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Vivere l’Italia da “straniero”…

Che storia incredibile, quella che ci ha inviato il nostro ascoltatore Johari! E quanto c’è da imparare, leggendo la sua lettera. Vi premetto: come tutte le storie, è un po’ lunga. Ma soddisfa ampiamente la curiosità. Merita assolutamente di essere letta fino in fondo.

Soprattutto, ci insegna una cosa fondamentale: è il nostro atteggiamento, in primis, a rovinarci. Sono il nostro pensare di essere sempre i migliori (alla faccia dell’umiltà), la nostra cronica depressione e mancanza di fiducia, le nostre perenni divisioni, a causare il nostro declino.

Per questo Johari, dopo l’esperienza in Brasile e il frustrante ritorno in Italia, guarda nuovamente al futuro. Che avrà i colori della bandiera cinese.

“Ho 29 anni, (classe ’83) laureato in ing. Meccanica a Catania.

Da sempre ho avuto l’interesse per altre culture e con sorpresa, grazie ai viaggi, ho scoperto la bellezza della cultura italiana.

Ho fatto parte della piu grande associazione studentesca al mondo, AIESEC, l’unica che mira allo sviluppo della leadership dei suoi membri attraverso esperienze di leadership a livello internazionale e con un grande impatto sulla società attraverso scambi culturali e lavorativi in tutto il mondo.

Sempre talentuoso negli studi, ma con esigue risorse finanziarie, la vita universitaria si è divisa tra lavoro presso hotel e ristoranti (ciò che offre il territorio a Catania) e studio matto e disperatissimo leopardiano.

Conclusi gli studi seguono alcune esperienze all’estero di breve durata, la più rilevante delle quali nell’Agosto-Settembre 2008 ad Addis Abeba, Etiopia, in cui ho gestito, formato i ragazzi e strutturato i processi dell’ufficio AIESEC locale, sponsorizzato dall’AIESEC Italia.

Di ritorno in Italia, trovo lavoro presso una impresa metalmeccanica con c.a. 300 dipendenti nel polo di Priolo (Augusta), che cercava un Ing. Meccanico con skills in management, per esser formato a “rimpiazzare” il capo officina, già consulente in età avanzata.

Ho fatto uno stage di 6 mesi e poi è seguita l’assunzione a tempo determinato in qualità di supervisore lavori, braccio destro del capofficina.

Tuttavia, la mia indole internazionale era molto mortificata a causa della location. Niente da fare, io esisto per interagire in un ambiente internazionale.

Motivo per cui quando mi fu presentata una opportunità di 1 anno di stage all’estero presso una multinazionale americana, che mi pose come condizione sine qua non di voler essere poi assunto presso lo stabilimento in Italia (incredibile per me, pensare ad una azienda che mi fa una proposta a condizione che poi io voglia essere assunto…che mondo è questo?? Non l’italia…)… pensai a me, alla mia vita privata, al fatto di lasciare un lavoro ben pagato ed una carriera pianificata e già gratificante e colsi l’opportunità.

Il suggerimento di un mio caro amico mi fu da guida “per prendere una qualunque decisione, non ti occorrono più di 24-48 ore” , e appunto ho scelto in 2 giorni.

Dopo 2 mesi, parti alla volta del Brasile del sud, a Joinville presso lo stato di Santa Caterina.

Lavoro in qualità di sales engineer e dalla prima settimana riesco ad elaborare un piano di formazione strutturato per tutta la durata dell’anno, con decine di training, e on hands experiences in tantissime aree funzionalemente legate alle vendite: logistica, R&D, laboratori di test e ricerca, finanza e legale, planning, e, ovviamente negoziazione e strategie di vendita.

La cose che piu colpiscono:

1) Dipendenti giovani. I dirigenti sono giovani hanno 40-50 anni. Si inizia a lavorare a 17-18 anni con stage e a 25 si è già leader a 32 manager.

Si studia sempre. Anche se lavorano, quasi tutti studiano per avere 1 o 2 master e specializzazioni.

2) Grandissima mobilita: si ha un continuo processo di cambiamento, con carriere molto rapide e ricche di esperienze in diverse aree. Studiare, fare esperienze rilevanti, avere titoli ha diretto riscontro nelle responsabilità e prospettive di carriera.

3) Rapporti interpersonali facili: le persone sono gradevoli, ti aggiungono su Facebook (tra cui anche il director!!), e hanno sempre una battuta pronta.

Piace far festa, uscire, andare in discoteca, organizzare feste a tema fatte bene, che coinvolgono tutti tra cui il top management con le famiglie. Un calore e una semplicità unica.

Sul contesto:

1)Andando per il centro della città, mi ha stupito quanti annunci di lavoro si trovano presso i negozi e le agenzie.

2) La facilità di adattarsi è molta perchè la gente è accogliente: ti invitano a casa e ti senti in famiglia.

3) La percezione delle distanze è diversa: fare 250 km per andare al mare è una decisione che si può prendere su 2 piedi la domenica mattina!

4) La percezione delle difficoltà è diversa: le difficoltà sono sfide non muri. Le soluzioni ci sono sempre.

5) Lo studio e il lavoro: il sistema università e aziende è ottimale. La mattina si fa stage presso l’azienda ( dalle 7:30 alle 14:30) e le lezioni sono la sera dalle 17 alle 23. Questo permette di avere studenti già pronti al lavoro per cui stanno studiando e con esperienza in azienda durante tutto il percorso di studio.

Non c’è da stupirsi quando la collega di lavoro ha 20 anni, è già laureata in commercio internazionale, insegna in una scuola di lingua, ha già fatto 1 anno di stage in area finanziaria e lavora in marketing (caso reale)

6) I brasiliani adorano l’Italia ed hanno una grandissima ammirazione per l’Europa, da cui la maggior parte discende.

7) Servizi: le funzioni bancomat e carta di credito sono in una sola carta la quale è possibile utilizzare sempre. Sempre sul serio: se vai in spiaggia e passa il carretto coccobello, ha il POS per pagare. Se vai al bar e bevi solo 1 caffè, paghi con bancomat, se vai nel chiosco all’angolo per una bottiglietta d’acqua, paghi col bancomat. Non hai bisogno di avere soldi cartacei dappresso = una liberazione, + sicuro.

Dopo 1 anno, nel Giugno 2012, torno in Italia ove ha sede lo stabilimento di Torino.

Solo il primo giorno l’ho impiegato firmando carte e documenti relativi al lavoro con 1000 leggi etc etc, un contratto iniziale a tempo determinato e poi diventerà indeterminato (forse).

Il lavoro è legato alle ore di permanenza molto piu che agli obiettivi.

La gente a Torino? La maggior parte molto orgogliosa di Torino. Chi è nativo, non la cambierebbe con altre e la paragona in positivo rispetto a Milano. Quando si parla di altri Paesi, si storce il naso e si pensa sempre che siano “messi peggio”.

Il ritorno in Italia o in Europa (in Brasile non mi chiedevano dell’Italia, ma dell’Europa, convinti che fosse la stessa cosa, e non cogliendo la diversità culturale interna) è stato traumatico, sia per la mentalità antica, divisa, individualista, e un po depressa, sia per i rapporti lavorativi, per una certa arroganza (o ignoranza) e convizione di vivere nel posto migliore e che il resto sia povero.

Una Italia fatta di gente talentuosa, ma con le ali chiuse da una burocrazia e da problematiche che non portano a nessun beneficio se non a complicare le cose: incentivi, sotterfugi, l’arte dell’arrangiarsi.

Similmente i rapporti interpersonali più difficili e artificiosi e un po meno accoglienti.

Mi preparo ad un altro adattamento, ad un’altra sfida, stare qui 3 anni un po come uno straniero e poi… vedere il mondo futuro: la Cina”.

JOHARI

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