi mi chiedo: cosa deve fare un giovane per emergere nel mondo del lavoro, e per fare ciò che gli piace? Oggi mi chiedo: ha un senso aver studiato e aver fatto degli investimenti per vivere quotidianamente in questo stato di angosciante di precarietà e di ricerca vana di un lavoro in linea con gli studi? Oggi mi chiedo come un Paese, che possiede un patrimonio di arte, paesaggio, cultura che non ha eguali al mondo, possa sopravvivere se non crede e investe in cultura e, soprattutto, non da’ fiducia alle nuove generazioni?

Non so. Sono perplessa e amareggiata. Mi trovo di fronte ad un bivio: partire o restare? Mi trovo di fronte a un dilemma: a cosa è servito studiare, se non riesco a trovare uno sbocco concreto per mettermi a servizio della cultura del mio Paese e sensibilizzare le nuove generazioni, i cittadini di domani, alle diverse forme di espressione culturale di cui è ricca la mia terra?

Penso che andrò altrove, andrò dove qualcuno mi dia la possibilità di esprimere il mio mediocre talento e, soprattutto, dove qualcuno crede che comunicare l’arte, la cultura, le tradizioni di un Paese sia necessario per migliorare la sensibilità e la vita di una persona!

Stagista in fuga

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