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Nati con la Camicia – U.S. Experience

Di ritorno dagli Usa. Raen dei “Nati con la camicia”, progetto imprenditoriale di due giovani 23enni, ci racconta in questa e-mail il seguito della storia, che avevamo cominciato a raccontarvi su questo blog (clicca qui per leggere la prima puntata). Quando si chiede ai nostri giovani di avere spirito imprenditoriale… beh, forse occorrerebbe cominciare a creare le condizioni per svilupparlo. Altrimenti è come dire a un bambino di un mese di alzarsi e camminare da solo. Senza manco tenerlo per mano. Leggete e riflettete, please…

“Appena arrivati a NY iniziamo a girare per i più grossi department stores: Barneys, Bergdorf Goodman e Scoop. Esordiamo con un “siamo due designer italiani che vorrebbero mostrarvi  la nostra collezione…”

In Italia funziona così: ti presenti, chiedi un contatto con il buyer accessori e loro ti danno  la mail “info@…”, “perchè quella è la cosa che fanno tutti, e devi farla anche tu che sei giovane e senza esperienza, chiedere contatti di showroom, agenti ecc… ad una persona che conosci a malapena è come chiedere 50.000 euro ad uno sconosciuto, non è così che funziona”. Queste le testuali parole che ci ha detto per telefono un mese fa il proprietario di uno showroom di Milano.

Quindi a questo punto in Italia partirebbe una… anzi no, “LA” mail della speranza, che non saprai mai se è stata ricevuta, letta, cestinata… 

Tanto in Italia i buyer mettono dentro ciò che vogliono nei negozi, seguendo strani processi decisionali che non ci è dato sapere. I fuochi d’artificio e la sciabolata di gruppo parte se ti danno l’ok per una fornitura di centinaia di pezzi… in conto vendita, chiaro.

 A NYC funziona così, ve lo raccontiamo con un esempio pratico. Il nostro.

Andiamo da Bergdorf Goodman (https://www.bergdorfgoodman.com/), un grattacielo che si trova in 5 AV., al numero 754, e che è sede di altre attività commerciali.

L’uomo alla reception ci chiede chi cerchiamo. Noi per l’appunto cerchiamo Peter Guardaci, buyer uomo accessori di Bergdorf.

Ci chiede se abbiamo appuntamento e rispondiamo no. Allora ci chiede la carta di identità e di che company facciamo parte. Ok, ci da’ il permesso di salire al 14esimo piano.

Saliti nella hall che da’ sugli uffici vediamo un citofono con sopra un pannello con nomi e  cognomi di chi lavora lì, con a fianco dei numeri. Da cattivi italiani non ci pensiamo due volte e digitiamo nel citofono il numero di Garraci. Lui non risponde, quindi entriamo in reception e  chiediamo alla sua segretaria. Lei risponde che non c’è e che è a Miami: ci fornisce un biglietto da visita dove scrive il suo numero di telefono e la sua mail. Noi, per non farci mancare nulla, le chiediamo numero e contatto della segretaria del sig. Guarraci (ci hanno insegnato che le battaglie si vincono con le riserve). FACILE.

Ci teniamo a precisare che se uno di questi department store dovesse scegliere il nostro brand ci farebbe un ordine di tot. pezzi e pagherebbe. In Italia abbiamo notato che il conto vendita fa tendenza…

Stesso discorso per gli altri tre. Anzi no, da Scoop la mail alle buyer gliel’ha girata Derek, il ragazzo in reception. Però uno su tre ci può stare.

Volete sapere com’è finita da Bergdorf? Appena usciti dagli uffici abbiamo chiamato ‘assistente e ci ha dato appuntamento per il giorno dopo alle 10AM. Il giorno dopo l’abbiamo incontrata.

IDEE / IMPRESSIONI post Viaggio:

La moltitudine spaventosa di persone ma soprattutto di “razze”, culture, stili di vita permette di avere un ventaglio di potenziali compratori e possibili amanti del tuo brand che ti permetteranno di fatturare in modo differente dall’Italia.

Parlando di numeri: quanti turisti fa NY ogni anno? Quante persone potrebbero avere modo di vedere-acquistare il tuo prodotto e di portarlo e indossarlo in tutto il mondo? Quante “star”  girano per piccoli stores in modo disinvolto, fregandosene altamente di non presenziare solamente nelle Boutique monomarca (vedi via Montenapoleone – via della Spiga Milano), anche perchè a NY come in altri posti più democratici e meno artificiosi fa più cool andare nei posti con meno nome, ma che fanno ricerca nel vero senso della parola. Dove tra l’altro i prezzi non saranno molto più bassi di quei negozi di stilisti conclamati, che tutti o quasi conosciamo?

Altra cosa importante: il maggior numero di soldi che girano. Impressionanti sono i locali che per pranzo – aperitivo e cena sono pieni di gente. Chiaro segnale che l’economia gira.

Il dubbio rimane sulle migliaia di negozi di abbigliamento/accessori  ecc… curati nei minimi dettagli, che ti mostrano stili e lifestyle completamenti diversi a distanza di 10 metri, ma che -ci hanno detto- durano mediamente 6-12 mesi.

Chiaro: subito dopo il negozio viene dato in mano ad un altro commerciante che re-investe e fa nascere una nuova attività.

Il senso di rischio da parte dell’imprenditore è percepito come normale. La voglia di creare, sentirsi vivi e artefici dei propri sogni è più forte di qualsiasi paura e insicurezza. Per questo stimo e ammiro questa città.Come in tutte le cose ovviamente questo circolo è virtuoso e contagia  anche la gente che ci vive, e che viene a contatto con questa realtà. Se sei una persona propensa a sperimentare, a rischiare e a vivere a pieno le proprie passioni come me allora non potrai rimanere indifferente.

L’idea di condivisione e di aiuto reciproco è la regola naturale che vige in questa città. Aiuta con il sorriso e basta: è diverso da “ti aiuto se in cambio…”

Non è facile essere imprenditori, diciamo tranquillamente che c’è una  selezione naturale nel percorso per diventare un imprenditore vincente: non c’è bisogno di gente che ti metta i bastoni tra le ruote fin da subito. Se non sei capace il mercato ti scarterà in modo  naturale. Tu però devi avere la tua possibilità di metterti in gioco e provare”.

RAEN

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