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Loris Degioanni, da Torino alla Silicon Valley

Ripresa d’eccezione, per “Giovani Talenti”: apriamo il 2012 con una storia che arriva direttamente dalla Silicon Valley, l’incubatore per eccellenza dell’innovazione mondiale. Protagonista uno dei più noti talenti italiani in California. Loris Degioanni, 37enne Senior Director of Technology per l’azienda californiana Riverbed. Loris ha una storia realmente fuori dall’ordinario da raccontare. Con lui entriamo nel nuovo anno, che speriamo sarà di straordinario cambiamento per l’Italia. Loris si presenta così agli ascoltatori di “Giovani Talenti”:

Nella definizione di talento in fuga non mi sento molto a mio agio. Mi chiamo Loris e ho lasciato l’Italia circa otto anni fa. Non per rinuncia, non per stanchezza. Nemmeno per rabbia. L’ho fatto per insegure una passione. Anzi, a pensarci bene, e’ la passione che si e’ portata via me. Ce l’ho fin da bambino: usare quei mattoncini che sono le istruzioni di un computer per creare software che sia elegante e utile. Talmente utile da essere usato da molte persone, e magari perfino da giustificare un business.

Il software che scrivo durante la tesi al Politecnico di Torino lo metto a disposizione gratuitamente su Internet. Viene scaricato da 80.000 persone prima che mi laurei. Qualche anno dopo, mentre sto facendo il dottorato, lo stesso software viene notato da un professore universitario della UC Davis, non distante da San Francisco, che mi invita a fare ricerca con lui. Ci piaciamo e cosi’ prendiamo la folle decisione di abbandonare l’universita’ e metter su una startup. La chiamiamo CACE Technologies. E’ il 2005 e in sei mesi mi trovo proiettato da un pacifico dottorato a Torino all’ambiente ultra-competitivo della Silicon Valley. Ho bisogno di aiuto per sviluppare il prodotto, ma imparo a mie spese che gli ingegneri locali preferiscono andare a lavorare per Google e Facebook piuttosto che per la minuscola azienda di un trentenne sognatore immigrato dall’Italia.

Cosi’ gli sviluppatori li faccio venire da casa mia. Una quindicina nei cinque anni successivi, piemontesi, sardi e campani. Insieme creiamo Wireshark, un software gratuito per l’analisi di rete che viene usato da cinque milioni di persone in giro per il mondo, e una serie di prodotti commerciali che lo complementano. Il business cresce in maniera solida e costante, tanto che nel 2010 le cose sono mature per l’acquisizione. La “exit”, come la chiamano in Silicon Valley. Il team di CACE, inclusi tutti i ragazzi italiani, diventa parte di Riverbed, un’azienda quotata al Nasdaq; io a 35 anni incasso una cifra che a uno come me permette di non pensare ai soldi per il resto della vita, e l’avventura  ricomincia.

Da un anno a questa parte faccio il Senior Director of Technology per Riverbed: definisco la strategia tecnologica della business unit che ci ha acquisiti e al contempo giro il mondo per incontrare clienti di alto profilo, come aziende telefoniche e banche. La cosa bella del fare l’imprenditore in Silicon Valley e’ che ti accorcia gli orizzonti. L’idea del posto fisso non solo l’ho sempre trovata poco attraente, ma mi fa proprio paura. Mi terrorizza immaginare di fare la stessa cosa, nello stesso posto, finche’ non si e’ troppo vecchi. Capisco che ci siano eta’ e situazioni nella vita che rendono meno facile rischiare, ma so anche che a volte e’ la pigrizia a frenarci. Qui, se fai quello che faccio io, non e’ possibile essere pigro. In tre, cinque anni al massimo o hai fatto il botto oppure fallisci, ti lecchi le ferite e riparti. In entrambi i casi e’ un orizzonte nuovo“.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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