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Pensieri in Controtendenza

Pubblichiamo oggi lo scambio di e-mail estivo con una nostra ascoltatrice, Luana, che pone un problema importante: ma non è che in questo momento di crisi, un po’ di colpa ce l’hanno anche i nostri giovani? E fa il suo esempio di imprenditrice, che non riesce a trovare risorse umane adeguate. Io una mia opinione l’ho data, cui ha replicato Luana (il nostro scambio di e-mail lo potete trovare sotto). La discussione però prosegue sul blog: siete tutti invitati a contribuire. Aggiungo solo una cosa: il mio rispetto per chi, giovane, qui ci prova. E vorrebbe costruire un’Italia migliore e diversa. Penso che sia il giusto interlocutore per chi se ne è andato, non trovando -nella sua ricerca di lavoro all’interno del Belpaese- interlocutori così. Forse qualcosa sta cambiando? Buona lettura!

Buongiorno, vorrei dire due parole un po’ controtendenza.

Io sono amministratrice e socia di una software house giovane (fondata 3 anni fa) composta da persone abbastanza giovani (comunque dai 25 ai 45 anni) che per mesi ha cercato personale senza trovarlo.

Abbiamo la nostra sede vicino a Bologna (Imola) e cercavamo giovani sviluppatori.

Stiamo aprendo il mercato internazionale (fiere in Inghilterra, Germania, Cina) e accordi con multinazionali in tutto il mondo. Siamo in forte crescita nonostante la crisi e questo governo che “ammazza” ogni desiderio!!

Premetto che l’offerta era:

-se neolaureati o con meno di 2 anni di esperienza: circa 1.200€-1.300 di stipendio netto, contratto a tempo indeterminato, disponibilità a trasferte (brevi)

-se con più esperienza lo stipendio sarebbe stato proporzionato alle reali competenze

Per cui a mio avviso un’offerta dignitosa e poi ognuno deve scommettere su se stesso (se ci credi e sai di avere i numeri!)

Abbiamo messo annunci su siti dedicati, pubblicato annunci su quotidiani, su quotidiani locali, ci siamo rivolti a società specializzate.

Abbiamo avuto pochi CV e pochissimi colloqui (dopo circa 7 mesi ho incontrato 9-10 ragazzi/ragazze dai 25 ai 30 anni) e TUTTI hanno fatto problemi relativi a: ferie, straordinari, trasferte, dormire fuori, andare all’estero, non avere la garanzia di un’azienda grande e strutturata ma doversi rimboccare le maniche svolgendo attività anche di assistenza ai clienti, test, ecc.  Addirittura c’è stato chi non ha voluto fare il colloquio quando telefonicamente abbiamo detto che c’erano trasferte da fare. C’è stato chi mi ha detto di voler dormire a casa alla sera, chi mi ha parlato di allenamenti che non potevano perdere, chi ha detto che gli straordinari devono essere ben retribuiti …

Devo commentare o la situazione si commenta da sola?

Abbiamo provato a cercare collaborazioni con aziende italiane per acquistare lo sviluppo. Un disastro fra costi e varie.

A questo punto abbiamo deciso noi di andare all’estero e questa settimana avremo un incontro con una sw house rumena che vende servizi. Abbiamo già dato loro del lavoro e devo dire che sono tutti ragazzi preparati, che lavorano senza sosta, sono appassionati, guardano ai risultati e non ai diritti, non chiedono prima di dare!

Beh, un commento lo faccio visto che ho sentito moltissime storie di ragazzi che si lamentavano degli imprenditori e del sistema italiano. Io fino a 3 anni fa ero dipendente ma sono stata per anni anche COCOPRO, ho studiato mantenendomi da sola all’università senza chiedere nulla ai miei, mi sono laureata lavorando la sera e il we. Ho lavorato sabati e domeniche senza fare storie, ho girato tutta Italia e oltre per crescere e per imparare. E così sono i miei colleghi.

Che molti non siano anche un po’ viziati dall’idea che una volta laureati sono automaticamente manager con solo il diritto di essere super pagati??

L’Italia come dicevo ammazza le imprese ma credo che le persone si lamentino tanto senza voler cambiare le cose. Se in Italia non funziona vado all’estero dove altri hanno già lottato perché le cose funzionassero? Mmmm… comoda! Qualcuno avrà fatto qualcosa perché dove vanno queste persone le cose funzionano meglio no?

E’ come chi dice, gettando per strada una carta per terra: “lo stato non pulisce!”

Grazie per l’attenzione e scusate lo sfogo”,

LUANA

La risposta di Sergio Nava:

Buongiorno Luana,

grazie per l’e-mail e la provocazione, tra l’altro mi piace leggere opinioni in controtendenza, che stimolano un dibattito.

L’osservazione è che ovviamente col mio programma non intendo dimostrare che tutti i giovani italiani siano “giovani talenti”. Come dappertutto, c’è il talento pronto a dimostrare le proprie capacità, e c’è chi vuole tutto facile e comodo, e subito. Ma questa seconda categoria, quella -per intenderci- che guarda alle trasferte all’estero come allo spauracchio (anziché come a un momento di crescita e confronto…) mi interessa poco, punto dritto alla prima. E’ quella che dovrà farsi classe dirigente.

Aggiungo solo che la seconda categoria (quelli della vita a casa) è anche il prodotto di una società che li ha educati ad avere tutto a portata di mano: famiglia, lavoro, amici, ecc.. Educati con una visione provinciale, cui non hanno saputo -o voluto- ribellarsi. La colpa è anche loro, ma non solamente loro. Fossero nati in Germania, a 18 anni erano già fuori di casa. 

Altra cosa le condizioni di lavoro: le vostre per l’Italia sono dignitose, ma resta il fatto che -spesso- i salari italiani sono poco competitivi rispetto a quelli stranieri. Per cui, in un mercato globale o comunque europeo, il “talento” finisce col cogliere l’occasione più favorevole. 1200 euro per un neolaureato sono uno stipendio sopra la media (molto bassa) in Italia, ma magari in Germania o Francia prende di più. Qui entra anche un problema di tassazione del reddito da lavoro dipendente, che in Italia sta diventando insostenibile, mi rendo conto.

Comunque non ne faccio una questione etica, per quanto io sia in prima linea nel cercare di cambiare le cose: si vive una volta sola, chi è davvero un talento, ha una visione globale del mondo, parla le lingue, ha competenze, ecc. … ma perché mai dovrebbe rischiare di fare la fine di Tantalo e Sisifo, sprecando tempo ed energie, quando fuori da qui trova un terreno di gioco e di lavoro più equo? Ripeto: lo scrive un idealista, che però comprende anche i “cinici”.

La risposta di Luana:

In ogni caso in questo momento non assumiamo più perché, come accennato nell’e-mail scorsa, abbiamo concluso un accordo con una software house rumena e ci faranno da BU sulla parte di sviluppo. Per quanto mi riguarda se c’era un talento da queste parti ha perso il treno…

Ho parlato attraverso le associazioni industriali con molti imprenditori (soprattutto uomini di affermata esperienza, perché quella ci vuole anni per farsela e non una laurea!!) e sono moltissimi con i miei stessi problemi. Trovano ragazzi che si credono invincibili e super preparati, salvo poi non essere in grado di sostenere lo stress e le sfide che ci si trova ad affrontare quando si scende in prima linea. Il top l’ho sentito da un cliente che ha avuto i genitori che sono andati a “sgridarlo” per aver ripreso il figlio!!!

Capisco il punto di vista del “giovane talento” con la visione globale del mondo che non può perdere tempo con stipendi troppo bassi, ma resto della mia idea. Lamentarsi andandosene è sempre la via più facile. E’ da dentro che si cambiano le cose. Oppure se te ne vai fallo ma non sputare dove hai mangiato. Ne hai perso il diritto! Il punto di vista del: “vado fuori perché mi valutano e mi pagano di più” mi sembra il tipico punto di vista di chi critica tutto salvo poi salvaguardare solo se stesso e trovare la via più veloce e facile per ottenere ciò che vuole.

Io dico: sei un talento? Molto bene, dimostralo! E’ solo un stipendio e il ruolo di “manager” che ti interessa o sei uno che sa fare la differenza? Non può essere sempre colpa dello Stato, delle scuole, degli imprenditori, del sindacato, di mamma e papà, o chi altro non so. Sei adulto? Prenditi le tue responsabilità! Se la mia azienda fallirà, certo l’Italia come burocrazia (costi e tempo) avrà inciso, ma ci sarà un solo ed unico motivo: noi. Forse non avremo sviluppato i prodotti giusti che il mercato richiede, forse saremo costati troppo, forse non diamo abbastanza. La colpa sarà nostra. Saremo stati noi a non prendere le decisioni giuste e questo io e il mio socio lo sappiamo molto molto bene.

Noi italiani siamo così. Ci lamentiamo sempre e soprattutto l’immagine dell’Italia che portiamo in giro per il mondo è drammatica! Non abbiamo amor proprio e per il nostro paese. Te ne vuoi andare? Vai. Vuoi imparare le lingue? Vai. Vuoi fare esperienze altrove? Corretto farle. Una cosa sola però: non dare la colpa agli altri.

Negli ultimi due mesi ho avuto in azienda molti stranieri che sono venuti a fare dei corsi. Tedeschi, cinesi, iraniani, rumeni, inglesi. Beh tutti si sono complimentati per la professionalità dei nostri collaboratori, per l’ospitalità e per l’organizzazione.
Quando mi hanno chiesto se era dura qui io ho elogiato l’Italia, anche se sono arrabbiata, perché voglio che si smetta di vederci come coloro che cercano la via più facile, la scappatoia, fatta la legge trovato l’inganno.

Io dico: cerchiamo di cambiare le cose da dentro! E a questi giovani talenti dico: andate via? Fate pure, noi prenderemo persone valide dall’estero e colmeremo la carenza di professionalità che nei giovani italiani oggi stiamo incontrando!

La mia domanda è sempre la stessa: come mai fuori dall’Italia le cose sono più eque? Ci saranno forse stati dei giovani talenti che hanno costruito un sistema migliore? Ci sarà per caso stato chi si è impegnato (magari sacrificando qualcosa) per far sì che le cose funzionassero? O basta uscire dai confini italiani che voilà: tutto funziona da solo?”

LUANA

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