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Una carriera manageriale in Lussemburgo

Cosa serve per farsi largo in Italia, se si è giovani? La laurea? No. Il master? Neppure… Poi si invia un curriculum in Lussemburgo, e si scopre che il piccolo Granducato ha fatto dell'”importazione” dei migliori talenti una vera e propria filosofia di crescita, utile al progresso del Paese. Basterebbe così poco, per cambiare. Ma forse manca la volontà. Intanto i nostri migliori talenti se ne vanno, sempre più pronti a trasformare il loro “ciao” all’Italia in un “addio”.

Come testimonia la storia di Dario Dall’Oste, 34enne Direttore Commerciale per una multinazionale in Lussemburgo. Dario è il protagonista della puntata di oggi di “Giovani Talenti”. Si presenta così ai lettori del blog:

Non molti conoscono il Gran Ducato di Lussemburgo: piccolo Stato di 500mila abitanti o poco più, tra i fondatori dell’Unione Europea, stretto tra Germania, Francia e Belgio. Eppure qui trovano la loro sede la Corte di Giustizia Europea, le sedi continentali di Amazon, Ebay, Ferrero, Oracle, Arcelor Mittal (primo produttore al mondo di acciaio): il Lussemburgo rappresenta una delle più importanti piazze finanziarie al mondo. Qui si trova Schenghen, dove è stato firmato l’omonimo trattato, qui oltre il 40% della popolazione è straniera, e tra questi la comunità italiana è la seconda per numero: lo potremmo certamente definire uno dei maggiori importatori eurpoei di lavoro qualificato.

Da qui, in qualità di Direttore Commerciale, guido le vendite di International Lacquers, quarto produttore al mondo di smalto per unghie e attivo in oltre 60 Paesi sul pianeta: pensare che, in Italia, dopo una laurea in Giurisprudenza, un master MBA ed un’esperienza professionale decennale, di proposte lavorative degne di tal nome proprio non se ne erano presentate, in oltre un anno e mezzo di assidua ricerca; pensare che qui in Lussemburgo ero arrivato nel 2010 a 32 anni “solo” come responsabile vendite per il mercato Italiano e che, con tantissimo lavoro ed importanti risultati, in appena 23 mesi ho maturato continuamente nuove responsabilità e due promozioni, l’ultima delle quali mi ha portato, appunto, all’attuale posizione.

All’Italia mi legano oramai solo gli affetti personali: mia moglie Silvia, gli amici, la famiglia. Professionalmente è ormai un mondo lontano, da cui tuttora non arrivano proposte qualificate. Un contesto che, per contro, di bravi manager avrebbe un gran bisogno, soprattutto in questo momento dove una vera e propria rinascita non solo è auspicabile, ma oramai si impone.

Arrivato con l’intenzione di fare un’esperienza di qualche anno, la possibilità che l’au revoir diventi un adieu è sempre maggiore”.

Vi aspetto alle 13.30 (CET) sulle frequenze di Radio 24 – Stay tuned!

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