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Un Paese sordo? Lettera da Lisbona

Da Lisbona, città del fado, ci giunge questa lettera, che ben riassume il senso di smarrimento di molti nostri giovani espatriati. Giovani che si sentono dimenticati e ignorati all’estero da un Paese sordo ai loro richiami, sordo alla loro voglia di rimetterersi in gioco, sordo al loro voler contribuire al cambiamento. Forse perchè giocano da outsider? Troppo “globali” e “internazionali”, per l’Italia?

Per questo ci piace la lettera di Chiara. Perché mette il dito nella piaga del problema…

“Gentile Sergio,

le scrivo dopo aver letto nel suo blog la nuova iniziativa sui Giovani Talenti”. Non mi ritengo proprio un Talento con la T maiuscola, ma mi sono identificata nella descrizione che ha raccolto per pubblicizzare il programma radiofonico.

Vivo attualmente a Lisbona, dopo varie, bellissime e faticose migrazioni in Germania, Italia e Portogallo.

Sono ventisettenne, insegnante di italiano per stranieri, tuttora nel limbo opaco e incerto. Attraverso borse di studio estere e nazionali, sacrifici umani e professionali, sono arrivata a costruirmi un buon curriculum… che in Italia nemmeno userebbero come carta igienica.

Per qualche strana e originale ragione, mi ritrovo ancora a Lisbona: lavoro in un hotel, praticando le cinque lingue che conosco e mandando cv dappertutto, per riuscire a concretizzare il mio sogno professionale: insegnare italiano ai migranti (bambini, giovani e/o adulti), rifugiati politici e richiedenti asilo politico.

Non mi ascoltano… sono in pochi, soprattutto in Italia, ad ascoltare i giovani. Non vogliono. Sono volutamente sordi.

Eppure non demordo e continuo a sognare di tornare e cambiare qualcosa… grande utopia, questa età!”

CHIARA

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