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Lettera dalla Germania

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Franco, uno dei nostri “professionisti top” espatriati. Una storia, la sua, che dà speranza. Ma anche un filo di amarezza. Su quello che potremmo essere… e non siamo ancora.

“Egr. dott. Nava,ho ascoltato con piacere una puntata della sua trasmissione proprio in occasione di un recente viaggio di rientro in Italia.

Mi sono inevitabilmente ricordato della trasmissione “Giovani Leoni”, che ascoltavo con costanza e attenzione durante i miei anni universitari, a Trieste nel 1999 e 2000. All´epoca pensavo che a Milano avrei trovato qualche risposta alle mie aspirazioni, era una cittá che mi incuriosiva molto. Naturalmente le cose sono andate diversamente, anche se per Milano sono poi passato per una tappa importante del mio iter professionale, partecipando alla prima edizione di M24, nel 2007 e 2008.

Mi sono concentrato sullo sviluppo delle mie competenze di lingue straniere nella migliore facoltá d´Italia, superando la prova di Francese a settembre 1997. Nel corso dei primi anni ero circondato dalla “crème” dei giovani poliglotti all´epoca in circolazione in Italia, tutti dotati di almeno un genitore di madrelingua inglese, francese o tedesca. Quello che piú contava capire e imparare lí era la competizione, feroce. In un ambiente dove il valore di una competenza era misurato non da un “contenuto”, ma da una “forma”, che doveva essere la piú perfetta e la piú logicamente rigorosa, ho formato la mia mente (il secondo passaggio fondamentale), dopo lo studio del latino al liceo. Per questo motivo ho rapidamente sviluppato la necessitá di cominciare a lavorare.

Ho cominciato dai servizi al turismo, per sbocco e affinitá naturale. Ho tradotto i cataloghi degli eventi culturali di una nota localitá termale italiana, e dopo un paio d´anni ho trovato un’occasione professionale che ha segnato una tappa fondamentale per il mio sviluppo. Ho avuto una serie di colloqui con la Direzione Prodotto del Tour Operator piú esclusivo in Italia nella specialitá dei viaggi in Africa. Ho cosí cominciato a lavorare come accompagnatore turistico, e ho iniziato a imparare a conoscere (e a comunicare) il valore di un viaggio a una clientela di lusso. Soprattutto, ho aperto gli occhi al mondo.

Nel corso del semestre precedente la mia laurea mi sono interessato a quale scelta avrei dovuto fare, per sviluppare le competenze che non avevo maturato all´Universitá. Ho ritenuto necessario farlo anche alla luce delle incredibili difficoltá di dialogo incontrate con la mia correlatrice di tesi, che si era particolarmente risentita del fatto che io ritenessi che la mia facoltá universitaria stesse perdendo lo smalto del suo prestigio, a causa della reticenza ad abbracciare le nuove lingue del Mondo esteso al di fuori dei confini europei. Un master in management del settore turistico presso una scuola specializzata in economia mi ha aiutato a fare un´esperienza di praticantato nel settore del marketing di eventi velistici di portata nazionale, poi sono stato ingaggiato dalla stessa scuola nel ruolo di project manager del corso da me frequentato l´anno precedente.

Il viaggio alla Borsa Internazionale del Turismo di Berlino, nella primavera del 2005, mi ha davvero dato una grande scossa. Allo stand della TUI ho intuito cosa fosse una organizzazione di livello internazionale. Dopo due anni nell´ambiente dell´educazione manageriale di alto livello ho finalmente deciso di guardare alle opportunitá offerte presso un´azienda con marchio di portata multinazionale. Un rinomato marchio di motociclette italiane era stato appena incorporato dal piú grande Gruppo italiano del settore, e grazie alle mie elevate competenze in materia di prodotto, sono stato ingaggiato nel ruolo di product marketing manager. Sono stati due anni e mezzo davvero molto duri per me.

Lavorare a stretto contatto con un ambiente altamente ingegnerizzato e processualizzato ha rappresentato per me una sfida. In cambio, mi sono reso conto che la mia visione sul mercato e sul prodotto erano di una qualitá superiore a quella della maggior parte dei colleghi, soprattutto di quella dei quadri manageriali. Ma quello che in particolare mi ha sorpreso è stato il mio grande interesse per i mercati esteri, e per i colleghi che vi operavano. Ho cosí capito che avevo bisogno di formarmi tecnicamente ancora meglio.

Le domeniche passate a studiare e a superare le prove di M24, mentre Valentino Rossi cadeva a Valencia o mentre Luna Rossa perdeva la Coppa America non le dimenticheró mai.

Ho rivolto la mia ricerca alla Germania sia perché -culturalmente- è il Paese che stimo di piú al mondo, insieme al Giappone, sia perchè la situazione economica giá allora mi faceva pensare che ci fosse un solo posto in Europa dove sarebbe stato possibile lavorare con soddisfazione. In questo senso mi sorprendo di scoprire che l´insegnamento del tedesco, in Italia, è ormai sopravanzato da quello dello spagnolo…il che è decisamente scorretto dal punto di vista logico ed economico.

La mia ricerca, operata esclusivamente in rete – e prima della diffusione di LinkedIn – ha trovato il proprio coronamento nel gennaio del 2008. Una sera, mentre rientravo a casa , ho ricevuto un messaggio sul cellulare, dove il mio attuale supervisore si è presentato e mi ha chiesto quando potessimo sentirci per un colloquio telefonico. Ho trovato questo primo contatto assolutamente rivelatore della strada che avrei seguito, e naturalmente sia il colloquio telefonico – di tre quarti d´ora – sia quello di persona – di due ore e mezza – sono andati benissimo. Devo precisare per chiarezza che ho ricevuto in anticipo indicazioni dal mio intervistatore per la preparazione di una presentazione, che ho sviluppato in circa cinquanta diapositive, da preparare entro due settimane, in tempo per il colloquio, con volo, taxi e pernottamento pagati dall´azienda tedesca.

Ora sono tre anni che lavoro su prodotti destinati ai mercati italiano, francese, cinese e sudamericano, nel ruolo di international product line manager del settore tessile, per un marchio che fa parte di un gruppo francese, che incorpora marchi anche italiani del lusso. Le maggiori difficoltá che ho incontrato sono state due. La prima è la forte cultura del rispetto dei termini del calendario di sviluppo e commercializzazione dei prodotti. Nella mia esperienza precedente, infatti, la rivisitazione dei prodotti e delle strategie erano all´ordine del semestre, se non del trimestre – all´epoca in cui vi operavo. La seconda è la differente scala dei valori nel valutare l´ottenimento di un obiettivo nelle culture lavorative tedesca, francese, inglese e svedese – le nazionalitá dei miei colleghi piú diretti. Inoltre le modalitá operative delle filiali italiana e francese sono risaltate in tutte le loro tipiche caratteristiche, quando osservate da un punto di vista tedesco e internazionale in genere.

Ora sono molto soddisfatto, ho una visione sempre piú chiara sui requisiti standard – minimi – che richiedo a un ambiente di lavoro e al contesto sociale in cui vivo normalmente. Credo che nei prossimi anni mi candideró a un Executive MBA, scelto tra gli istituti meglio classificati da The Economist e The Financial Times, per cercare di raggiungere il livello che mi sará necessario per essere competitivo a livello mondiale nel corso del prossimo decennio.

Ho anche avuto l´opportunitá di essere introdotto ai piú alti livelli federali nello sport in Italia, proprio grazie alla mia attuale posizione, e in questo mi sento ancora piú grato al mio Paese, per le ricchezze che mi ha offerto e che continua a darmi, sorprendendomi, anche “da lontano”. Ricambieró l´Italia, se avró la bravura, la fortuna e i contatti per farlo. Credo che il nostro Paese dovrá cambiare tantissimo, cosí tanto che un giorno potrei faticare a riconoscerlo, ma per farlo é importante che il rispetto e l´ambizione sostituiscano la paura e la vergogna, che oggi stanno facendo venire cosí tanta voglia di andarsene a tanti ragazzi e ragazze italiane.

Un cordiale saluto da un italiano, orgoglioso delle proprie origini, ma anche irresistibilmente curioso del mondo”.

FRANCO

 

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