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Lettera dalla Nuova Zelanda

Riceviamo e pubblichiamo la splendida lettera che Francesca, ascoltatrice di “Giovani Talenti” dagli antipodi del pianeta, ci ha inviato qualche settimana fa. “Just do it“, è il messaggio finale che Francesca consegna a tutti i giovani connazionali, che stanno valutando il “grande passo” dell’espatrio. Il perché lo potete scoprire leggendo le prossime righe… Enjoy!

“Più che raccontare una storia di gran successo estero professionale, a me piacerebbe trasmettere una soffio di fresca ispirazione. Non ho mai dimenticato cosa significhi avere 20 anni e sentire che “lo Stivale ti va stretto”. Io di anni ne compio 37, e festeggio questo mio compleanno a Kerikeri, nella splendida Bay of Islands. Vivo a nord di Auckland (NZ) da ormai sei anni, e nonostante la mia quotidianità non sia diversa da tante altre, una cosa posso affermarla con convinzione: sono pienamente soddisfatta di chi sono e dove sono oggi. Non soffro della frustrazione di non vedere davanti a me un futuro ricco di opportunità e soprattutto -forte delle mie esperienze- mi sento l’architetto e l’artefice di quel che è la mia vita. Ho lasciato la provincia di Udine (dove sono nata e cresciuta) per la prima volta a 23 anni. Avevo un lavoro a tempo pieno, come segretaria di una cooperativa di servizi, e andavo a fare la ragazza alla pari per una famiglia italiana emigrata in California. Per sei mesi. “E poi?” amici e conoscenti mi chiedevano prima di partire, “cosa farai poi, quando torni qui e non ci sarà un lavoro ad aspettarti?” Non lo sapevo nemmeno io cosa avrei fatto, ma di certo sapevo che -se non avessi almeno provato a dare un’occhiata al resto del mondo- me ne sarei pentita.

Dalla famiglia Ferrari, vicino a Berkeley, sono rimasta per nove mesi: con loro ho imparato che se vuoi fare qualcosa, se hai un sogno o delle ambizioni, devi solamente alzarti e farla. Spegnere la televisione, smettere di ripetere che anche tu hai sempre voluto/ spesso sognato/a volte desiderato eccetera eccetera… e fare quel che vuoi fare. Qualsiasi cosa sia.

Al mio rientro in Italia, effettivamente non ho trovato un lavoro ad aspettarmi: così, dopo un anno di lavoretti part-time, mi sono trasferita a Dublino, in Irlanda, dove ho trascorso i successivi cinque anni. All’epoca la “Celtic Tiger” ruggiva ancora prepotente, e le opportunità lavorative non mancavano per nessuno (1998-2003). Dalla 3Com alla Oracle, via Allergan e Whirlpool, ho imparato a parlare inglese correttamente ed approffittato dei numerosi corsi di sviluppo personale e professionale che le “American corporations” tendono ad elargire -generosamente- ai loro impiegati. Ho imparato che lavorando sodo, con un pizzico d’ambizione ed intelligenza, si possono fare e imparare tante cose. Ho anche viaggiato tanto, ho imparato a vivere in un contesto diverso da quello italiano, e devo umilmente ammettere che mi ci è voluto tanto tempo per adattarmi: non ero assolutamente preparata, per dirla in breve. Nel 2003, innamorata di un irlandese che viveva in Germania, mi sono trasferita ad Heidelberg, ridente città turistica ed universitaria, dove ho trovato lavoro come contabile, nella sede europea di una ditta americana.

Dopo due anni di gioia continentale e con gran disappunto della mia famiglia (che ancora mi aspettava in Italia), con il mio compagno sono partita per un viaggio/vacanza. Due mesi attraverso Brasile, Argentina e Cile. Alla ricerca di un posto nuovo dove vivere, dove -magari- crescere una famiglia. Siamo arrivati così in Nuova Zelanda. Non con la reale intenzione di restare, ma con il desiderio di trovare uno spazio “nostro”. E non è successo immediatamente. Tutt’altro, ci sono voluti mesi, se non anni, per trovare l’equilibrio necessario a fare della Bay of Islands la nostra casa. E nel frattempo è nata Fiamma, che ha diritto a tre cittadinanze (sempre che riesca a completare la pratica d’iscrizione all’anagrafe italiana, ma questa è un’altra lunga storia…), e che sta crescendo in un posto dove il valore della comunità è immenso, rispettato e nutrito con dedizione dalla maggioranza della popolazione.

Mi sono dilungata più del necessario, e mi rendo conto di non poter riassumere tutti questi anni in poche righe, senza perdere dettagli e significati. Ma spero d’essere riuscita ad esprimere il mio messaggio chiaramente. Io son partita forte unicamente della mia determinazione. Non ho mai avuto nulla più di quel che mi son guadagnata da sola, e proprio per questo posso dirlo a chiunque, come lo diceva il prof. Ferrari, nelle sue interviste: “JUST DO IT”. C’è sempre tempo per tornare indietro”.

FRANCESCA

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