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Comunicazione a Bruxelles

Lavorare nella comunicazione a Bruxelles, sperimentando in prima persona cosa significhi una leadership inclusiva. Non solo: Ilaria Conti, 30 anni, ha scoperto, con sua enorme sorpresa, come all’estero si possa esseri assunti -con responsabilità concrete- anche a soli 25 anni. Ilaria ha scelto di presentarsi così ai lettori del blog:

“Sono Ilaria, ho 30 anni e lavoro da quasi sei a Bruxelles – partita fresca di laurea in Scienze della Comunicazione per uno stage di 6 mesi e –come succede a molti qui – non ancora rientrata!

Lavoro per EFET, la Federazione Europea dei Traders dell’Energia – un’associazione che rappresenta circa 100 aziende europee, impegnate nel commercio all’ingrosso di gas ed energia elettrica. Sono Policy and Communication Associate  (una funzione che comprende sia responsabilità nel campo della comunicazione – sia nel settore piu’ propriamente “politico” dell’associazione, legato allo sviluppo dei mercati dell’energia in Europa).

Quello che più mi piace del mio lavoro – oltre al settore, che è uno dei più dinamici al momento – è sicuramente l’ambiente internazionale e stimolante: in EFET sono l’unica italiana, mi trovo a dover usare quotidianamente almeno due o tre lingue, e a tenermi informata su vari aspetti della scena politica internazionale.  

Inoltre, la parola d’ordine qui è serietà, che permette a chi lavora e si impegna di andare avanti. Nonostante l’ambiente sia competitivo e si lotti per emergere, le regole del gioco sono più chiare, basate per un buon 90% sulla meritocrazia. Il che ti spinge ad impegnarti sempre di più e a dare il meglio di te, (anche) perché sai che i tuoi sforzi saranno apprezzati .

Non solo: in questo modo, si instaura un circolo virtuoso che porta a comportarsi nello stesso modo con i propri colleghi. E’ qui che ho capito cosa significhi essere un buon capo, avere leadership: osservando l’atteggiamento di alcuni miei colleghi, che rarissimamente fanno leva sulla loro (oggettiva) posizione gerarchica per ottenere collaborazione, bensì su meccanismi quali l’esempio, il coinvolgimento e la motivazione al lavoro, la gratificazione. Tutte leve ben piu’ efficaci dell’imposizione di fare qualcosa “perché lo dice il capo”. Ovviamente occorre anche disponibilità ed apertura di mente da entrambe le parti.

Credo che siano queste le condizioni a cui è più difficile rinunciare, nel valutare un eventuale rientro in Italia. Come molti altri italiani a Bruxelles sento la nostalgia e vorrei davvero rientrare un giorno, ma trovare un lavoro allo stesso livello – non solo dal punto di vista del salario – non sembra facile al momento. Ecco perché, nonostante l’attaccamento all’Italia che un po’ tutti noi Italiani abbiamo qui all’estero, quello che spesso si sente dire è: “Si, l’Italia è bellissima – ci andiamo per le vacanze. Ma per lavorare restiamo qui”. Ed è proprio un peccato”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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