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“Aufwiedersehen, Italia!” – “Gruess Gott, Bayern!”

Perché i giovani lasciano l’Italia? Semplice, perché vivono in un Paese anni luce indietro rispetto a loro. Questa nuova generazione è fatta di un’altra pasta, rispetto a quella che l’ha preceduta. Questa generazione detesta le prese in giro. Detesta “mendicare” un impiego o uno stipendio. E’ per questo che fugge. Ma la fuga non assume connotati negativi. Più che una fuga, è una liberazione. L’inizio di un cammino verso il futuro.

Sono da invidiare questi giovani, non da compatire. Noi intanto restiamo qui, ad affogare insieme a una classe dirigente vecchia e sconfitta dalla storia. Aspettando che questi giovani tornino, a cambiare il Paese.

Splendida lettera quella di Marianna, ci scusiamo anzi con lei per la tardiva pubblicazione. Ci piace immaginarla ora in Baviera, felice della scelta fatta:

-“ sei troppo giovane, hai solo 19 anni e non hai esperienza”…

-“Lei ha 20 anni, desidera un giorno avere figli? Ah… davvero le interesserebbe essere madre? Peccato..

-“Lei ha 22 anni, per il nostro tipo di contratto è un po’ tardino..

Estratti dei miei precedenti colloqui di lavoro.

Miei, ma potrebbero essere quelli di mia sorella, del mio vicino, di chiunque.

Sono arrivata a detestare mia madre per avermi fatto lavorare durante le stagioni estive nel periodo scolastico..

-“Vedrai Marianna, la gente guarderà il tuo curriculum e capirà che sei una persona che ha voglia di fare, imparare e crescere…”-

Sono arrivata a pensare a tutti i pomeriggi “persi “ alla reception di un pulcioso Hotel sul Lago di Garda, o alle mattinate passate a cambiare lenzuola e pulire stanze… avrei potuto abbronzarmi molto di più e non avere pensieri per la testa, visto il risultato.

22 anni e un curriculum pieno di voci senza senso, un buon diploma superiore in ragioneria linguistica con una media discreta, inglese e tedesco fluente… eppure i conti non tornano, e un lavoro non si trova. Bisogna accontentarsi.

Mi sembrò un raggio di sole quando, nascosta dietro l’ufficio della piccola scuola di surf dove lavoravo, arrivò la chiamata dell’agenzia di lavoro, proponendomi un colloquio per una ditta di trasporti nelle immediate vicinanze del mio paesino di montagna.

Il colloquio  funziona a meraviglia, la collaborazione dura solo un anno: poco male, dopo un breve periodo trovo occupazione presso un’altra grande azienda di trasporti. Mi innamoro del settore, mi innamoro della frenesia, delle ore di straordinari, del suono del cartellino che accompagna il calare del sole… ma i conti a fine mese non tornano, le ore sono troppe, gli euro molti meno del dovuto.

Nel reparto “logistica” le occasioni di confrontarsi quotidianamente con realtà d’Oltralpe non mancano, la voglia di espatriare cresce.

Ma da dove partire?

Forse esattamente dove mi ero persa…

Non ho mai preso in considerazione seriamente l’ idea di frequentare l’università, anche se i miei genitori sarebbero stati disposti a indebitarsi fino al collo se solo glielo avessi chiesto. Ma la prospettiva di rinchiudermi in un polveroso ateneo gremito come un alveare mi ha sempre fatto impressione.

Nel frattempo scopro che in Germania, ditte del calibro di quella per la quale lavoravo, offrono ai giovani impiegati la possibilità di lavorare e studiare contemporaneamente: il lavoro si svolge in moduli di 9 settimane, alternati ad altrettante settimane di studio, per un totale di sei mesi di lavoro l’ anno (38 ore la settimana, 25 giorni di ferie ) e 6 mesi di studio.

L’impiegato riceve tutti i mesi un compenso discreto, e gli studi vengono finanziati dalla ditta, tranne una irrisoria tassa universitaria di € 250,- / semestre.

Al termine del ciclo di tre anni, l’impiegato riceve il titolo di laurea statalmente riconosciuto e, per “ ricompensare” la ditta dell’esborso di denaro, si impegna a prestare il suo servizio presso la suddetta per minimo due anni ancora.

Ho lasciato il mio vecchio impiego in Italia.

Ho 24 anni, presto inizierò a lavorare presso una ditta di trasporti e logistica a Muenchen e a seguire il corso universitario di Logistic Managment a Berlino, in lingua inglese e in una classe di 30 alunni provenienti da tutto il mondo: il mio lavoro mi permetterà di accrescere le competenze acquisite nella fase teorica, e di essere totalmente autosufficiente.

A 29 anni, potrò dire di avere una laurea e un lavoro stabile, o esperienza e conoscenza necessaria per potermi candidare altrove con successo… l’unica cosa di cui mi rammarico è di non poter fare tutto ciò accanto alle persone che amo, alla mia famiglia.

E se le aziende italiane si decidessero a considerare i giovani, incentivarli, motivarli, formarli… forse non ce ne sarebbero così tanti che cercano e trovano all’estero il dovuto successo.

MARIANNA

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