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Cosa mi avrebbe convinta a restare in Italia…

Lettera stupenda, quella della nostra ascoltatrice Paola. Che ci regala considerazioni d’oro, da una prospettiva molto nordica. Paola ci scrive dalla Finlandia. Il suo è un atto d’accusa verso una società, quella italiana, che ha relegato i giovani in fondo alla piramide. Condannandosi al declino. E al suicidio.

Leggete bene fino in fondo…

“Mi chiamo Paola e ho 25 anni. Vorrei condividere la mia storia. Mi sono laureata in Matematica l’anno scorso: al momento vivo ad Helsinki, in Finlandia. Ho sempre lavorato molto sodo nella mia vita, negli studi e per aiutare la mia famiglia con le spese, specialmente quelle pesanti dell’università, ma mi ritengo estremamente fortunata di aver lasciato appena in tempo la “barca” che stava affondando e di aver ottenuto una così prestigiosa opportunità.

Qualunque universitario conosce il triste ambiente accademico, impersonale e crudele nei confronti dei giovani. Pensare poi di proseguire gli studi in un dottorato con il sogno di fare ricerca, è pura illusione. Si concretizza nel dover accettare terribili compromessi e condizioni di lavoro inumane. Ho detto lavoro? Devo essermi sbagliata, perché la metà dei dottorandi non percepisce alcun stipendio. L’altra metà vive a casa dei genitori, perché neppure con estremi sacrifici potrebbe pensare di vivere con la miseria che l’università elargisce. I viaggi di lavoro sono rarissimi e in questo lavoro viaggiare e conoscere altri professionisti è fondamentale. Spesso i ricercatori sono ammassati in gruppo in uffici, a sgomitarsi durante tutta la giornata. Tutto questo considerando che -spesso- le persone che scelgono la ricerca sono le più dotate del corso, le più ispirate, quelle che hanno lavorato più duramente: come sia possibile trovare motivazione in tali condizioni di lavoro, proprio non lo capisco.

Io sogno di fare ricerca da quando ho 16 anni e da allora ho instancabilmente lavorato verso questo scopo. Negli ultimi anni, però, ero disposta a rinunciare al sogno di una vita pur di allontanarmi da un ambiente che non mi avrebbe permesso di conservare una dignità come quello universitario. Per fortuna ho preso la decisione di completare il mio ultimo anno in Erasmus, ad Helsinki. E’ stata un’esperienza quasi mistica: l’università era popolata da professori che davano grande valore al lavoro degli studenti e con cui un confronto era possibile. Non solo: vedendo il mio profondo impegno nello studio, il direttore del più grande gruppo di ricerca dell’università mi ha offerto un posto di dottorato sul palmo della mano, cercando addirittura di convincermi ad accettare. Dico, “convincermi ad accettare un lavoro in un gruppo prestigiosissimo con un salario ottimo?!?” Ora mi trovo qui, in una splendida città, con un posto di lavoro eccellente, anche nelle condizioni fisiche, come l’ufficio, i viaggi pagati…

Ciò che ancora rimane oscuro in Italia (in generale, non solo in ambiente accademico) è che i giovani sono il futuro e vanno valorizzati, curati, istruiti. Il sistema attuale è completamente sbagliato: corsi di laurea non formativi, senza nessun reale contatto con il mondo del lavoro; il quale, poi, si rivela umiliante. Molti datori di lavoro nemmeno conoscono i contenuti dei corsi di laurea esistenti! Nessuno investe sui giovani e l’intera struttura sociale è marcia: già è assurdo che gli studenti siano costretti a vivere con i genitori fino ai 24-25 anni per laurearsi in un tempo “umano”, ma che poi si debba iniziare con stipendi di 400 euro (se poi ti pagano) o con mille contratti di 2 mesi alla volta è assurdo.

Voi chiedete cosa mi convincerebbe a tornare: difficile dirlo, perché la Finlandia è un Paese talmente felice e con una società così ben strutturata che dubito che l’Italia potrebbe cambiare tanto da riportarmi sui miei passi. Posso però dire cosa mi avrebbe forse convinta a restare quando ho fatto la mia scelta: rispetto per il mio lavoro e la mia professionalità. Un futuro davanti a me, una concreta immagine del mio avvenire. I giovani oggi vivono alla giornata, devono farlo perché con ciò che trovano non è possibile fare altrimenti… ma in questo modo nulla si costruirà mai”.

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