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Un Ingegnere delle Telecomunicazioni in UK

Un altro “costruttore di futuro” fuori dal Paese. L’ennesima storia che non ha bisogno di spiegazioni, per raccontare perché i nostri migliori talenti vanno all’estero. Storia di Mario Neri, 31 anni, Ingegnere delle Telecomunicazioni. Lui ci aveva giustamente creduto, quando raccontavano che quel tipo di laurea sarebbe stata il futuro, grazie anche al boom della telefonia mobile. Poi abbiamo scoperto che in Italia i telefonini li vendevamo… mica li producevamo. Lui comunque ha capito per tempo cosa riservava l’avvenire. Così si presenta ai lettori del blog:

Mi chiamo Mario Neri, sono nato a Livorno, ho 28 anni e sono un laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni dell’Universita’ di Pisa.

Purtroppo (per certi versi), sono uno dei molti giovani che hanno prima “voluto” e poi “dovuto” spostarsi all’estero, per un semplice motivo: il mercato del lavoro nella nostra beneamata patria e’ un disastro. Almeno, per un giovane neolaureato!

Non credo che la mia storia sia particolarmente diversa da quelle di tanti altri, visto che nella mia esperienza personale e professionale ho conosciuto molti italiani che si sono trovati nelle mie stesse condizioni.

Per quanto mi riguarda, tutto e’ cominciato nel 2007, durante il mio ultimo anno di Laurea Specialistica, momento in cui uno si accorge che l’università sta per finire e che quindi che ci si deve rimboccare le maniche per darsi da fare nella giungla del mondo del lavoro.

Conoscevo parecchi ex-studenti ed amici che si erano laureati a pieni voti nel mio stesso corso: forse sarà perché l’industria delle Telecomunicazioni aveva vissuto momenti migliori anni prima, con l’avvento delle prime reti GSM e dei primi « telefonini », o forse sara’ perchè abitavo in una regione, la Toscana, non certo ricca di opportunita’ interessanti… fatto sta che il risultato fu che molti di questi colleghi, i piu’ fortunati, lavoravano presso aziende di consulenza con miseri contratti di 6 mesi / un anno, e uno stipendio che (inclusi i rimborsi spese) non superava i 1000-1100 euro.

Non volendo finire nella stessa gabbia, ebbi l’occasione di fare uno stage al termine degli esami: soprattutto, ebbi la fortuna di avere un Professore che sostenne la mia scelta e che mi autorizzo’ a studiare una tesi « prodotta » in azienda. L’azienda si trovava all’estero, in Francia e si chiamava Eutelsat.

Me ne partii, dunque, alla volta di Parigi. La prima bella notizia fu che lo stage era retribuito: quella ancora piu’ bella fu che la retribuzione ammontava a circa 1000 euro mensili, esattamente quanto i miei colleghi in Toscana prendevano in qualita’ di ingegneri neo-laureati! Ho spesso parlato con managers o direttori risorse umane di quanto la cosa fosse incredibile, e la risposta che ottenevo era sempre la stessa: seppure da stagista, l’azienda beneficiava del mio lavoro e quindi era giusto ricevere in cambio una piccola fetta della « torta ». Come dar loro torto… ?

Quest’esperienza fu estremamente gratificante, sia dal punto professionale che da quello personale. Per cui, quando, alla fine dello stage Eutelsat mi offri’ un contratto a tempo indeterminato, pensai subito che non potevo lasciar scappare questo treno, visto che in Italia, probabilmente, mi sarei ritrovato a lavorare con un «contratto a progetto» e una paga che non mi avrebbe dato la possibilita’ di essere economicamente indipendente dalla mia famiglia. Francamente, credo che non mi meritassi questo, considerato che piu’ volte mi è stato detto che noi ingegneri italiani siamo indiscutibilmente ingegneri di qualita’ !

Rimasi quindi a lavorare in Francia per 3 anni: durante questo tempo ho viaggiato per quattro continenti, e ho potuto toccare con mano cosa voglia dire lavorare in un ambiente internazionale. A Febbraio di quest’anno, rimanendo nello stesso business, mi sono spostato a Londra, dove attualmente lavoro per un altro operatore satellitare – Inmarsat – come “Spectrum Management Engineer”. Inutile dire che anche stavolta la crescita che quest’esperienza mi sta offrendo va al di la’ delle aspettative.

Per finire, voglio dirti che quando le persone mi chiedono se mi manchi l’Italia, non posso fare a meno di rispondere di sì, per innumerevoli motivi. Ma quando poi mi confronto con i miei coetanei che sono rimasti «laggiu’», che devono sempre vivere a casa con i genitori perchè un affitto ti prende il 70% della busta paga – e che devono sperare di entrare un giorno nelle «grazie» di qualcuno per ricevere una promozione o avere la possibilita’ di affermarsi… beh, credo, Sergio, che l’Italia sia fatta per venirci in vacanza, e non certo per lavorarci, almeno quando si e’ giovani ingegneri“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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