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“Vorrei voler tornare in Italia” – Storia da Dubai

Storia di Sandra. Storia dal Medio Oriente. Storia di chi ha lasciato un Paese senza prospettive e opportunità per i suoi giovani. Ma vorrebbe poter tornare. O vorrebbe almeno poter desiderare di farlo. In un momento di grandi aspettative e cambiamento per il futuro dell’Italia, leggere la lettera di Sandra è una boccata d’aria fresca, che dà speranza. Ma la domanda di fondo resta sempre: ce la faremo a farli tornare, questi nostri giovani talenti all’estero? Per cambiare realmente il Paese?

“Sono Sandra, nata e cresciuta a Pescara, ho 29 anni e da tre vivo a Dubai. Dirigo la piccola filiale per il Medio Oriente di una azienda italiana.

Dopo una laurea in Scienze Politiche Internazionali ho iniziato il solito percorso di lavori non retribuiti o mal retribuiti che spetta ad ogni buon neolaureato italiano che si rispetti (perlomeno del mio settore). Un paio d’anni come assistente di un docente durante gli studi, un giro di boa tra uno stage a Bruxelles e una “collaborazione volontaria” come “vice portaborse” di una deputata, e infine rientro in universita’.

Finalmente ottengo il tanto voluto dottorato di ricerca, ma senza borsa. Una doccia gelata. Ci sarebbero stati vaghi, sporadici e non meglio specificati finanziamenti (?). Forse.

Ma la ricerca mi appassiona, amo il mio campo di studi e decisi comunque di accettare, al resto avrebbero provveduto mamma e papa’. Vedevo il mio futuro gia’ scritto. Mi chiedo ancora come.

Poi un giorno il mio caro papa’ mi offre un lavoro a Dubai, lontano da casa, dalle mie passioni e studi, ma anche lontano dagli ‘stipendi’ ridicoli cui ero abituata.

Lavorare gratis alla lunga iniziava a demotivarmi. Non era una questione di soldi, sono nata fortunata, ma del valore REALE che viene dato al mio tempo ed energie. Per lavorare bene e con entusiasmo questo valore e’ necessario. Chiedo consiglio al mio professore, convinta mi pregasse di restare. La risposta la ricordo come fosse ieri: “Sai come le cose vanno qui. Se hai una bella opportunita’ come questa… beh vai, vai prima che puoi.”

E cosi eccomi qui, cresciuta, ma con gli stessi sogni nel cassetto.

Adoro vivere in un ambiente multiculturale e vedo grossi pro nel lavorare all’estero. Gli stipendi non sono lontanamente equiparabili a quelli italiani, senti le inutili lamentele fini a se stesse sul Governo italiano solo se le cerchi, ma soprattutto incontri tante teste come te: teste italiane che senti incredibilmente vicine, perche’ si condivide lo stesso percorso.

Ma a volte mi manca il mio Paese, perche’ lo amo. Mi mancano gli anziani, le mozzarelle di bufala fresche, girare in bici per la citta’, i colori del cielo, i pranzi della domenica (qui la domenica e’ il primo giorno lavorativo della settimana), le edicole, e altre mille cose che per ragioni di tempo e spazio non sto ad elencare.

In una prospettiva a lungo termine non riesco ad immaginarmi in un posto diverso dall’Italia. E’ li che vorrei costruire una famiglia, ed e’ li che vorrei invecchiare.

Eppure rientrare mi spaventa. Non ho amici che vivono in Italia e che sono soddisfatti del proprio lavoro.

Mi sento continuamente ripetere quel famoso “Chi te lo fare a rientrare…”, che tanto mi fa male.

Quando mi viene chiesto: “Che vuoi fare nel futuro?”, ultimamente rispondo: “Vorrei voler tornare in Italia.”

Grazie per l’opportunità,

SANDRA

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