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Discussione di Aprile – I vostri feedbacks

La discussione del mese di aprile, appena conclusosi, ha raccolto diversi feedbacks, via e-mail e sui social network collegati a “Giovani Talenti”.

Grazie innanzitutto al nostro ascoltatore Giampiero, che l’ha suggerita. Ve la ricordiamo, per brevità: “Come dare un’opportunità ai giovani, favorire il ritorno in Italia dei talenti, e cambiare la classe dirigente della pubblica amministrazione? Si può prevedere che dirigenti, direttori e amministratori di nuova nomina dimostrino nel curriculum almeno due anni di lavoro all’estero, quantomeno in Paesi del G20, come condizione obbligatoria e imprescindibile?”

Di seguito due  reazioni, entrambe di nostre ascoltatrici, con visioni completamente opposte sul tema. Leggetele con attenzione:

CLIZIA – SI’!

“Risiedo a Zurigo da piu’ di 2 anni, e sono d’accordo con l’idea che i futuri dirigenti e direttori presentino nel loro CV una consistente esperienza all’estero.
CHARIS – NO!

Questo porterebbe una ben piu’ ampia veduta e maggiori idee nella risoluzione dei problemi che ogni giorno si troveranno ad affrontare e dover risolvere.

La frase “Il viaggio non soltanto allarga la mente, le dà forma” (B. Chatwin) –  penso esprima al meglio l’importanza di vedere cose nuove e fare esperienze fuori dai confini nazionali.

Molte volte “you don’t need to reinvent the wheel”, ma solo applicare le best practices già in uso in altri contesti.

Nella mia quotidianità mi trovo spesso a usufruire di servizi eccellenti erogati dal Cantone di Zurigo, e mi domando: “Non potrebbero in Italia prendere spunto e fare lo stesso?”.

O per lo meno provarci…!”

“No, decisamente non si può prevedere come condizione obbligatoria ed imprescindibile. Ritengo sia in evidente contrasto con il principio del merito. La proposta taglierebbe fuori dalla possibilità di accedere alla classe dirigente tutti coloro che, non avendo una robustezza economica alle spalle, come una famiglia agiata,  non hanno questa possibilità.
Inoltre il fatto di avere due anni di lavoro all’estero non garantisce di avere dei buoni dirigenti in Italia: i contesti di azione, che hanno ovviamente un peso rilevante, possono essere profondamente diversi.

E se non c’è l’ intelligenza e la sensibilità di capire che occorre trasporre le esperienze, piuttosto che fare ” copia e incolla”, potrebbe essere talvolta dannoso.
 
Semmai dovrebbero essere le Pubbliche Amministrazioni a preoccuparsi di formare adeguatamente la propria classe dirigente”.

+++BUON PRIMO MAGGIO!+++

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