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Studio Legale Madrileno

Oggi a “Giovani Talenti” vi raccontiamo la storia di Marco Bolognini, 35enne avvocato al lavoro in uno studio legale di Madrid. Marco ha scelto di raccontare personalmente la propria storia ai lettori del blog della trasmissione:

“Mi sono laureato in Giurisprudenza a Bologna, a 24 anni. Dopo una breve esperienza di lavoro in Italia in uno studio legale, mi sono trovato di fronte ad una decisione cruciale, dovuta anche a questioni personali: Italia o Spagna, per vivere e lavorare? Dove avrei voluto creare una professionalità ed una famiglia? Decisi così di fare un periodo di prova in Spagna, grazie ad una borsa Leonardo, presso lo studio legale di un professore ordinario di diritto civile: dopo pochi mesi, non avevo più dubbi su dove stabilirmi.

Ottenni quindi uno stage presso la filiale spagnola dell’allora Banca Commerciale: poi, nel 2001, entrai come junior associate presso lo studio legale Castro, Sueiro & Varela di Madrid, specializzato in corporate finance, ed ottenni l’abilitazione alla professione in Spagna nel 2002. La proposta di lavoro non fu casuale: i soci fondatori – giovani ed intraprendenti – volevano aprirsi sempre più al mercato degli investimenti stranieri. Oggi, dopo un percorso di crescita sostenuto ma ragionato, siamo 35 avvocati, e io sono diventato partner dello studio, responsabile dell’area M&A. Collaboro inoltre come editorialista con il quotidiano economico Expansión.

Quando mi rivedo, giovane ventiquattrenne, alle prese con un dilemma logistico così importante (dove provare a realizzarmi professionalmente?), ringrazio le circostanze della vita che mi hanno spinto a scegliere la Spagna. E ringrazio quel periodo di stage, che fu fondamentale nella scelta. In Italia lo stesso percorso sarebbe stato molto più difficile e meno gratificante: prova ne sono i miei colleghi coetanei che soffrono – soprattutto in provincia – la mancanza di un serio ricambio generazionale sul terreno professionale.

La Spagna, pur se oggi in crisi, rimane un Paese con una classe dirigente giovane e fiduciosa nel futuro. L’Italia non ha una classe dirigente giovane, né a livello politico né a livello professionale. Credo che il nostro Paese riconquisterà la necessaria fiducia nel futuro quando punterà con decisione su chi il futuro lo può costruire: una nuova generazione di professionisti, politici, imprenditori, artisti, scienziati… insomma, una nuova Italia nei comportamenti e negli schemi mentali”.

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