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Non è un Paese per giovani…

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che ci ha inviato pochi giorni fa il nostro ascoltatore Gigi, di ritorno da un viaggio in Gran Bretagna. Per una volta lasciamo da parte il tema “talenti in fuga”, per tracciare un piccolo -ma significativo- raffronto.

“Caro Sergio, 

sono appena rientrato da una breve visita di lavoro a Liverpool.  Volevo comunicarti un’interessante impressione, avuta guardando di sfuggita la BBC la mattina o la sera in albergo: la lampante differenza di eta’ delle persone invitate per approfondire le notizie. Parlamentari, economisti o ricercatori erano spesso giovanissimi, tanto che in alcuni casi ho pensato si trattasse di studenti unversitari!  Invece no, erano professionisti avviati e chiamati proprio perche’ (essendo giovani) hanno meglio di altri il polso della situazione.  L’ho notato in particolare dopo il terremoto in Giappone, continuando a seguire BBC News.

Il fatto che io sia rimasto chiaramente colpito mi ha confermato esplicitamente la “decadenza geriatrica”, qui da noi.  Ovviamente le ragioni sono molte, non ultima il fatto che in UK il “degree” si prende a 21-22 anni e il PhD finisce a 24-25.  Questo sistema ha i suoi limiti, formando persone molto specializzate, ma in cambio riesce a mettere in circolo molto presto energie fresche e dinamiche.  Siccome poi -per cultura- loro sono molto bravi a selezionare i migliori sin dall’ammissione nelle Universita’, questo fa sì che ci sia una continua iniezione di eccellenza nelle fasi in cui motivazione ed energie sono al top del rendimento, ovvero tra i 25 e i 35 anni.

Sicuramente sono cose che tu sai gia’ benissimo, ma ho pensato di darti qualche utile spunto. A presto e buon lavoro!”

GIGI

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