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La “scorciatoia”. Lettera dalla Norvegia.

Non è uomo dalle mezze misure Francesco, ingegnere italiano che vive a cavallo tra Italia e Norvegia. Gli abbiamo proposto, dopo uno scambio di e-mail, di raccontarci la sua esperienza lavorativa a cavallo tra i due mondi. Lui, raccogliendo la sfida, ci ha scritto questo vero e proprio “pamphlet”, che vi consigliamo assolutamente di leggere da capo a fondo. E poi magari commentarlo: diteci cosa ne pensate!

“Ti scrivo dalla Norvegia… dal North Sea Flow Measurement Workshop, considerato “l’evento where to be” per chi si occupa di strumentazione industriale nel petrolio, da questa parte del mondo.

E’ una conferenza da 350+ delegati, presenti tutte le oil major europee… i maggiori fornitori… aggiornamenti… “dove va la tecnologia e dove vanno gli standard”…. quanti italiani? Quattro persone. Di cui due (uno sono io) che lavorano per aziende straniere.

Ma sono ottimista. Intanto perchè non mi sembra sia necessario scappare dall’Italia per raggiungere i propri obiettivi. Esiste una scorciatoia: si chiama “aprire una filiale italiana di una ditta straniera”.

Nel mio caso l’intuizione sta nell’avere azzeccato settore e origine della ditta in questione: rispettivamente parlo di “oil and gas” e di Norvegia. 

Ho fatto con dei norvegesi quello che non ho potuto fare con degli italiani: aprire il MIO ufficio (a Milano), ed occuparmi della mia business unit.

Il tutto succede in un mercato ad alto valore aggiunto: per qualche mio amico mi occupo di “contare dollari”, ma in definitiva si tratta di strumenti che misurano quanto petrolio esce da un pozzo.

La mia vita lavorativa è cambiata, ormai da tre anni; i.e. dai miei 36 anni. Nel tecnico, nell’ingegneria, un trentaseienne è ancora “giovane.

Non è “cosa buona e giusta”, a questo punto, raccontare come ci sono arrivato – roba del tipo“manuale delle istruzioni per l’ingegnere italiano che vuole fare carriera”. Mi interessa invece sottoporre alcuni aspetti “sfidanti” che la mia esperienza mi offre giorno per giorno, nel bene, e nel male. Perchè Milano-Stavanger (sede della MPM) è un centinaio di km in più che Milano-Tripoli.

Premessa: per motivi di spazio certi argomenti sono affrontati in modo piuttosto empirico/semplicistico. E poi non scordiamoci del fatto che lo “scontro” di culture “di cui sotto” deriva da ovvie differenze storiche/geografiche/demografiche. 

FIDUCIA vs “TU SEI QUI PER FOTTERMI”.

Oggi relazione/incontro di lavoro che ha luogo in Italia (o che coinvolge un italiano) sottende il principio per cui l’interlocutore di turno è li con lo scopo principe di fregarci. “Cosa c’è sotto?”… “dove stanno gli svantaggi?”… “quanto mi costa?”…  In Norvegia si parla/ci si incontra perchè l’interlocutore di turno ha qualcosa da proporci, PUNTO. Da qui una serie di ENORMI plus: facile accessibilità al management, e non solo; generale entusiasmo nell’approccio/nelle relazioni; poca carta da produrre per essere assunto/per lavorare – MASSIMA fiducia. Ai nostri occhi un’attitudine del genere fa rima con “ingenuità”. Per me si tratta solo di gente che ha fiducia, che rischia, e che quindi per lo meno “fa”.      

 NERO/BIANCO vs GRIGIO

Amano le decisioni nette. Un “sì” è un “sì”. E sanno dire di no, con buona pace di un noto produttore di birra che sostiene che per noi sia così facile. La triste verità è che pur di non dire di “no” (vale in TUTTO), siamo capaci di lavorare il doppio e di perderci il triplo. 

Dimenticavo: i “cazziatoni” più “gelidi”… piuttosto che i complimenti più “caldi”… li ho ricevuti da un norvegese.

NORD vs SUD

Tra loro e me chi ha più facilità a lavorare col Nord Africa? Chi non ha problemi a fare trasferte in “amene” località che si chiamano Aktau, Atyrau, Lagos, Port Harcourt, Luanda, Pointe Noire, Hassi Messaud….

SONO IO. La nostra vicinanza (IN TUTTI I SENSI) con il Sud del mondo è un opportunità. Che io non mi sono lasciato scappare.

Di principio la “flessibilità” è un territorio in cui li battiamo, e di tanto. Ma noi gran “fame” non ce l’abbiamo, e ci piace farci del male. La trasferta non è più un’occasione per crescere e per fare business, ma sta diventando la “gita premio”: facciamo casino, viaggiamo in business, stiamo in un bell’albergo, mangiamo bene e magari ci scappa pure una donna (per essere politically correct).

COMPRO QUELLO CHE MI SERVE vs COMPRO QUELLO CHE COSTA MENO

In Norvegia comprano quello che serve. NO negoziazioni. NO sconti. SI’ puntualità nelle consegne. SI’ puntualità nei pagamenti. Se proprio vogliamo trovare un difetto a questo sistema… CHE NOIA!

 FACCIO LE COSE BENE vs NON FACCIO LE COSE

Per loro OGNI problema tecnologico/industriale è un opportunità per migliorarsi. Devono esplorare il mare di Barents per capire se c’è “petrolio buono”? La sfida diventa FARLO senza “impattare”.

Lo stesso vale per raffinerie, terminali, impianti LNG, degassificatori etc etc. Di fronte di tutto questo “ben di dio” (dal punto di vista dell’ingegnere chimico, quale io sono) si rimane senza parole nel constatare come ce la facciano… e come, OGGI, le loro società di ingegneria siano quelle che dettano gli standard. E noi? Citando il governatore della Puglia: “il nostro petrolio è il Mediterraneo” (… e sarei pure un uomo di estrema sinistra!).

 VITA BUSINESS DRIVEN vs VITA POLICS DRIVEN

Inevitabilmente si arriva qui. C’è troppa politica nel nostro lavoro. C’è troppa politica nella nostra crescita. C’è troppa politica nella nostra carriera. C’è troppa politica nelle nostre scelte.

Troppa politica uguale poca trasparenza. Troppa politica uguale pochi meriti. Troppa politica uguale pochi rischi… e così via.

Nella misura in cui contribuisci a far crescere stato/azienda/persone, per loro VALI, PUNTO. Ascolti black metal? Sei un ubriacone? Fai il cacciatore di balene? E allora??? Ecco… da loro esiste un concetto di “rispetto” e di “privacy” che è slegato da qualsiasi retaggio religioso/morale.

Finisco qua, anche se di differenze significative ce ne sarebbero per una seconda puntata… la mia conclusione è ben più drastica di quella già espressa da chi mi ospita: se quando andiamo all’estero siamo “gli zimbelli”, NON è solo colpa di chi ci governa”.

FRANCESCO  

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