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“Devo scappare…?”

Lascia l’amaro in bocca la lettera del nostro ascoltatore Marco, che ha provato a crearsi una carriera imprenditoriale in Italia, subito dopo la laurea.

Scontrandosi però presto con un Paese vecchio negli schemi, incapace di valorizzare le idee e le professionalità nuove, nonché nettamente in affanno -rispetto ad altre nazioni- nel cogliere le opportunità di un mondo in evoluzione.

Resta così la domanda finale che rivolge Marco. Cui proviamo a non dare alcuna risposta. La lasciamo aperta ai vostri commenti su Facebook. Che, speriamo, saranno di incoraggiamento:

“Mi chiamo Marco, mi sono laureato in Informatica a Genova nel 2002 e specializzato in “Computer Forensics ed Indagini Digitali” all’università di Milano nel 2008.

Nel 2002 ho conseguito conseguito la laurea in Informatica, con una tesi in Elaborazione di Immagini digitali da Microsocopia Ottica Tridimensionale, tesi realizzata in collaborazione con altri due studenti.

Pochi mesi dopo la laurea presentiamo il progetto ad un convegno mondiale di microscopia, tenutosi a Genova: veniamo premiati da una nota azienda multinazionale, produttrice di microscopi, per avere realizzato il miglior progetto a vocazione commerciale dell’anno. Siamo entusiasti.

Riusciamo, nel giro di poco, ad avere un colloquio con i responsabili italiani dell’azienda, i quali però ci liquidano rapidamente, dicendo che non erano interessati al progetto.

Tentiamo di metterci in contatto con altre aziende del settore, ma presto capiamo che l’unica strada per promuovere un progetto potenzialmente di successo è quella di fare i bagagli e andare in giro per il mondo a presentare il progetto a tutti i convegni e tutti i laboratori di ricerca. Ovviamente il tutto di tasca nostra…

Avrai già immaginato to che non abbiamo percorso questra strada… il tempo passava, ma la voglia di creare una nostra realtà non diminuiva, così, poco dopo, fondiamo a Genova una piccola realtà imprenditoriale nel campo informatico, offriamo servizi di ogni genere, dalla piccola assistenza ai siti web, insomma, per dirla con le parole di un mio docente universitario… ci trasformiamo in breve nelle “prostitute dell’informatica”. Si accetta ogni lavoro. Purchè retribuito.

Tra alti e bassi riusciamo a vivacchiare per sei anni.

Nel 2008 usciamo con le ossa rotte dalla crisi, che ci impone di fare una riflessione: cosa vogliamo fare da grandi? Domanda che in Italia siamo colpevolmente abituati a farci solo alla soglia dei 35 anni.

Cominciamo a guardarci in giro e scopriamo un settore dell’informatica ancora poco battuto, quello delle Computer Forensics, ovvero l’applicazione in ambito giudiziario di tecniche di indagine informatica.

Ci specializziamo nel settore, siamo bravi, in breve tempo riusciamo a farci riconoscere come un team fra i migliori in italia, ma la situazione economica non cambia molto.

La nostra professionalità è difficile da vendere, quando lavoriamo per i magistrati subiamo la concorrenza dei “venditori di computer”, che si spacciano per esperti cosulenti, mentre i privati non hanno abbastanza soldi e spesso rinunciano al cunsulente informatico. Infine, le grandi aziende si rivolgono a multinazionali della consulenza, che offrono servizi di quaità inferiore alla nostra, a prezzi nettamente più alti.

Ho ancora voglia di provare a fare l’imprenditore nel mio Paese, non ho deciso di espatriare, ma vedo che in altri Paesi le professionalità come la mia vengono pagate molto meglio e sono molto contese, in quanto merce rara in un mercato in piena espansione.

Cosa dici, forse farei meglio a rinunciare al sogno di rimanere e dovrei scappare?”

MARCO

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