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“Incrociamo le dita!”

“Incrociamo le dita!”: così si chiude la bella lettera che Claudia ci ha inviato qualche settimana fa dall’Australia. Una lettera che apre uno spaccato interessante sulle difficoltà che i nostri giovani expats si trovano ad affrontare quando varcano il confine, soprattutto per dirigersi verso Paesi extra-UE, dove i visti pongono limitazioni importanti. Spesso stringenti.

Una lettera utile a comprendere quali sono -potenzialmente- i rischi che si nascondono dietro scelte non pianificate. Ma che ci fa anche capire quanta determinazione abbiano i nostri giovani. Giovani troppo spesso mortificati in patria. Pronti però a scalare posizioni all’estero. Là dove si può.

Anche noi a Claudia inviamo di cuore il nostro “incrociamo le dita”!

“Ho 25 anni, sono di Milano e da un anno vivo ad Adelaide, Australia. Ho una laurea specialistica in Relazioni Internazionali, alla Statale di Milano, con 110/110. Ho vissuto e studiato negli USA, Francia e Australia. Ma nonostante questo, tutto quello che l’Italia mi offriva erano stage non retribuiti. Così ho fatto bagagli e sono partita per l’Australia.

Ho deciso di emigrare in Australia per amore, per avere più opportunità di lavoro e una qualità di vita migliore rispetto all’Italia. Sono arrivata down under con il classico visto vacanza lavoro: sapevo che mi avrebbe aspettato un anno non facile dal punto di vista lavorativo. La clausola dei sei mesi massimi per un singolo datore di lavoro è sicuramente una spina nel fianco per chi vuole trovare un impiego che non sia nel mondo dell’hospitality!

Come tutte le persone di buone speranze, sono arrivata fiduciosa, fantasticando che avrei trovato un lavoro decente, nonostante la condizione dei sei mesi. Dopotutto, in Italia ho ottenuto una laurea triennale e magistrale a pieni voti, ho viaggiato e vissuto in vari Paesi del mondo, parlo fluentemente 3 lingue e ho esperienza lavorativa… sicuramente non sarà così difficile trovare un lavoro in qualche ufficio!

Boom!

Dopo centinaia e centinaia di curriculum inviati e application compilate, ho ottenuto una sola intervista per un lavoro in amministrazione: tutto il resto è stato un “Sorry but your application has been unsuccessful. Thanks for the time you took to complete it”! E anche quell’intervista non è andata a buon fine perché offrivano un contratto di un anno che io non potevo accettare… Che amarezza!

Tutto quello che mi è rimasto è stato accettare due lavori in bakeries (bar/panetteria/pasticceria), per sei mesi alla volta. Devo dire che non è stato difficile trovarli: entrambe le volte ho cercato lavoro altrove per sole tre settimane, prima di rassegnarmi ad andare a portare il curriculum di persona nei due posti che poi mi hanno assunta (il primo senza che avessi mai avuto un minimo di esperienza nel settore).

E così mi sono trovata a dover lavorare per un anno dietro il bancone di bar e panetterie, a servire i clienti, fare caffè, pulire per terra, sistemare le scorte, ecc.. Di certo non quel che si dice un lavoro gratificante! Purtroppo però non ho trovato di meglio, nonostante abbia continuato a cercare lavori più adatti alla mia istruzione e aspirazioni per il futuro: va pure detto che la paga in questo genere di lavoro è comunque molto buona (rispetto all’Italia), sebbene non sia raro che il datore di lavoro cerchi di fregarti in qualche modo.

Sono stati mesi amari, tediosi e lunghi: durante il mio primo turno nel mio secondo lavoro, mentre spolveravo la merce dalla farina che si deposita, riflettevo sul fatto che davvero non ho studiato per tutta una vita, fatto sacrifici per vivere all’estero e migliorare il mio inglese, per poi alla fine ritrovarmi a spazzare per terra e a servire pane.

Di certo non è quello che avevo in mente quando pensa a una carriera soddisfacente!

Nel frattempo ho continuato la mia ricerca di qualcosa di meglio, soprattutto di un lavoro intellettualmente stimolante, e qualcosa alla fine ho trovato: insegnare italiano e francese in un centro di lingue! Non sarà il lavoro dei miei sogni, ma piace insegnare. Ho dato ripetizioni di inglese e francese in Italia per un sacco di anni, e mi è sempre piaciuto prendere in consegna uno studente con difficoltà nella lingua e vedere i miglioramenti lezione dopo lezione.

Ma nonostante sia un lavoro che richiede dedizione anche da parte mia, mi dà soddisfazioni e mi diverto. La cosa più importante è che i miei studenti si divertono imparando. Per fortuna qui in Australia ci sono tantissime persone appassionate o interessate alla cultura e lingua italiana: questo genere di lavoro può essere un’ottima opzione per chi è qui e cerca un lavoro che non sia necessariamente nel mondo dell’ospitalità.

Dopo un anno down under il mio bilancio è sicuramente positivo, ma non dal punto di vista lavorativo!

Per far fronte a questo problema allora ho pensato di lanciarmi nel mondo dei PhD.. Ho fatto domanda per un dottorato di ricerca in legge all’University of Sydney e alla Australian National University. Per il momento ho ricevuto un’offerta dalla prima e sono in attesa di sapere il risultato del concorso per la borsa di studio – che mi permetterebbe, materialmente, di fare il dottorato.

Incrociamo le dita!”

CLAUDIA

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