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I Dibattiti di Giovani Talenti – “Ultimo treno per il futuro?”

LA DOMANDA DI GIOVANI TALENTI: “Ultimo treno per la modernizzazione: c’è spazio per una nuova classe di imprenditori innovativi in Italia, giovani e determinati a portare il Paese nel Terzo Millennio? Quali gli ostacoli alla loro crescita e affermazione? Esiste per loro il rischio -o l’obbligo- dell’espatrio, per dare forma ai propri progetti?”

GIROLAMO: “Siamo in grande ritardo sulla modernizzazione del Paese. Questo per tre motivi: 1) chi è salito sui treni negli scorsi decenni non vuole più scendere. 2) i treni sono sempre gli stessi (lenti, perchè ancora quelli degli scorsi decenni) e affollati di vecchi corporativismi dediti al mantenimento dello status quo. 3) Non esiste nella classe dirigente attuale una “Visione”, direi collettiva, di sistema, che in azienda equivale a dire “quale futuro migliore possibile e condiviso per tutti”. I giovani? Ci sono, sono di talento, hanno sicuramente una visione, e provano in qualche modo ad esternarla. Ma è collettiva? Di “Sistema Paese”? Hanno spazio? Credo che per rendere una visione o un futuro “di sistema” occorra innanzitutto una Politica (“P” maiuscola), in grado, che abbia voglia di cogliere la forte esigenza di futuro che arriva oggi soltanto dai giovani, e farla convergere verso obiettivi comuni e collettivi. Solo con la convergenza tra il potenziale dei giovani e una classe politica “moderna”, che abbia a cuore il futuro e non il presente (o passato), potremo prendere l’ultimo treno per portare il Paese verso il terzo millennio. Ad oggi, tra tanti politici, giovani e meno giovani, mi sembra incredibile che soltanto il nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, abbia colto il problema e veda nei giovani il grande potenziale e una grande forza per costruire un nuovo futuro”.

STEFANO: “Caro Girolamo, condivido gran parte dei punti che hai identificato, ma purtroppo non credo che siamo destinati a NON affrontarli finché il Paese resta preda di questa allucinazione collettiva per cui l’emergenza sarebbe la riforma della giustizia o la sicurezza o altre fanfaluche della stessa portata. Rispetto a questo abbiamo tutti le nostre responsabilità, non illudiamoci di poter scaricare la croce sui soliti “cattivi politici”. Nello specifico le responsabilità le hanno: 1. i politici, per aver imposto questi temi, o essercisi accodati senza grandi problemi, o essercisi accodati alla fine comunque, sebbene controvoglia e recalcitrando; 2. noi tutti cittadini per non aver preteso altro, per esserci guardati TG che parlavano solo di questa roba senza spegnere in massa la TV, senza scrivere Tsunami di lettere di protesta ai direttori; 3. gli imprenditori, che pure accesso ai media avevano ed hanno, che hanno colpevolmente taciuto. Napolitano identifica bene i punti dolenti, ma poi non ha il coraggio di usare effettivamente il suo potere per metterci mano”.

EDOARDO: “Mi unisco a Girolamo e Stefano nel concordare con quello che dicono. Vorrei aggiungere un mio piccolo contributo che documenta l’esistenza di una classe di giovani imprenditori che potrebbero davvero fare la differenza, ma che immancabilmente non riescono a fare breccia nell’elefantismo del nostro sistema. Già da qualche anno esiste un programma (Fulbright-BEST) sponsorizzato dalla commissione scambi culturali Italia-USA, che spedisce una decina di giovani l’anno in Silicon Valley per 6-9 mesi. Quando queste persone tornano in Italia hanno un grande entusiasmo e voglia di “fare” che io ho più di una volta toccato con mano. Da cosa nasce tale entusiasmo? Dal semplice fatto che hanno visto un sistema molto diverso che, lungi dall’essere perfetto, è dinamico ed è autocoscientemente perfettibile: in altre parole non rimane piantato sulle stesse posizioni imprenditoriali se queste non funzionano più. In Silicon Valley, come nella maggior parte degli USA, ogni qual volta un modello imprenditoriale non si dimostra più all’altezza della situazione socio-economica lo si cerca di cambiare. Non sempre i risultati sono invidiabili, ma per lo meno si prova a cambiare. Putroppo cosa trovano questi ragazzi quando tornano in Italia? Una fortissima resistenza, se non adirittura una totale invisibilità. Tanto che alla lunga quell’invidiabile entusiasmo si attutisce pian pianino, fino a spegnersi. Chi si accorge di ciò in tempo se ne va di nuovo… per non tornare probabilmente più dal Bel Paese. Come si rimedia a questa situazione con la massima urgenza? Io concordo con Girolamo: non basta agire dal basso, l’azione deve essere collettiva. Ma la collettività è costituita sia dai semplici cittadini che dalla classe politica che li rappresenta. E come dice Stefano, questa collettività Italiana è superficiale, disinformata e abbrutita. Finchè questa collettività avrà lo stomaco pieno ed un “circo” mediatico che l’intrattiene non si sveglierà dal torpore che l’attanaglia. Il buon vecchio Giovenale è sempre attuale”.

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