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I Dibattiti di Giovani Talenti – Funzionano le HR in Italia?

LA DOMANDA DI GIOVANI TALENTI: “Funziona, secondo la vostra esperienza, il sistema di selezione e reclutamento delle risorse umane in Italia? Per numero di offerte, qualità delle offerte e -soprattutto- reale interesse verso il profilo del candidato? Percentualmente, quanti colloqui realmente meritocratici avete sostenuto nella vostra carriera, sul totale di quelli svolti?”

P.S. Un consiglio spassionato… leggetevi  gli interventi qua sotto!

Edoardo: “Presento la mia piccola esperienza di cosidetto “cervello in fuga”, tornato in Italia nel 2007 dopo 8 anni passati negli Stati Uniti. In 3 anni passati in Italia ho sostenuto circa dieci interviste telefoniche e cinque colloqui di lavoro. Tutti i colloqui riguardavano offerte di lavoro per posizioni quadro o comunque con profilo parzialmente manageriale, in aziende private o con al massimo una minoranza di partecipazione pubblica. Tutti i colloqui` sono avvenuti tramite agenzie per il reclutamento. Complessivamente i colloqui sono sempre sembrati andare in modo soddisfacente, ed in alcuni casi, anche eccedere le mie aspettative. A nessuno pero` ha mai fatto seguito un offerta seria o anche un feedback concreto, come si fa di prassi negli USA ma anche in Inghilterra ed in Germania. Un caso tra tutti e` stato emblematico. Ho sostenuto un colloquo per una posizione di direttore di ricerca. E` stato, a mio avviso, uno dei migliori colloqui che abbia fatto e per il quale mi sembrava ci fossero concrete possibilita`, oltre che un match perfetto tra le mie qualifiche e le esigenze del datore di lavoro. Ho saputo in seguito che in realta` mi era stato richiesto di fare un colloquio solo per una questione di facciata: l’azienda- essendo in parte a partecipazione pubblica- doveva indire una ricerca aperta. La realta` era che avevano gia` un candidato interno pronto per essere promosso. E dire che parliamo di un istituto di ricerca del Nord Italia, che ha speso la bellezza di 350 euro di rimborsi spese per il mio colloquio. Che spreco! Concludo col dire che dopo tre anni di “sopravvivenza” in Italia me ne sono andato via di nuovo ed adesso lavoro in Germania. Io ci ho provato a tornare nel Belpaese, ma l’indifferenza che ho trovato mi ha spinto a cercare fortuna altrove”.

Walter: “Ne ho fatti colloqui. Quello che trovo opprimente al massimo è quello che mi è successo dopo aver accumulato anni di esperienza di lavoro. Negli ultimi casi il colloquio fatto da società di selezione, dopo la solita domanda del tipo “mi parli delle sue esperienze professionali etc. etc.”, la seconda era sempre ” Ma scusi, ma quanto prende?”. Dopo più niente. Dopo quelle avventure più niente. Mi sono scocciato!!!”

Alessandro: “La frase “Ma scusi ma quanto prende?!” mi fa ricordare una “pseudo” intervista telefonica che ebbi nei primi anni di lavoro a Monaco di Baviera. Dall´altro lato della cornetta una rampante consulente che mi proponeva un lavoro in Italia. Dopo la mia risposta alla sua domanda, c´é stato prima un trasalimento, seguito da un rumore sordo (forse era caduta dalla sedia) ed infine “ma é sicuro della cifra?!”. Dopo avermi fatto una manfrina sul fatto che per la posizione richiesta non si poteva richiedere una cifra tale, e soprattuto che in Italia non ci si poteva aspettare un tale ricompenso economico, mi disse: “Se lei vuole tornare in Italia deve accettare queste condizioni”. Allorché scocciato le feci presente che era stata lei a chiamare e non io a propormi e che se lavoravo all´estero un motivo dove pur esserci! Diciamo che l´HR Italiana riesce ad avere un minimo di possibilitá nel recruitment quando si cerca personale poco esperto e magari con poca esperienza all´estero”.

Stefano: “Diciamo che, per la mia esperienza, spesso le HR non sono ben formate, cioé non hanno le capacità di giudicare sul merito e la reattività necessaria. Reattività che serve soprattutto quando i candidati “buoni” per un posto sono pochi (del tipo fare una controproposta, etc). C’è da dire che d’altronde è vero che gli stipendi in Italia sono più bassi, e quindi non possono fare proposte alte, ma neanche rispondere piccatamente come nel tuo caso. Diciamo che le HR italiane non ti danno tanta voglia di tornare, non sanno stimolare il tuo interesse, pensano sempre di avere il coltello dalla parte del manico e questo le fa essere imprudenti (a volte)”.

Marco: “Io ne potrei raccontare un paio. Ma una in particolare mi fa ancora sbellicare dal ridere. Nota azienda Italiana del settore che cercava un direttore della ricerca. Mi invitano ad inviare il mio CV via email (premetto che ogni due anno mi ricontattano, quindi sapevano gia’ chi fossi…). Dopo due giorni mi chiamano dicendomi: “al nostro CEO piacerebbe fare un colloquio con lei”. E io ho risposto “il vostro CEO l’ho gia’ incontrato due e 4 anni fa, e non mi ha mai fatto una proposta economica.. e quindi mi ha fatto solo perdere tempo. Siccome sono in vacanza con la famiglia, se volete farmi il colloquio lo facciamo per telefono, e se mi fate una proposta economica magari vengo anche a parlare con il CEO. Due giorni dopo colloquio telefonico: dopo le solite domande sul CV… la fatidica domanda: ma quanto prende? Alla risposta… chiaramente iperventilazione dall’altro capo del telefono, e la seguente dichiarazione “eeehhh, ma sa, qui in Italia queste cifre qui, con i tempi che corrono, e’ un po’ difficile….bisogna anche sapersi accontentare e poi lei lavorerebbe con una grande azienda…” E io rispondo: ” ma quello era solo lo stipendio, poi ci sono i benefits… e la relocation della famiglia, e io lavoro gia’ con una grande azienda, e con i tempi che corrono ho anche altre proposte e poi mi avete chiamato voi e non io”. E il tipo dell’HR: ” ma quelli come lei costano tutti cosi’?” E io ho risposto:”Mi permetta di farle una metafora. Se lei e’ il presidente di una squadra di calcio che vuole vincere il campionato e vuole un attaccante lei ha due possibilita: prendere FraC…o da Velletri e dargli la maglia numero 9 con mille euro al mese, oppure puo’ prendere Messi… che costa molto di piu’. La differenza tra i due e’ che il primo non segna nemmeno a porta vuota e non vende nemmeno una maglietta, il secondo non solo segna, ma vi fa vendere anche tante magliette. Quindi lei e il suo CEO dovete decidere se volete fare una squadra che prova a vincere il campionato, o se volete far finta di giocare. Per vostra sfortuna di attaccanti come Messi ce ne sono pochi e costano tutti lo stesso.” Le HR Italiane sono purtroppo abituate a ricevere tonnellate di CV da tanti giovani con poca esperienza in cerca di lavoro, che farebbero di tutto per lavorare. E quindi sono abituate a trattare tutti in maniera spocchiosa. Cosa che naturalmente non possono permettersi quando provano ad assumere professionisti di un certo livello con tante esperienze. Senza contare il fatto che in Italia si tende comunque a pagare meno che all’estero in tutto (tranne le escort, in base a quello che leggiamo sui giornali, e i calciatori)”.

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