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Professore Universitario in Bretagna

Si può fare carriera accademica in Italia? Difficile, se sei giovane e outsider, come dimostra la storia di Michele Bolognesi, 32enne professore associato a Rennes. Michele ha provato a rientrare nel Belpaese, per intraprendere un percorso di insegnamento in ateneo. Ma alla fine ha compreso come all’estero sia tutto più facile. Anche il proprio curriculum finisce per essere conteso e richiesto, oltre le Alpi.

Non perdetevi la puntata di oggi: in esclusiva a “Giovani Talenti” i nuovi dati sulla fuga dei talenti dall’Italia nel 2011 (fonte: Aire).

Michele si presenta così ai lettori del blog:

“Mi chiamo Michele, ho 32 anni e sono un matematico. Sono Maître de Conferences – posizione analoga a quella di un professore associato – all’Università di Rennes, nella brumosa Bretagna.

Un breve riassunto degli ultimi anni: mi sono laureato a Pavia nel 2002, poi sono partito per un master di ricerca a Nizza, dopo il quale ho ottenuto il PhD a Montpellier nel 2006. Nell’ottobre 2006 sono rientrato a Pavia con un assegno di ricerca di un anno, poi due anni alla Scuola Normale Superiore a Pisa e un semestre all’università Humboldt di Berlino, al termine del quale ho ottenuto la mia attuale posizione.

La mia esperienza è in qualche modo “da manuale”. Durante il periodo post-PhD ho infatti partecipato a svariati concorsi in Italia per posizioni da ricercatore universitario e – con un certo orgoglio – posso dire di aver raccolto non pochi complimenti: purtroppo (o per fortuna, a posteriori!) solo quelli.

Ho quindi deciso di tentare la sorte in Francia e di presentarmi ai concorsi per le posizioni da Maitre de Conference. Sono stato convocato per colloqui in diverse università e – con mio stupore – alcune di esse si sono contese la mia assunzione, cercando di farmi offerte migliori delle concorrenti. Fantascienza!.

E quindi eccomi qui: sono riuscito a fare il mestiere che amo in una bella cittadina ed in un dipartimento competitivo, che finanzia la mia ricerca. Ma soprattutto, sono contento di non dovere niente a nessuno e di essere considerato un adulto indipendente, autonomo e responsabile della sua ricerca ed insegnamento.

Nel nostro Paese, invece, vuoi per deformazione mentale, vuoi per carenza di posizioni permanenti, capita di essere considerati delle “giovani promesse” fino a quarant’ anni suonati, all’ombra del Professore che ti paga e che spesso è l’artefice della tua carriera. In Francia questa idea è inconcepibile: per avere avanzamenti di grado è necessario cambiare città e dipartimento. D’altra parte, ai “fonctionnaires” (come me) sono concesse delle agevolazioni particolari per potersi permettere di costruire una famiglia (asili riservati, mutui agevolati per l’acquisto di una casa, riduzioni per spettacoli e mezzi, ed altre piccole cose che semplificano la vita).  

Come diceva qualcuno: Faraway, so close!”

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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