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Legge Controesodo: giusto il limite di tre mesi per trovare lavoro?

Interessante critica alla legge Controesodo per il rientro dei cervelli, di cui ci siamo spesso occupati nell’ultimo anno. La legge è formalmente operativa da maggio 2012: c’è però un aspetto che non piace alla nostra ascoltatrice Valentina. Che ci ha scritto una lettera per spiegarcelo… raccontandoci anche la sua storia.

“Buongiorno,

seguo spesso il suo programma e vorrei segnalare un problema che penso non riguardi soltanto me. Con un decreto ministeriale, la legge sulle agevolazioni fiscali per i cervelli in rientro dall’estero impone che si inizi un lavoro dipendente o a partita IVA in Italia entro tre mesi dal cambio di residenza.  Nel particolare clima economico degli ultimi anni, però, questo è molto difficile.  Per chi lavora all’estero in incarichi di responsabilità (e quindi ben retribuiti), è quasi impossibile trovare un lavoro in Italia che rispetti l’esperienza ed il livello raggiunti all’estero. Quindi chi rientra spesso lo fa per “amor di patria”, e non sempre riesce a trovare un lavoro entro tre mesi.  Se si volesse veramente incoraggiare il rientro dei cervelli, non si dovrebbe imporre loro di trovarsi un lavoro entro tre mesi dal rientro.

La mia esperienza: dopo il liceo in Italia, ho studiato ingegneria a Cambridge UK, laureandomi in 4 anni con pieni voti. Ho immediatamente iniziato a lavorare per una multinazionale in Olanda, raggiungendo posizioni di responsabilità (progetti per 20 milioni di euro l’uno, ad un certo punto responsabile di stabilimento con circa 50 persone sotto di me, direttamente responsabile per operazioni e sicurezza, all’età di 30 anni), stipendi molto alti, possibilità enormi di carriera.

Quando io e mio marito (anche lui italiano) abbiamo avuto un bimbo, abbiamo deciso di non farlo crescere come olandese, ma di farlo crescere in Italia, vicino ai nonni ed alle nostre -e quindi sue- tradizioni.  Una donna giovane (32 anni) con un bimbo piccolo in Italia ha possibilità ZERO di trovare un lavoro: dopo un anno e innumerevoli interviste (tutte finite con “ha un curriculum eccezionale, ma forse non è la figura che stiamo cercando in questo momento”), ho aperto partita IVA, lavoro per società straniere (tra cui anche quella per cui lavoravo come dipendente in Olanda), guadagno bene. Porto soldi esteri in Italia (non ho clienti italiani), anche se l’Italia non mi ha dato NULLA.  Sono comunque contenta di far crescere mio figlio in Italia, nonostante la mia ditta olandese/inglese continui a chiedere a me e a mio marito di tornare.  Ma perchè lo Stato non dovrebbe premiarmi con gli sgravi fiscali?  Sarebbe pure un investimento, perchè con quei soldi metterei in piedi uno studio più grande, assumerei altri due ingegneri (ho troppo lavoro, non riesco a starci dietro, tutto lavoro straniero ovviamente) e una segretaria.

Secondo me porre il limite dei tre mesi è assurdo e basta”.

VALENTINA

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