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Risorse Umane in Olanda

L’Italia è un Paese con un grado accettabile di selezione? Oppure, segue logiche e percorsi che privilegiano la “conoscenza”, rispetto al “merito”? Oggi è la puntata ideale per parlarne, con Silvia Arnaboldi, 31enne professionista al lavoro ad Amsterdam (Olanda), nel settore delle risorse umane di un’importante multinazionale americana. Silvia da diverso tempo sta provando, a rientrare: nonostante la sua preparazione internazionale e il suo CV, il Belpaese non sembra volerle concedere chances di ritorno. Silvia si presenta così a “Giovani Talenti”:

“Con una laurea in Sociologia sognavo di prendere un dottorato e lavorare per il Ministero del Lavoro. Ma il pensiero di essere pagata 800 euro al mese per i prossimi 3 anni della mia vita, e di dover continuare ad avere due impieghi per potermi permettere una stanza a Milano mi ha convinta a trasferirmi all’estero. Destinazione Amsterdam, citta’ molto vivibile, sicura, a misura d’uomo, dove con la bicicletta vai dappertutto, culturalmente viva e molto aperta agli stranieri. Una societa’ in cui il mercato del lavoro e’ molto piu’ fluido, sia in entrata che in uscita, per cui un’azienda puo’ licenziarti molto piu’ facilmente di quello che avviene in Italia – ma in cui vieni supportato molto di piu’ nella ricerca di un nuovo lavoro. In Olanda non puoi, per legge, essere assunto come stagista, a meno che tu non sia iscritto a un’ universita’, e che lo stage venga riconosciuto in linea e necessario per i tuoi studi.

Nonostante il mio scarsissimo inglese ricevetti tre offerte in meno di 2 mesi: e’ da quasi sei anni che felicemente lavoro in HR, per una multinazionale americana. Da subito sono stata unicamente responsabile del mio lavoro, con pochissimo controllo e tantissima fiducia nelle mie capacita’, tantissima autonomia e molta importanza ai risultati, trattata da adulta in una relazione fra due mondi adulti: azienda e impiegato si rispettano a vicenda, e pretendono il meglio l’uno dall’altro. In questi anni ho ricevuto tantissime soddisfazioni dal mio lavoro: giornate lunghissime, ma sempre con la sensazione che il mio tempo investito fosse equiparato all’investimento che l’azienda faceva in me… soprattutto, con la sensazione di acquisire ogni giorno competenze che mi avrebbero reso un HR Professional piu’completo. 

Mio marito si e’spostato in Italia: purtroppo cercando lavoro in patria mi scontro ora con la stessa realta’di quasi sette anni fa. Linguaggio molto formale, che purtroppo non e’ segno di rispetto autentico, risposte che raramente arrivano, l’idea che come employee devi ritenerti fortunato di lavorare per un’azienda senza che la cosa sia reciproca… la seconda domanda che mi fanno a un colloquio e’ quanti anni ho, la terza e’ affermare che il mio stipendio va in base all’eta’ e non alle mie competenze… Lavorando nelle risorse umane, il modo in cui la risorsa viene trattata in Italia e’ certamente non sempre basato sul concetto che le persone costituiscono l’asset piu’importante di un’azienda.

La conseguenza di tutto cio’ è che da sei mesi -e probabilmente, per i prossimi anni a venire- conduco una vita da pendolare: lavoro ad Amsterdam, con fine settimana in Italia”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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