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“Ai miei figli dico: andatevene dall’Italia!”

Lettera che prevede pochi commenti, quella che ci ha inviato il nostro ascoltatore Antonio. Lettera che dice tutto, che spiega tutto. Che racconta un Paese senza più sogni e speranze, per i suoi figli più giovani. Questo non è l’appello di Renzo Piano: “andatevene, per poi tornare”. No, qui c’è solo l””andatevene e basta”. Eppure una via d’uscita da questo cul de sac ci deve pur essere… cosa ne pensate?

“Sono un laureato in Informatica di Salerno, abitante a Roma dal 1981, ho 61 anni.

Dal 2004 senza lavoro, in quanto ho fatto il “dipendente” con la partita IVA per un unico cliente per sette anni (12 fatture sempre allo stesso “cliente”, sempre dello stesso importo, per sette anni). Eppure nel 2004 mi ha fatto fuori quando è arrivata la crisi dell’Informatica e del mercato del lavoro per gli “over 50”.

Sono mantenuto (siamo mantenuti) dallo stipendio di mia moglie e da quel poco che posso ricavare facendo a scuola supplenze di Informatica o di Matematica, o facendo il bidello (purtroppo negli ultimi due anni chiamano sempre meno e per periodi minori).

Ho due figli, il primo di 23 anni, laureando in Ingegneria Spaziale alla Sapienza (che si sta organizzando per andare a fare la tesi in America e tornare poi a lavorarci).

Il secondo iscritto al primo anno di Ingegneria Elettronica a Roma 3.

Mentre il primo è fortemente motivato e determinato ad andarsene, il secondo mi pare poco propenso: io faccio di tutto per incoraggiarlo ad imparare inglese e spagnolo, per poi andarsene anche lui in America.

Non so se quella sia la migliore destinazione (forse sarebbe meglio il Canada, o l’Australia, o il Nord Europa), ma sono certo che in Italia non c’è presente – e forse neppure l’immediato futuro.

Per me di  sicuro è stato così: io stavo scappando dalle “macerie” del terremoto del 1980, e dalla cronica depressione del SUD.

Ora sono qui a Roma e cerco solo di “tirare a campare” (se mia moglie ancora me lo permette!)”.

Cordiali saluti,

 ANTONIO

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