Radio24 | Il Sole 24 ORE

“Una speranza per i miei coetanei…”

Riceviamo e pubblichiamo la storia di Benny, giovane ascoltatore che ci ha inviato una lettera per raccontare la propria vicenda professionale. “Italia-Olanda-Italia”, il titolo della missiva, che contiene -nel finale- un messaggio di speranza per i giovani.

“Parto dall’anno accademico 2006/2007, ultimo anno di università (specialistica in Economia): finalmente dopo la fine degli esami sento arrivare la tanto sudata laurea e di conseguenza il momento di fare il mio ingresso nel mondo del “lavoro”. ragione per cui inizio a fare qualche colloquio verso gennaio 2007, giusto per sondare quello che mi aspetta. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto decido di concentrarmi sulla tesi.

Nel frattempo cresce in me la consapevolezza di dover migliorare il mio livello di inglese che pur non essendo scarso non era di certo il “fluent english” tanto richiesto nelle offerte di stage/lavoro: pertanto inizio ad informarmi sulle possibilità di poter svolgere internship all’estero tramite l’università; purtroppo devo ammettere che la mia Università, pur essendo quotata sulla scena milanese di certo era più interessata a incassare i soldi delle tasse che a favorire il mio ingresso nelle aziende per cui mi sono mosso per vie traverse, ricercando autonomamente le possibilità per fare esperienze oltre confine.
Arrivo finalmente alla tanto attesa sessione di laurea a luglio, ricevo il tanto sospirato pezzo di carta: mi godo le vacanze e a fine agosto sono già operativo alla ricerca di lavoro. I canali di ricerca non mancano: università, siti specializzati, agenzie… decido comunque di concentrare la mia attenzione sulle multinazionali. Sapevo che la concorrenza era elevata, ma non mi aspettavo dopo un mese di non ricevere alcun feedback a seguito delle mie numerose application.
Decido quindi di ricercare oltre i confini, essendo sempre viva in me l’idea di fare esperienza “fuori”, invio una decina di application: tutti mi rispondono (anche se con la classica risposta automatica negativa) e due sono interessati ad approfondire con un colloquio telefonico. Preciso che non erano posizioni di profilo elevato, ma lavori di Customer Service. Dei due colloqui il primo ha esito negativo, mentre nel secondo sono soddisfatti e ho un secondo step, al termine del quale, dopo un paio di giorni, mi comunicano di essere stato preso: decido di accettare. In pochi giorni mi ritrovo catapultato nella realtà olandese, per iniziare la mia avventura (per di più con un contratto di lavoro vero, tramite agenzia interinale ma un contratto a tutti gli effetti con ferie, malattia ecc..).
Il primo impatto con una cultura straniera è stato decisamente duro abituato agli standard italiani, mi sono subito reso conto dell’efficienza olandese, soprattutto dal punto di vista burocratico (in 2 giorni ho svolto tutte le pratiche per poter lavorare regolarmente); il lavoro non mi dispiaceva, non avendo comunque esperienze di lavoro fulltime e, mi sono ben inserito in un team davvero internazionale con colleghi da tutto il mondo; di conseguenza si comunicava solo esclusivamente in inglese sia internamente che con i clienti stranieri. Dopo i primi tre mesi ero perfettamente in grado di svolgere il lavoro al pari degli altri colleghi, e iniziavo a rendermi conto che non era il lavoro della vita; ho iniziato così a cercare sul posto altri lavori più in linea con i miei studi universitari; dopo altri tre mesi di ricerca non ho trovato lavori al di fuori del customer service. Il mercato del lavoro olandese è comunque ottimo, in quanto offre decisamente molte opportunità per tutti i livelli e tutte le nazionalità.

Inoltre avevo preso contatti con un’azienda in Svizzera, la quale si è dimostrata subito interessata al mio profilo: mi invitarono a contattarli non appena fossi rientrato in Italia: visto che il lavoro e l’azienda mi attiravano parecchio decisi di tornare.

Ad aprile 2008 eccomi di nuovo in Italia e pronto a ricominciare i colloqui: contattai subito l’azienda svizzera, svolsi diversi colloqui nei successivi 3 mesi, ma alla fine l’esito fu negativo; inutile negare che rimasi deluso in quanto ci speravo.
Consapevole del mio potenziale e (se in Olanda mi hanno offerto un lavoro e uno stipendio pur non avendo espèrienza perché in Italia dovrei svendermi?) ricominciai ad applicare per stage: i criteri di scelta erano principalemnte due.
-retribuzione dello stage
-possibilità di inserimento al termine
Purtroppo il 2008 non fu un anno felice, visto l’arrivo della crisi e di conseguenza maggiori difficoltà per tutti: mi resi subito conto che rispetto all’anno precedente si erano moltiplicate le offerte di stage per mansioni di livello inferiore, e anche dal punto di vista dei rimborsi la situazione era drastica. Tuttavia iniziai a fare diversi colloqui anche di buon livello, ma la concorrenza era davvero alta.

Alla fine di marzo 2010 decido di fare gli ultimi due tentativi. Sostengo due colloqui, uno per una società spagnola attiva nel campo delle energie rinnovabili e l’altro per una società di webmarketing: entrambi vanno bene e passo agli step successivi. Arrivo fino alla fine di tutti i vari colloqui, e non resta che attendere: purtroppo la società spagnola non mi sceglie ma almeno i danno una risposta in tempi brevi. A sorpresa dopo pochi giorni ricevo una telefonata dall’altra società, annunciandomi che mi avevano preso!

E non è finita qui: non mi offrono un contratto di stage ma un contratto a tempo determinato (una sorta di periodo di prova), per poi eventualmente confermarmi a titolo definitivo, visto che erano in espansione.

Sono rimasto sorpreso e meravigliato, perché sentii che la mia attesa era stata ripagata a dispetto di tutto il marcio che si trova in giro. I sei mesi vanno bene e passano in fretta, vengo confermato e assunto a titolo definitivo (ma fin da subito ho avuto, ferie, malattia…).

Sono passati due anni da allora, lavoro per la stessa azienda e mi ritengo soddisfatto avendo trovato una realtà diversa dallo standard italiano.

Un po’ è stata anche fortuna, in quanto il settore dell’online è decisamente nuovo e l’offerta di lavoro non manca.

Non so ancora cosa farò in futuro, e se lascerò ancora il nostro Paese (in fondo ho voglia di lottare per il mio Paese e per provare a cambiare le cose), ma di sicuro ho imparato che con la determinazione e l’impegno i risultati si ottengono. Purtroppo so che ci sono ancora tante difficoltà, ma spero che la mia storia possa dare un po’ di coraggio ai miei coetanei”.

BENNY

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.