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Perché se ne vanno…

A chi ancora nutrisse dei dubbi sul perché i giovani professionisti di talento lasciano il Paese, tanto a nord quanto a sud, consiglio di leggere la bella lettera che la nostra ascoltatrice Francesca ci ha inviato qualche settimana fa. Illuminante…

“Mi chiamo Francesca, ho 32 anni, sono di Napoli e lavoro come consulente legale. Non sono ancora espatriata, ma il mio futuro marito da un anno è in Olanda e io lo raggiungerò presto.

La cosa che mi spinge ad andarmene, oltre ai motivi sentimentali non certo trascurabili (che penso possano accomunare molti altri giovani nelle mie stesse condizioni), è il bilancio tra vita privata e vita lavorativa. Mi sono laureata a 24 anni con una buona votazione, ho cominciato a lavorare molto presto in uno studio professionale: orari massacranti, paga minima. Dopo due anni decido di rimettermi a studiare, faccio varie cose, tra cui un concorso superato all’Università di Torino, ma senza assunzione… e infine approdo ad un master di specializzazione, a seguito del quale comincio a fare la consulente per una società. La mia situazione professionale però non cambia un granché: in Italia, se sei donna e per di più giovane, devi fare il doppio se non il triplo della fatica di un uomo soltanto per essere credibile. Si lavora tanto, per molte ore, tutto è dovuto e quasi mai ricompensato in termini di carriera e stipendio. Io poi provengo da una problematica città del sud, e a Napoli ogni mattina è una guerra: servizi che funzionano malissimo, se funzionano (rifiuti, trasporti pubblici, ecc.) costo della vita altissimo per quello che si ha. Insomma desidero semplicemente una vita normale, un lavoro in cui il mio impegno venga ricompensato il dovuto, in cui abbia tempo di dedicarmi alla mia famiglia e ai miei interessi extra professionali, e in cui paghi servizi pubblici e sociali che funzionano come dovrebbero. Dal momento che tutto questo non si realizza nel mio Paese, mi vedo costretta ad espatriare…”

FRANCESCA

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