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Musicista col biglietto di sola andata

Vale la pena investire in cultura, in Italia? Domanda che sorge spontanea, leggendo l’e-mail che ci ha inviato Mike, giovane ascoltatore pugliese di “Giovani Talenti”. Una storia davvero paradossale e un po’ “kafkiana”, la sua. Che si conclude con la solita, amara riflessione. Meglio andarsene. 

“Sebbene ci sia crisi per tutti i settori, nel settore della musica c’è ancora più crisi, perché non esiste (e dubito che sia mai esistito) un indotto lavorativo tale da garantire una certa sicurezza economico-artistica ai milioni di musicisti che i conservatori di tutta Italia “sfornano” annualmente. Noi musicisti non siamo pagati in vacanza, non ci vengono pagati i giorni di malattia, non otteniamo i bonus per le prestazioni eccezionali, né per Natale.

Quello di cui mi lamento più di tutto è che in Italia non è possibile avere progettualità: questo credo valga per tutti gli altri campi. Non è possibile avere una base solida e sicura su cui investire, su cui costruire, su cui sognare.

Non voglio dire che non sia possibile arrangiarsi, fare un altro lavoro per poi fare il musicista, seppur seriamente, nel fine settimana. Anzi, la nostra creatività è il nostro punto di forza, la nostra insicurezza alle volte è fucina delle nostre idee migliori.

Io credo, tuttavia, che ognuno debba svolgere un compito sociale, un lavoro, non solo che sia coerente con il proprio percorso di studi… ma che rappresenti la propria passione!

Quanti giovani si iscrivono a Medicina ogni anno? Quanti lo fanno per amore della disciplina? Quanti lo fanno perché potrebbe garantire un futuro economico migliore?

Questa è la mia storia: faccio musica da quando avevo 4 anni, ho frequentato il conservatorio da quando ne avevo 11: con tanti sacrifici ma anche tanta passione e amore per la musica mi sono diplomato a 18 anni in sassofono.

Non mi voglio dilungare sulle riforme che sono subentrate nel corso dei miei studi, basti sapere che il mio diploma è stato equiparato ad un diploma accademico di primo livello (AFAM ) quindi si può pensare ad esso come ad una laurea vera e propria.

Alla fine dei miei studi mi sono guardato attorno,ma non c’erano opportunità lavorative: tranne le sporadiche performance nei clubs o di quelle in big band,l’unica soluzione solida sarebbe stata l’insegnamento. 

Credo che i concorsi per insegnare in conservatorio non si tengano da 20 anni, per insegnare nelle scuole medie ad indirizzo musicale serve portare a termine un corso di abilitazione che però non viene tenuto ormai da 3 anni, sono partiti pochissimi licei musicali (previsti nella nuova riforma Gelmini ). E ci sono tanti, tantissimi, troppi musicisti che sono in graduatoria e aspettano da anni di essere nominati.

Ho anche guardato qualche concorso per entrare in orchestra sinfonica, ma le opportunità per il sassofono sono veramente irrisorie.

Mi sono attivato, ho partecipato ad una audizione, ho vinto una borsa di studio come unico europeo per studiare a New York in una prestigiosa università di Manhattan.

Arrivato a NY ho trovato un serio problema da superare: Il WES, organo preposto al riconoscimento dei crediti di istituzioni non statunitensi, non mi riconosceva il titolo di studio.

Oltre che sorbirmi corsi su cose veramente basic, avrei dovuto studiare per 4 anni, con costi esorbitamti che non mi consentivano di restare li.

Cosi’ a Giugno di quest’anno sono tornato in patria, deluso e amareggiato perché -nonostante avessi esposto il mio problema a tutti, dal Conservatorio al Ministero- nessuno mi aveva saputo aiutare.

Ma non finisce qui! Mi sono iscritto al corso di secondo livello in musica jazz a specializzazione strumentale in Conservatorio.

Questa volta il Conservatorio stesso mi ha escluso a priori e non mi ha fatto sostenere l’esame di ammissione, perché il mio percorso di studi -secondo il Direttore- non era “coerente” con il corso di musica jazz a specializzazione strumentale.

Premetto che l’anno prima il secondo livello di jazz era formato da laureati in ingegneria, informatica e così via… mentre io che avevo studiato musica non ero coerente.

Ovviamente ho scritto al Ministero che sembra darmi ragione, ma al momento non si è mosso nulla: così sono stato costretto ad iscrivermi sempre al secondo livello in musica jazz ad un altro conservatorio distante 80km dal paese dove vivo. Ho fatto l’esame di ammissione, sono risultato primo in graduatoria, e mi sono già iscritto.

Cosa mi rimane di questa storia? La delusione più totale. E anche un po’ di rabbia. Ieri ho sentito che ci sono possibilità di studiare fuori con l’Erasmus. Le prenderò al volo“.

MIKE

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