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“Resto per aiutare il cambiamento”

La denuncia di Daniela, 29enne tirocinante commercialista e revisore contabile, originaria di Vicenza, al blog di “Giovani Talenti”. La denuncia di chi si è visto cambiare le regole in corsa, magari persino con intenzioni assolutamente positive da parte del legislatore (la limitazione della durata dei tirocini è in sé giusta), ma che ha -paradossalmente- finito per penalizzare alcuni. Il finale della lettera però consola… almeno stavolta non parliamo di fuga dall’Italia:

“Sono una praticante commercialista, felice di essere nata in Italia. E’ dal 2007 che si parla di riformare l’accesso alla professione a favore dei giovani, ma il tirocinio di 18 mesi retroattivo penalizza  chi si è impegnato durante gli studi, perché rimane il requisito di un anno post-laurea. Così  vengo a sapere che quel “nessun tirocinio può superare i 18 mesi” non vale per me che -mentre studiavo- mi sono voluta impegnare il doppio:  ho iniziato al primo anno di specialistica la pratica (oggi ho  più di due anni all’attivo, ma dovrò -poiché laureatami pochi mesi fa- continuare per altri 12 mesi).

In quest’ultimo anno ho lavorato, studiato, frequentato il corso di preparazione per l’esame di stato, preparato la tesi (in cui ho ricevuto  la massima votazione), mi sono laureata.  Il nuovo decreto è vantaggioso per tanti, ma per parte dei “ tirocinanti in convenzione” penalizzante: della mia pratica solo 6 mesi sono utilizzabili al fine dell’esame di stato.

Perché mi sono data da fare? Se non l’avessi fatto mi sarei laureata sicuramente prima e ora avrei già finito il tirocinio… E’ questa meritocrazia? Esser  fuori corso e non rimediare a ciò era più vantaggioso. Fuoricorso alla triennale sono entrata in una laurea specialistica con meno esami rispetto a quella precedente.

Chi si è laureato nella specialistica in tempo non si è potuto avvalere nemmeno in parte della convenzione e quindi ha potuto iniziare il tirocinio di 3 anni esclusivamente post-laurea. Facendo di meno avrei risparmiato tempo. E’ un paradosso.

Avrei preferito una scuola diversa e norme chiare che non cambiano ogni anno. Che sarebbe successo in un’altra nazione? Forse avrei perso meno tempo a preoccuparmi delle norme e avrei usato le mie energie meglio? Forse non mi sentirei una sciocca per essermi data da fare e non si sarebbero permessi di disconoscere il mio lavoro.

E’ qui che nasce l’ idea di andare altrove, che però si blocca appena penso che tutto ciò ha un senso solo se chi subisce tali ingiustizie un giorno avrà l’occasione di dimostrare di essere diverso e migliore di parte dei predecessori. Resto per aiutare il cambiamento“.

DANIELA

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