Radio24 | Il Sole 24 ORE

I “convitati di pietra” – follow-up

Per un puro caso, ospitiamo questa settimana quella che possiamo considerare -almeno in parte- la risposta all’imprenditore che una settimana fa (clicca qui per leggere il “post”)  lamentava le enormi difficoltà ambientali e burocratiche con cui le nostre aziende si trovano a combattere oggi, rendendo molto difficile l’assunzione di giovani competenti e qualificati.

Angelo, che scrive oggi, un passato da sindacalista alle spalle, analizza con lucidità e onestà intellettuale i meccanismi di selezione interni alle nostre (ovviamente non tutte) aziende. Il quadro che traccia Angelo fa emergere un paradosso: imprenditori innovativi e illuminati da una parte, forza-lavoro disponibile a seguire un progetto concreto dall’altra… e quadri intermedi impegnati solo a selezionare mediocri, amici e parenti, in un circolo vizioso che fa crollare la qualità della classe dirigente. E’ questo il vero problema? E’ qui che occorre andare a incidere? A voi la riflessione, insieme alla bella lettera di Angelo:

“Gentile Sergio Nava,

seguo spesso la sua interessante trasmissione e vorrei esprimere un mio parere. Condivido tutte le critiche che si fanno al sistema politico e alla nostra storica cultura della “raccomandazione”.

Spesso però si dimenticano le colpe che hanno tanti imprenditori nel gestire le aziende e il personale, specialmente quello più qualificato. Ho lavorato 35 anni in una media azienda privata (250 dipendenti)  del settore elettromeccanico/elettronico ben condotta e innovativa.

Avendo fatto anche il delegato sindacale di fabbrica, ho comunque avuto modo di verificare, nei vari incontri con la Direzione, come siano state poco incentivate le assunzioni di ingegneri, periti e impiegati di un certo livello, perchè venivano loro proposti inquadramenti salariali pari a quelli di un operaio specializzato, non si dava loro una concreta prospettiva di miglioramento nella gerarchia e nell’autonomia – insomma, non si dava loro fiducia e stimoli adeguati.

E questo perchè, al di là della buona capacità imprenditoriale dei titolari (ricerca, investimenti, rinnovo e nuovi prodotti, accordi fatti con la RSU per la produttività, ecc.), la gestione del personale veniva affidata ad altri, che puntavano a non farsi scavalcare e che imponevano la propria visione senza ascoltare le proposte dei collaboratori (e tanto meno quelle della RSU), a favorire quelli più ossequiosi, a mantenere equilibri interni anche se controproducenti per l’azienda.

Si nominavano capireparto/capiufficio in base all’obbedienza che manifestavano verso i superiori o per parentela/amicizia, e non in base alle loro effettive capacità tecniche e di gestione del personale: insomma, non avevano una cultura lungimirante dell’importanza di avere personale motivato e soddisfatto.

E così tanti “giovani talenti” non hanno accettato, o dopo un po’ se ne sono andati.

Comunque l’azienda andava bene, per cui anche i titolari non lo ritenevano un grosso problema e riconfermavano fiducia a queste persone. Adesso sono in pensione e spero che in questa azienda qualcosa sia cambiato.

E parlo di un’azienda sana e per tanti versi ben gestita, che è cresciuta non guardando solo al costo del lavoro, ma innovando, con attenzione alla qualità e reinvestendo gli utili… figuriamoci cosa sarà successo in tante altre piccole e medie aziende, che hanno guardato solo al guadagno immediato, senza avere una visione lungimirante e strategica del futuro.

Qui in bergamasca c’era un distretto molto attivo nel settore tessile. Anni fa questi industriali hanno venduto i propri macchinari in India, Cina e altri Paesi emergenti, ed erano contenti di aver guadagnato. Dopo qualche anno questi produttori, con quei macchinari, hanno iniziato a invadere il mondo con i loro prodotti a basso costo, mentre i nostri non hanno innovato, hanno litigato tra loro su nuove prospettive di unirsi e di creare un polo tecnico/innovativo del settore.

Risultato: tutto quel distretto è in crisi profonda, con chiusure di tante fabbriche e gente a spasso.

Penso che la sua trasmissione potrebbe evidenziare anche questo aspetto, ed essere da stimolo alle aziende a guardare più avanti: non credo si possa pensare di crescere lasciando fermi o diminuendo i salari, e guardare solo al costo del lavoro”.

ANGELO   

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.