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L’italianità peggiore… / 2

Il “guest post” di Antonio, che abbiamo pubblicato la scorsa settimana, ha suscitato la reazione di Marco, un nostro ascoltatore. Che ha colto l’occasione per scriverci una sua amara riflessione. Cruda, ma che ben rappresenta quello sconfinato mondo di giovani outsider, che non si rassegnano a un Paese dove -per andare avanti- occorre cercare una raccomandazione. O una cooptazione. Pretendono di farcela solo sulla base del proprio merito e dei propri risultati. Ma è chiedere la luna???

Mi chiamo Marco, ho 27 anni e seguo da sempre con molto interesse la sua trasmissione su Radio24: è una delle poche che mi da’ speranza per il futuro.

Condivido quanto scritto dal Sig. Antonio, che in Italia il sistema politico clientelare è spropositato. Le raccomandazioni ci sono ovunque.

Pensi che negli anni dell’università si facevano persino raccomandare per passare un esame, e io a sgobbare e studiare sui libri.

Se studi non trovi lavoro, se non studi non lo trovi – a meno che, come diceva il Maestro Monicelli in “Un Borghese Piccolo Piccolo”, non ti fai raccomandare da chi detiene il potere. Questa è l’Italia peggiore, non solo al sud, ma soprattutto al nord. Molti miei compagi di scuola “figli di…” sono tutti oramai con un posto fisso, chi in banca (dove se non sei raccomandato non entri), chi in Comune (i voti politici e lo spoil system servono anche a questo), chi in altri enti pubblici o aziende private  minori.

Essendo figlio di nessuno, non avendo le connessioni che contano, provo disgusto e odio per quello che vedo ogni giorno davanti a miei occhi.

Molto spesso dico a miei genitori: “Meglio andare a insegnare al ragazzo africano a scrivere, che restare in Italia”.

Del resto, che sbocco c’è per chi non è raccomandato in Italia? Esiste ancora un “One Self Men”? 

Mi chiedo perchè questa classe dirigente, di destra e sinistra ce l’ha sempre di più con i giovani? Perchè se una persona non ha futuro, che aspettative può avere? 

Forse motivo di tanto accanimento è questo. Il mercato del lavoro è chiuso, il debito pubblico devastante, il sistema pensionistico in fallimento, il futuro dei giovani un buco nero… non è per colpa nostra, ma delle generazioni precedenti.

Forse è per questo che se la prendiamo tanto con noi giovani. Per far dimenticare e far dimenticare che è colpa loro.

Il futuro è dei giovani giovani italiani, che però sono espropriati di un diritto di proprietà fondamentale. Del loro lavoro. Non dell’inconsistente diritto al lavoro, ma della proprietà del loro lavoro. 

Attraverso i falsi contratti di collaborazione autonoma che celano la dipendenza, versione grigia del lavoro nero. Il vero problema dell’Italia, dopo la mafia, l’evasione fiscale è proprio questo: il nepotismo scellerato che imperversa.

Come disse Ugo La Malfa, in “Intervista al Non-Governo”: “Iniziò tutto nel 1945, quando la DC chiese di avere il Ministero delle Poste. Non capii all’inizio… il perchè solo ora lo capisco. Per un sistema politico clientelare. Per avere voti“.

MARCO

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