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“Non accontentatevi!”

Lettera dura come una pietra, quella di Marco. Lettera che sfata anche alcuni luoghi comuni. E conferma quanto nessuno regali nulla, anche all’estero.

“Giovani Talenti” racconta casi di successo. E’ pur vero però che non tutti ce la fanno. La selezione oltre le Alpi è dura. Gli errori non vengono perdonati.

E’ però il messaggio finale di Marco quello su cui vogliamo portare la vostra attenzione. E su cui farvi riflettere. Ne vale la pena. Fidatevi…

“Mi chiamo Marco, ho 26 anni e sono un giovane laureato disoccupato.

Finita la scuola superiore di Ragioneria cercai lavoro per quanto studiato, ma non ebbi fortuna. Dopo alcuni mesi mi resi conto che di sogni non si viveva, per cui misi da parte l’ambizione e iniziai (grazie alla famosa “spintarella”) a lavorare come “magazziniere” presso un società di grande distribuzione.

L’ambizione  e la fame di successo, trasmessa dalla società, non si attenuavano, e decisi allora che avrei risparmiato il più possibile per potermi permettere l’iscrizione e il mantenimento all’università. A settembre del 2007 mi iscrissi al corso triennale di Economia Aziendale, che portai avanti a testa alta e con non pochi stenti, ma che alla fine mi diede -nel luglio 2011- anche tanta soddisfazione. 100/110, nomina di Dottore e tanto di grande festa…..Iniziano i problemi.

Lavoro ad agosto, risparmio e decido di non fare la specialistica per motivi economici, per stanchezza ma soprattutto per puntare tutto sull’inglese e quindi per partire per Londra. Cosi’ dicevano i giornali : ” Non serve la laurea, basta l’inglese”…

Dopo un mese di ambientamento mi rendo conto che in metro le facce degli immigrati le puoi riconoscere perchè sono tristi, tipo zombie, e penso che sicuramente la mia apparirà meglio della loro… Ricevo le chiavi del ristorante, ora sono responsabile, che bello, 5 £ l’ora e devo pure essere colui che apre alle 8 del mattino o chiude alle 01:30 di notte… Wow, this is London!

Inizio allora a pensare a mille cose per migliorare la situazione: corsi di inglese, master futuri in business, ma non c’è tempo, la città va troppo veloce e per uno che vive in Ostello da 2 mesi è dura.
Già… vivo in Ostello, vivo in ostello perchè ho cercato casa, ma non trovo una casa decente… o è troppo lontana, o è troppo costosa. Soprattutto, vivo in ostello perchè non voglio casa… non so se restare.

Inizio a chiedermi a quale costo voglio diventare bilingue, a me non piace la metro, lo smog, lo sguardo di superiorità degli inglesi, l’indifferenza della gente, lo sfruttamento dei ristoratori… perchè di questo si tratta.

Inizio a pensare  che in Italia non ho neanche ancora provato a cercare lavoro da laureato, da brillante laureato. E’ vero che ho “solo” una triennale (ai colloqui dicono “solo”, ma perchè l’hanno inventata allora?). Ma sono un ragazzo brillante, volenteroso che ha sempre lavorato, contribuendo in famiglia.

A Natale torno a casa e inizio a fare colloqui, almeno 2 a settimana e tutti, dico tutti, vanno a parare là, proprio là… l’inglese fluente che non ho.

Ho tanta rabbia adesso, perché la scelta l’avevo azzeccata, purtroppo ho sbagliato città o momento.

Il consiglio è di non accontentarsi, a 20 anni non ci si può accontentare, ne vivere la vita dei propri genitori. Attivatevi, sbagliate come me, fate tesoro di queste esperienze e riprovateci.

Meglio rimorsi che rimpianti, adesso vado a vivere in Svezia dove spero di trovare il punto di equilibrio”.

MARCO

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