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Tre ragazzi dall’Australia, una proposta per l’Italia

Riceviamo e pubblichiamo da Simone Bartolini, già protagonista di una puntata della prima stagione di “Giovani Talenti”, la lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Governo, insieme a due connazionali espatriati in Australia. Una dichiarazione d’amore all’Italia. Con una proposta concreta. Da leggere con attenzione: perché no?

Caro Presidente,

siamo Alessandro, Simone e Francesco, tre ragazzi trentenni e prendiamo spunto per scriverle dopo aver letto il Suo intervento tenuto lo scorso settembre durante l’inaugurazione dell’anno scolastico 2011. Nel Suo discorso ci ha esplicitamente chiamato in causa in quanto “sono i giovani i portatori di speranza per l’Italia”. Le sue parole hanno dato espressione ad un nostro sentire ed è così che ci siamo fatti coraggio ed abbiamo accettato il suo invito a prendere il “testimone”.

In breve la nostra storia. Siamo cresciuti in Italia e dopo aver lavorato per diversi anni nel nostro Paese, abbiamo deciso di metterci in gioco e fare un’esperienza di vita e di lavoro all’estero. Così oggi tutti e tre ci troviamo a Sydney, Australia. Simone Bartolini, pubblicitario, si è trasferito nel 2007, Alessandro Bressan, ricercatore, è a Sydney dal 2008 ed infine Francesco Solfrini, pubblicitario, vive qui dal 2006.

Tutti e tre siamo accomunati da simili esperienze, in particolare se consideriamo le ragioni che ci hanno spinto qualche anno fa a lasciare il nostro Paese: la curiosità e la voglia di esplorare realtà e culture differenti da quella italiana, conoscere nuovi popoli, imparare a integrarsi e capire che quello che noi consideravamo “l’unico modo possibile di vivere”, è in realtà uno fra tanti altri. Queste esperienze hanno significativamente contribuito alla nostra crescita e formazione, sia come persone che come lavoratori.

PERCHÉ LE SCRIVIAMO

La passione che ci accomuna e che ci ha portato a sederci intorno ad un tavolo per scrivere questa lettera è il grande sentimento di speranza e responsabilità che sentiamo verso la nostra Nazione. Ogni volta che abbiamo occasione di incontrarci ci troviamo a parlare, anche con un po’ di frustrazione, della situazione italiana, e dei modi con cui contribuire al risveglio del Paese, perché no, anche dall’estero. Naturalmente non siamo i soli, questi desideri e questo sentire li abbiamo ritrovati anche nei nostri concittadini Italiani residenti qui a Sydney.

È come se nessuno di noi abbia mai lasciato l’Italia. Da una parte la tecnologia ci aiuta virtualmente a mantenere i contatti (tramite internet, infatti, comunichiamo giornalmente con le nostre famiglie, amici e siamo costantemente informati sugli sviluppi della vita sociale e pubblica del Paese); dall’altra, abbiamo fisicamente la possibilità di rientrare spesso, nonostante le distanze. Proprio quest’ultimo aspetto ci aiuta a mantenere una forte connessione e ad alimentare la grande voglia di contribuire a un cambiamento positivo, immediato e significativo, per poter assicurare sostenibilità alle generazioni che verranno, inclusi i nostri futuri figli.

Per questo crediamo che le due categorie di chi “chi parte” e “chi resta” non esistano.

Quando si vuole contribuire al cambiamento positivo del Paese, tutti hanno un modo di contribuire, dall‘Italia e dall’estero. Il tipo di impegno sarà diverso così come diverse sono le realtà che viviamo quotidianamente in differenti Paesi del mondo. Ma tutti sentiamo, forte, un legame indissolubile con la nostra Nazione. Siamo un tutt’uno, “avvolti” nello stesso tricolore.

Siamo tutti Italiani che amano l’Italia; persone che rispettano e sono legate al proprio Paese ed ai propri concittadini e che vogliono contribuire alla ri-costruzione del futuro della Nazione.

Vogliamo rispondere all’appello che Lei, Presidente, ha lanciato e prenderci la nostra parte di responsabilità. Questo, come Lei ha citato, è uno di quei momenti in cui bisogna riuscire a fare un grande sforzo – noi Italiani, noi Italia unita – per garantirci un degno futuro e per garantirlo alla prossima generazione.

IL VALORE DELL’ESPERIENZA PERSONALE

Per far questo ci siamo messi per primi sul banco degli imputati ed abbiamo cominciato un viaggio di esplorazione e riflessione personale che è andato di pari passo con il percorso di scoperta del sistema valoriale del nostro Paese. Appena lasciata l’Italia, abbiamo scoperto che un altro modo di vivere era davvero possibile.

Qui a Sydney abbiamo trovato cordialità, opportunità di lavoro, di vita ed uno spirito di comunità di cui non avevamo mai fatto esperienza prima. Una serenità reale, creata da uno sforzo quotidiano delle persone intorno a noi.

Ci siamo riempiti di orgoglio per aver scelto di trasferirci in un altro Paese e per esser riusciti a costruirci una nuova vita. È stato a questo punto che ci siamo resi conto che la felicità individuale, per quanto “soddisfacente” nel breve termine, non ci dava quell’appagamento reale che desideravamo. Abbiamo iniziato a metabolizzare in noi stessi che non c’è felicità vera se non è felicità per tutti. Anche se la nostra vita sembrava “perfetta”, mancava un ingrediente fondamentale: il fine.

Allora, dopo esserci presi la nostra responsabilità, abbiamo iniziato a lavorare per trovare il modo per raggiungere il fine che ci eravamo posti. Mentre osservavamo noi stessi ed i nostri comportamenti guardavamo anche a ciò che accadeva intorno a noi, ed abbiamo scoperto che la componente che rende diversi i Paesi è la mentalità, l’approccio alla vita. Al di là dell’economia, delle condizioni geografiche e storiche, la mentalità è ciò che veramente identifica una Nazione. Ma la sfida che ci si poneva davanti era impossibile da raggiungere: “Come poter pretendere di cambiare la mentalità di un intero Paese?” La frustrazione aveva la meglio su di noi. Ed è a questo punto che abbiamo capito di essere ancora “troppo italiani” e che, per poter cambiare, noi stessi avremmo dovuto innanzitutto vincere quella mentalità che porta a pensare che il cambiamento sia impossibile. Da qui abbiamo realizzato che il cambiamento è un processo graduale, che coinvolge prima i singoli per poi espandersi all’intera collettività.

CAMBIARE INDIVIDUALMENTE PER CAMBIARE COLLETTIVAMENTE

In questo modo crediamo che se vogliamo prosperare e vivere felici, dobbiamo far leva sulla nostra forza interiore e abbandonare l’approccio di rassegnazione che caratterizza il nostro Paese. Spesso viene usata la frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”. Ciò che fa un popolo tale è la coscienza di sé in quanto popolo, e questa non può essere fabbricata o assunta grazie ad una semplice iniezione. Deve essere sviluppata e voluta da ogni individuo parte di una collettività. Per poter cambiare un intero Paese è necessario che ogni Italiano cambi se stesso. Tutti, noi tre inclusi ovviamente.

Presidente, Lei meglio di noi sa che l’Italia ha in sé enormi potenzialità, ma il nostro Paese negli ultimi decenni ha sostituito valori efficaci con valori non sostenibili, che hanno portato al malcontento ed all’infelicità. Dobbiamo quindi ricaricarci di valori che sono nostri, che hanno fatto grande l’Italia in tutti i momenti storici in cui la nostra terra ha visto crescita, rinascita e sviluppo. Nelle nostre lunghe conversazioni e riflessioni abbiamo cercato di individuare questi valori da recuperare.

Il potere del cambiamento. Il cambiamento ha la capacità di aver effetti sulla nostra vita individuale ma ha poi il potere di innescare un effetto-domino che si ripercuote a livello collettivo. Il cambiamento non avviene per caso, deve essere cercato e voluto. Prendiamoci dunque le nostre responsabilità, cominciamo a cambiare noi stessi e proseguiamo poi verso l’impegno civico, che parte dalla cura della propria comunità locale e del proprio quartiere, prosegue col voto, per poi andare oltre.

Il rispetto e la fiducia. Impariamo a rispettare innanzitutto noi stessi. Ma in un processo bilaterale rispettiamo e diamo fiducia al prossimo. Sforziamoci di credere nelle intenzioni e nelle capacità altrui. Ci costerà probabilmente grandi rischi e sacrifici, ma la situazione attuale impone entrambi.

Infine, la speranza. La speranza è la forza che ha spinto l’uomo in ogni tempo e in ogni parte del mondo a migliorarsi e a migliorare l’ambiente circostante. Dobbiamo diventare consapevoli del fatto che noi abbiamo un potere. Noi possiamo determinare gli eventi, la nostra vita ed il destino del Paese. Dobbiamo fissare gli obiettivi e lavorare per raggiungerli, con l’intenzione e la speranza di riuscirci.

[…]

LA NOSTRA PROPOSTA

Noi crediamo fortemente in questo nuovo approccio, che ha semplicemente e radicalmente cambiato la nostra vita. Ma vogliamo essere ancora più concreti. È per questo che scriviamo a Lei, Presidente. Per rispondere alla sua chiamata ma anche per chiederle aiuto. Perché Lei ha il carattere umano, l’esperienza, la saggezza e l’autorevolezza per essere il primo motore in grado di innescare questa spirale. E, fondamentale, Lei ne ha anche la volontà perché come, prima ed anche più di noi, Lei è innamorato dell’Italia.

La nostra proposta è quella di partire dalle persone e stimolarle a pensare, e a fare, qualcosa di positivo in una giornata dedicata attivamente al Paese: LA GIORNATA DELLA FELICITÀ.

Ciò di cui abbiamo bisogno, come esseri umani e come popolo, è di recuperare i valori fondanti di una società civile: il rispetto e la fiducia reciproci. Questo possiamo farlo solo unendoci, agendo positivamente l’uno verso l’altro ed avendo un obiettivo comune: il benessere colletivo.

Proponiamo quindi di inserire nel calendario nazionale una giornata, magari nella prossima primavera, interamente dedicata al trasmettere felicità facendo qualcosa che renda felice qualcun’altro. Perché trasmettere felicità, attraverso semplici intenzioni e azioni, fa star bene non solo chi agisce, ma soprattutto che beneficia del gesto, che a sua volta contribuirà a propagare. Questo fenomeno, moltiplicato per tante persone, crea una spirale che può rendere felice un intero Paese.

Crediamo che fare qualcosa di positivo per qualcun’altro, individuo o collettività, sia il primo fondamentale passo per ritrovare la coesione come popolo.

In questo giorno, persone, organizzazioni, imprese, istituzioni, Italiani in Italia e all’estero, saremo tutti coinvolti nel fare qualcosa che possa rendere felice qualcuno e così giovare al benessere collettivo. Che sia dare la precedenza ad un pedone, concedere qualche ora libera ai propri dipendenti, aiutare a ripulire le strade, offrire dei fiori in ospedale a chi ne ha più bisogno, condividere saperi e conoscenza o semplicemente regalare un sorriso.

Tutti in questo giorno ci impegneremo reciprocamente a fare un gesto per trasmettere positività, con l’intento di inserire e cementare nuovamente questo sentimento nella vita di tutti i giorni. Perché è anche nel modo di vivere la quotidianità che il Paese può rigenerarsi.

[…]

Presidente, noi siamo tre semplici ragazzi, che amano il proprio Paese e vogliono contribuire alla sua crescita e al suo miglioramento. Per questo ci siamo presi le nostre responsabilità, proponendo invece che limitandoci a denunciare o protestare. Stimolando nel nostro piccolo il cambiamento, con progetti, idee, aspettative e sogni che vogliamo realizzare e che sappiamo possono essere realizzati. Crediamo in noi stessi, nell’Italia e negli Italiani. Siamo un popolo unico e pieno di risorse, dobbiamo semplicemente lavorare insieme per riorganizzarci e raggiungere un obiettivo comune.

È il momento di mettere fine al tempo del lamento, della protesta e della frustrazione e di dare inizio a quello del rinnovamento. Interiore prima, sociale e collettivo poi. Abbiamo tutti i mezzi per riuscire. Basta partire da quello più importante, la volontà.

Ringraziandola per il tempo e l’attenzione dedicataci, la salutiamo con affetto dall’Australia e confidiamo in una Sua risposta positiva.

Grazie per essere alla guida del Paese“.

Alessandro Bressan, Simone Bartolini e Francesco Solfrini

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