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“… e tu quanto prendi?”

E’ vero, non parliamo quasi mai di sport. E ci spiace. Ogni tanto però è doveroso soffermarsi su un settore di cui andiamo tanto fieri, quando siamo al bar… ma che sta pesantemente declinando, sotto i colpi della crisi e di una “non cultura” delle professionalità sportive.

Sempre per risparmiare, senza curarsi della necessità di valorizzare i tanti talenti che crescono e si sviluppano nella Penisola. Intanto dall’estero ci “scippano” i migliori. Allettandoli con offerte molto interessanti.

La lettera di Mauro, allenatore di pallavolo, è illuminante in questo senso: non so quanto potrà cambiare le cose, pubblicarla. Ma qualche minuto del vostro tempo lo merita davvero. Leggetela con attenzione…

“Salve, mi chiamo Mauro, ho 39 anni e da 20 faccio l’allenatore di pallavolo, da 13 come professionista.

Ho allenato in tutte le categorie e serie esistenti, dalla 3° divisione alla serie A1, con sconfitte e vittorie, non ultima l’ultimo campionato 2011-12 con cui ho vinto la promozione in A2m con Porto Potenza.

La crisi ha messo in mezzo a una strada molti come me, le realtà si affidano a allenatori locali che non costano appartamento e benefits e li pagano a rimborsi, come dopolavoro… ma la professionalità ne va di pari passo. Ma non interessa a nessuno.

La serie A ha perso i pezzi, l’Italia esporta i migliori allenatori delle altre nazionali, ma qui non si lavora più.

Non c’è crescita e non c’è investimento sul futuro. Nessuno lavora più sui giovani. Nessuno investe sui medi, ormai la tendenza è lasciar giocare…

Voglio andare all’estero, da tempo, anche per la maggior apertura di alcuni paesi a metodologie scientifiche di approccio e insegnamento – qui siamo al’età della pietra per quello che non è strettamente  tecnico -, e per la considerazione di cui si può godere fuori dalle mura italiche. Ma non è facile. E non so come e cosa fare.

Scrivo perché vivo appieno questo smarrimento di chi ormai non si considera più giovane, 40 anni quasi, eppure nel mio ambito è ancora troppo giovane per esperienza, per avere un club, per guidare una nazionale etc..

Non sono bene perché scrivo e quale possa essere il messaggio, forse lo smarrimento di chi ha capito che qui non ‘è strada ma ha la tristezza accompagnata al desiderio di cambiare le cose, perché non debba essere fra 20 anni che sarò io a guidare qualcosa di importante senza lasciare spazio ai giovani. Però capisco che se non è mai il nostro tempo, quando dovesse arrivare, anche solo per rabbia, ci attaccheremo coi denti senza mollarlo.

Sto cercando lavoro, e a volte mi chiedo se 20 anni sul campo alla fine interessano a qualcuno, dato che ormai l’unica domanda che viene fatta è : quanto prendi?”

MAURO

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