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Ricercatrice a Bruxelles. Grazie all’Erasmus

Erasmus come “uscita d’emergenza” verso Paesi dove un lavoro qualificato è possibile. A condizioni migliori dell’Italia. Erasmus per scoprire come l’Europa non sia più “estero”, ma una macroregione della quale ciascun giovane italiano è parte integrante. Oggi “Giovani Talenti” dedica una puntata “omaggio” a un programma europeo, senza il quale molti dei nostri migliori professionisti espatriati non avrebbero potuto arrivare dove sono oggi. Lo facciamo con la storia di Francesca Galli, una ricercatrice a Bruxelles. La cui vita è stata segnata dall’esperienza Erasmus a Parigi. Francesca si presenta così ai lettori del blog:

Francesca Galli, 30 anni appena compiuti, ricercatrice in diritto penale europeo all’Institut d’Etudes Européennes de l’Université Libre de Bruxelles. Focus dei suoi studi negli ultimi anni sono le legislazioni e la giurisprudenza dei Paesi europei in materia di anti-terrorismo, diritto penale sostanziale e procedura. Dall’anticipazione della tutela penale alle intercettazioni telefoniche. Ha studiato prima di tutto scienze diplomatiche a Gorizia, stuzzicata da una visione romantica della diplomazia, per cui l’arte della parola è l’unica alternativa all’arte della guerra. Poi sceglie il diritto, per dare maggiore concretezza ai propri studi, e si appassionata di diritto penale, attraverso il lavoro dei magistrati di collegamento, tra rogatorie ed estradizioni . Comincia a viaggiare a 17 con un anno di studio all’estero in Ohio. Ha avuto la possibilità e la fortuna di confrontarsi con giovani selezionati e motivati; professori che hanno seguito i suoi studi e la sua ricerca passo dopo passo. Dall’Italia non è mai fuggita… è piuttosto partita per curiosità, per capire come si insegna e si impara altrove. Il problema riguarda la possibilità di tornare nel proprio Paese, portando con sé tutto ciò che si è appreso”.

 Francesca aggiunge una citazione di Cesare Pavese:

 “Così questo Paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli Paesi, non so se davvero mi sbagliavo poi di molto. Uno gira per mare e per terra, come i giovanotti dei miei tempi andavano sulle feste dei paesi intorno, e ballavano, bevevano, si picchiavano, portavano a casa la bandiera e i pugni rotti. […] Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo. […] Queste cose si capiscono col tempo e l’esperienza. Possibile che a quarant’anni, e con tutto il mondo che ho visto, non sappia ancora che cos’è il mio paese?da “La luna e i falò”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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