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Geologo a Londra. Senza biglietto di ritorno.

Tornare in Italia? Sempre più difficile per Daniele Cravino, 32enne geologo, nonché protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”. In una splendida lettera di autopresentazione ai lettori del blog, Daniele spiega così perchè -nella sua storia di vita e professionale- lui abbia già oltrepassato il “punto di non ritorno”.

“Sono un geologo di 32 anni e scrivo da un limbo. Il limbo di coloro che, stanchi di un’Italia immobile e affossante, l’hanno lasciata per l’estero e che ora, dopo alcuni anni, si chiedono se ci siano le condizioni ed i presupposti concreti per il ritorno. Sospeso tra il desiderio costante di costruire un progetto professionale nel mio Paese, e la triste consapevolezza di dover cercare altrove per soddisfare le mie legittime aspirazioni. Mi sono serviti quattro anni di vita professionale post-Laurea per zavorrarmi ad un’amara, ma lucida verita’. Che l’Italia e’ un Paese senza vento, in perenne, colpevole, bonaccia. Ho speso stancamente questi quattro anni tra precariato, prospettive di carriera nulle, livelli salariali ridicoli, scarsi investimenti nella formazione. Un contesto lavorativo statico e passivo, con potere di attrazione nullo, che non garantisce alcuna certezza nel medio e lungo termine. Ma non sono il tipo che sprofonda nella rassegnazione cronica. Ho sempre pensato che per giungere all’affermazione di te stesso come individuo non ti puoi permettere troppa autocommiserazione. Dovevo, gioco forza, cercare un’alternativa che riflettesse le mie ambizioni e valorizzasse le mie capacita’. Detto, fatto: Londra è stata la mia meta. Lavoro per una multinazionale di progettazione geo-ingegneristica. Escavazione di gallerie in ambiente urbano sono il mio pane quotidiano. Stilando un bilancio della mia avventura inglese, sono convinto che un’esperienza professionale all’estero arricchisca chiunque la intraprenda, perche’ promuove la tua crescita personale, fornisce prospettiva e visione globali, consente di maturare una spiccata spinta all’imprenditorialismo, e di integrare il know-how di un Paese straniero con quello nostrano. In sintesi, incrementa esponenzialmente il tuo potenziale di competitivita’ sul mercato delle risorse umane.

Mi sento all’apice delle mia potenzialita’. Sento una voglia pulsante di testare le mie capacita’, di apprendere, di sfruttare le mie doti creative e gestionali, in un ambiente di lavoro stimolante e meritocratico, dove non si soffoca l’iniziativa e non si premia il privilegio. Qui ho trovato regole trasparenti, meccanismi di selezione espliciti, politiche e programmi di sviluppo in grado di promuovere opportunita’.

E’ l’Italia in grado di offrirmi tutto questo? E’ l’Italia un’opzione plausibile, in risposta alle mie aspirazioni? Al momento, la risposta e’ negativa, non ci sono le basi e le prospettive per “credere” nel rientro. E piu’ passa il tempo, piu’ scema la voglia di rischiare un salto nel buio, e piu’ si concretizza la consapevolezza che lasciare alle spalle l’Italia sia una scelta da fare senza troppi rimpianti. 

Alla luce dei fatti, il punto di non ritorno, forse, me lo sono gia’ lasciato alle spalle”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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