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Emigrare… per non morire

Riceviamo e pubblichiamo (con un po’ di ritardo, sorry!) la lettera della nostra ascoltatrice Barbara. Voglio rendere giustizia a quanti mi scrivono, invitandomi a non dimenticare i nostri “expats” over-40. Per quanto possibile, cerco di dare loro voce, sia all’interno della trasmissione, sia sul blog. Il focus del programma è -per sua natura e format- incentrato sui giovani, ma provo massimo rispetto anche per chi, superati i quarant’anni, decide che questo Paese proprio non va, così com’è. E ci spiega perché.

“A breve compirò 56 anni: nonostante ciò, ho interrotto volontariamente la trentennale carriera  professionale, per dedicare  ogni energia  alla realizzazione della  mia start-up  in Asia, con l’obiettivo di  emigrarvi  entro il 2013.
 
Questo significa che: i  “non valori “ culturali, comportamentali, attitudinali  peculiari dei profili di alti e medi dirigenti , imprenditori,  politici  italiani  del nostro tempo,  creano convinti aborritori  anche tra i “vecchi dinosauri “, i quali  decidono di troncare, disconoscere e  giocarsela ex novo, contando su proprie idee e tanta  forza per realizzarle.
 
Sono fermamente convinta e sicura che il futuro si costruisca solo miscelando: la velocità cerebrale e l’energia dei giovani , con la solida padronanza di utilizzo di quella fantastica banca dati che è l’esperito  dei / dai ” vecchi dinosauri “.
 
Ma ciò è, esattamente, quello che non  si vuole  realizzare/costruire,  qui: in Italia !  Dunque: si rende necessario emigrare, al fine di non morire cerebralmente; al fine di realizzare il senso di sè, come parte di una “societas ” di cui essere, contemporaneamente, orgogliosi appartenenti, oltre che  orgogliosi costruttori”.
BARBARA

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